Giovani in fuga per mancanza di lavoro. «In 40 anni persi circa 1500 residenti e tutte le scuole». Ma c’è anche chi resta: «Non è facile, ma qualcuno deve provarci»
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A Pazzano, piccolo borgo della Locride nel cuore della vallata dello Stilaro, il silenzio non è solo quello delle montagne. È quello delle culle vuote, delle scuole che si restringono, delle case chiuse. Qui lo spopolamento non è un concetto astratto: è la quotidianità. A pesare è soprattutto il drastico calo delle nascite. Negli ultimi anni, il numero di nuovi nati si è progressivamente ridotto fino a toccare livelli minimi, segno di un cambiamento demografico che appare ormai strutturale. Sempre meno giovani scelgono di mettere su famiglia in paese, mentre cresce l’età media della popolazione.
«Quando eravamo bambino eravamo tanti, oggi i ragazzi li conti sulle dita», raccontano due pensionati sull’ottantina seduti su una panchina nella piazza centrale del paese. «Il problema principale è che molti validi giovani sono andati via a causa della mancanza di lavoro – dicono – la soluzione? Provare a unificare Pazzano con Bivongi e Stilo per costituire un unico centro della vallata e intercettare finanziamenti dello Stato».
La situazione attuale è fotografata bene da Salvatore Passero, ex responsabile dell’area demografica del Comune, adesso in pensione. «Circa 40 anni fa Pazzano contava circa 1.800 abitanti – dice – adesso sono poco meno di 400». Ma c’è anche un altro dato. «Da circa 25 anni Pazzano non ha più scuola di nessun grado – prosegue Passero – un problema comune ad altri centri limitrofi, ma che a Pazzano, essendo il più piccolo, si sente di più».
Ma il problema non riguarda solo le culle vuote. A incidere è anche la continua fuga dei giovani, che lasciano Pazzano in cerca di opportunità lavorative e prospettive migliori altrove, spesso al Nord Italia o all’estero. Un esodo che priva il territorio delle sue energie più vitali e rende ancora più difficile invertire la tendenza. Non è la prima volta che Pazzano diventa simbolo di questo fenomeno. Già negli anni ’80 il documentario “Andata e ritorno” diretto da Daniele Segre raccontava il ritorno di un giovane emigrato e il rapporto difficile con il proprio paese: un tema che oggi è ancora più attuale. Oggi però il “ritorno” è sempre più raro, ma c’è anche chi decide di restare. Come Maria Pia, ingegnere informatico che vive a Pazzano e presidente di un’associazione locale. «Non è facile, ma qualcuno deve provarci – sostiene - Se partiamo tutti, qui non resta niente».

