Seppure si intraveda un ritorno alla normalità, restano in piedi i procedimenti al Tar e al Consiglio di Stato che potrebbero azzerare il nuovo equilibrio individuato. In CdA tutti i delegati sono ancora provvisori. Piantedosi chiamato a prendere posizione sulla richiesta dell’ex subcommissario Sica circa il contributo concesso dal MIC all’Edizione Nazionale Corrado Alvaro
Tutti gli articoli di Società
PHOTO
Nonostante il capitolo del commissariamento si sia chiuso da qualche settimana, la vicenda della Fondazione Alvaro resta ancora materia aperta. Per riassumere, quel provvedimento giungeva lo scorso 21 marzo 2025: la Prefettura di Reggio Calabria imputava ai vertici dell’ente culturale la penuria di attività, una gestione opaca delle finanze e la presenza in CdA di componenti imparentati con famiglie dai cognomi riconducibili a esponenti di ’ndrangheta.
Qualche giorno dopo la stessa sorte era toccata al Comune di San Luca, già oggetto di indagine della Commissione d’accesso Antimafia, dopo che alle ultime elezioni non si era presentato alcun candidato sindaco. Al termine di quell’indagine era stato proposto e poi disposto lo scioglimento per presunti condizionamenti mafiosi.
Oggi, mentre al Comune resta ancora insediata la Commissione Straordinaria, la Fondazione parrebbe tornata alla gestione ordinaria, dopo la nomina a Presidente di Franco Arcidiaco. Eppure l’equilibrio ritrovato resta fragile.
Non si è infatti chiuso il procedimento al TAR di iniziativa dei prof. Morace e Perna, che chiedevano il rigetto del provvedimento prefettizio. Ove la richiesta fosse accolta, scatterebbe anche una pesante richiesta di risarcimento di danni morali e d'immagine che lo Stato rischia di pagare.
Resta poi in piedi anche l’azione speculare presso il Consiglio di Stato avviata da Giuseppe Strangio, presidente dell’Associazione «Il Nostro Tempo è La Speranza», ente oggi estromesso dal CdA. Se venisse loro data ragione, il banco salterebbe di nuovo e tutto tornerebbe alla casella iniziale, con la decadenza degli organi neo-nominati.
In questo panorama, mentre la Fondazione, per effetto dell’articolo 12 del nuovo Statuto, è messa formalmente sotto il controllo prefettizio, la governance non è ancora completata. Dopo le dimissioni quasi in blocco del Comitato Scientifico nominato dal già commissario Luciano Gerardis, il nuovo non è stato ancora individuato.
Perché nella riunione del CdA di lunedì 19 gennaio, ciascuno dei delegati degli enti fondatori ha messo le mani avanti, dichiarandosi provvisorio. Questa la posizione di Eulalia Micheli, assessore alla Cultura della giunta Occhiuto-bis e di Salvatore Fuda, Sindaco di Giojosa Ionica in rappresentanza di Metrocity.
Unical, che via pec per conto dello stesso Rettore ha portato i propri auguri per il nuovo corso iniziato, non ha partecipato. Ma senza l’individuazione dei membri permanenti del CdA anche la nomina del Vice-Presidente resta bloccata.
Tra i punti all’ordine del giorno è stato anche affrontato il tema finanziario. Ossia la richiesta di un impegno concreto a versare annualmente il proprio contributo, dato che, prima tra il 2017 e 2018 e poi tra il 2022 e il 2024, biennio oggetto dei rilievi sulla gestione finanziaria sollevati dalla Prefettura, con una pandemia di intermezzo, la Fondazione non ne ha ricevuto alcuno.
Su questo punto la Presidenza non solo ha chiarito che ogni ente fondatore componente del CdA debba destinare risorse annuali, ma che queste vadano istituzionalizzate con un atto che determini l’attribuzione di una sovvenzione con quota fissa annua. Da domani dovrebbero partire dalla Fondazione le relative richieste e l’esito non è scontato, anche a causa della prossima tornata elettorale di Reggio a seguito della quale cambieranno vertici e figure in Città Metropolitana.
Quella finanziaria è una questione tutt’altro che secondaria. Perché mentre la gestione commissariale pare non abbia approvato né il bilancio consuntivo del 2024 né quello preventivo del 2025, ha però iscritto a bilancio un debito di un migliaio di euro per le spese notarili dovute alla registrazione del nuovo statuto.
Nelle scorse settimane ad avvelenare ancora i pozzi è stata un’indiscrezione stampa che ha riportato la richiesta avanzata dall’ormai ex sub-commissario Zaccaria Sica al Dipartimento per le Attività culturali, Direzione generale biblioteche e Istituti Culturali di Roma, circa domanda di finanziamento per l’Edizione Nazionale di Corrado Alvaro che sarebbe stata avanzata dalla Fondazione, ancora guidata dal Prof. Morace.
Chiedendo che, ove vero, quel finanziamento alla Fondazione non venisse erogato. Ma sul punto Morace ha dato battaglia, parlando di «scorrettezza e ignoranza istituzionale», sia degli argomenti come delle procedure, e di un'azione scientificamente perpetrata ancora una volta a discredito della sua persona.
Così ha preso carta e penna e ha indirizzato al Ministro dell’Interno una dura richiesta di reprimenda contro Sica. Nella «richiesta di chiarimenti e di eventuali provvedimenti» a Piantedosi, Morace ha ripercorso le tappe e le procedure che hanno condotto il Comitato promotore dell’Edizione Nazionale Corrado Alvaro ad avanzare richiesta di finanziamento.
A seguito della richiesta di accesso agli atti, Morace ha appurato che «il viceprefetto aveva aperto il file e l'aveva letto». Evidenziando nella missiva che «Dal file in documentazione si evinceva chiaramente che, come per ogni Edizione Nazionale, non una Fondazione o una associazione presentano la richiesta, ma un gruppo di studiosi di altissima caratura».
E, nonostante avesse scritto al sub-commissario chiedendo giustificazioni, quella risposta non è arrivata. Così, rivolgendosi direttamente al Ministro dell’Interno, ha sottolineato che «nell’assordante silenzio dello stesso (Sica, ndr.), come anche della Prefetta, non posso che rivolgermi alla massima carica del Ministero sollecitando ogni necessario ed opportuno intervento chiarificatore».
Raggiunto dalla redazione Morace ha rincarato la dose, arrivando a parlare di «Stato repressivo e vendicativo» e contestando l’intero impianto accusatorio. Saranno solo le sentenze di TAR e Consiglio di Stato a chiarire una vicenda che avrà lunghi strascichi e che si gioca ormai in punta di diritto e per vie di principio.
Ma l’impressione è che si sia ormai troppo abituati a vedere applicato il metodo toccato a Santa Chiara. Dove, dopo il furto, misero le porte di ferro.

