Ci sono ritorni che non sono semplici rientri, ma passaggi simbolici. Angelo Musolino arriva negli studi de ilReggino.it direttamente dal SIGEP di Rimini, la più importante vetrina internazionale del settore dolciario, e porta con sé un messaggio che va oltre la tecnica: la pasticceria come leva culturale, economica e identitaria. Presidente nazionale di Conpait, ma prima ancora artigiano reggino del dolce, Angelo Musolino si muove su un doppio binario che oggi più che mai si intreccia: rappresentare l’Italia del gusto nel mondo e costruire, da Reggio Calabria, un modello di crescita territoriale.

Il SIGEP è appena finito, ma il suo racconto non ha il tono autocelebrativo delle grandi fiere. «È un osservatorio privilegiato sul futuro del settore. Lì capisci dove sta andando il mercato, quali competenze servono, che tipo di professionalità dobbiamo formare». Non è solo esposizione, è confronto. Proprio come tutto questo non è solo business, ma sistema. Ed è proprio questo che Musolino rivendica come missione di Conpait: tenere insieme qualità artigiana, formazione e rappresentanza nazionale.

Essere presidente nazionale, ci racconta, non significa staccarsi dal luogo da cui si proviene. Al contrario. «Io resto un pasticcere calabrese che lavora ogni giorno sul territorio. Questo mi permette di portare ai tavoli nazionali una visione concreta, non teorica». La Calabria, in questa narrazione, smette di essere periferia e diventa laboratorio. Un luogo dove sperimentare modelli di crescita sostenibile, filiere corte, valorizzazione delle eccellenze locali.

Musolino insiste su un concetto chiave: professionalità. «Oggi il settore ha bisogno di competenze vere. Non basta saper fare un buon prodotto, serve cultura d’impresa, comunicazione, capacità di stare sul mercato». È qui che la formazione diventa infrastruttura invisibile ma decisiva. Ed è qui che il ruolo delle associazioni di categoria smette di essere burocratico e torna ad essere politico nel senso più alto: costruire futuro.

E ce n’è tanto di futuro dietro un festival. C’è una visione: trasformare il cibo in narrazione, il gusto in attrattività, la tradizione in contemporaneità. «La Calabria ha prodotti straordinari, ma deve imparare a raccontarli meglio. Serve qualità, ma serve anche strategia».

Dal grande palcoscenico di Rimini al cuore dello Stretto. La nuova edizione di Scirubetta non è solo un evento gastronomico. È una dichiarazione di intenti. «Scirubetta è nata come scommessa culturale. Oggi è diventata uno spazio di incontro tra professionisti, territorio e pubblico. È un modo per raccontare Reggio Calabria in una chiave diversa».

Non è solo estetica del dolce. È lavoro, impresa, occupazione. «Il nostro settore muove numeri importanti e crea posti di lavoro veri. Parliamo di botteghe, laboratori, filiere agricole collegate. È economia reale, non folklore». Musolino non usa mezzi termini: la pasticceria artigianale può diventare uno dei motori della rigenerazione urbana e sociale, soprattutto nei territori del Sud.

E qui il discorso si allarga. Reggio Calabria, l’Area Grecanica, la Calabria intera possono giocare una partita diversa se smettono di pensarsi marginali. «Abbiamo tutto: materie prime, storia, competenze. Quello che serve è fare sistema».

Il futuro, per Musolino, non è fatto di slogan ma di costruzione quotidiana. «Dobbiamo investire sui giovani, creare percorsi di crescita professionale, rendere questo mestiere attrattivo. Perché senza nuove generazioni non c’è continuità».