Sfide tecnologiche, rivoluzione digitale e soprattutto etica e consapevolezza nell’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale. Questi sono solo alcuni dei temi affrontati lo scorso 22 gennaio nell’auditorium “Roberta Lanzino” dell’ITIS M. M. Milano di Polistena, dove si è tenuto l’incontro dal titolo “Intelligenza artificiale e scuola: una sfida per il futuro”.

L’evento, oltre che essere di grande spessore culturale e formativo, ha rappresentato un momento significativo per l’intera comunità scolastica, sia per l’attualità dei temi affrontati che per il prestigio del relatore coinvolto.

L’iniziativa, organizzata dal referente IA dell’Istituto, prof. Giuseppe Carlo e fortemente voluta dalla Dirigente, dott.ssa Simona Prochilo, ha visto la partecipazione, in collegamento da New York, del prof. Marco Camisani Calzolari, che per la prima volta è intervenuto, ad un evento organizzato da una scuola calabrese. Un elemento questo di straordinaria eccezionalità, che ha dato un respiro internazionale all’evento, portando a Polistena riflessioni che attraversano scuola, società e futuro del lavoro.

Marco Camisani Calzolari, imprenditore, docente universitario e divulgatore scientifico, può essere definito un pioniere del mondo digitale. Da tempo infatti, oltre ad essere un volto noto di programmi di approfondimento tecnologico, fa parte del team di esperti del Dipartimento per la trasformazione digitale ed è membro del comitato di esperti impegnato nella definizione del quadro di governance dell’IA in Italia e dell’indirizzo di policy, contribuendo a una delle prime leggi nazionali sull’IA nell’Unione Europea.

Ad aprire l’incontro sono stati i saluti della Dirigente scolastica, dott.ssa Simona Prochilo, che ha ribadito il ruolo centrale della scuola nel formare cittadini consapevoli in un’epoca di cambiamento tecnologico rapido e spesso disorientante.

Nel suo intervento, Marco Camisani Calzolari ha guidato studenti e docenti in un’analisi lucida delle potenzialità e dei rischi dell’Intelligenza Artificiale, partendo da un presupposto chiaro: ogni volta che una nuova tecnologia spaventa, la reazione più immediata è vietare. È accaduto con i social, con i cellulari e oggi sta accadendo con l’IA. Ma, ha sottolineato, vietare significa spesso confondere lo strumento con l’uso che se ne fa.

Il relatore ha spiegato in modo semplice come funzionano gli algoritmi di Intelligenza artificiale: non pensano, non decidono cosa è giusto o sbagliato, ma osservano comportamenti e rispondono a logiche di probabilità e convenienza. Proprio per questo, ha evidenziato, il problema non è lo strumento in sé, ma la mancanza di educazione al suo utilizzo. L’Intelligenza Artificiale non “sa” le cose, può sbagliare, può apparire sicura anche quando non lo è, ed è sempre governata da scelte umane e interessi economici. Per questo va compresa e controllata, non rimossa.

Un passaggio particolarmente incisivo ha riguardato il rischio di lasciare i ragazzi soli all’interno di flussi digitali che li influenzano senza che se ne rendano conto. Parte dei contenuti che circolano online, ha ricordato Camisani Calzolari, non arriva per caso: è spinta da logiche commerciali, pubblicitarie o di visibilità. Vietare senza spiegare, significa rinunciare a fornire strumenti critici fondamentali, come la capacità di verificare le fonti, confrontare informazioni e sviluppare dubbi consapevoli.

Lo stesso ragionamento è stato applicato all’uso dei cellulari e dell’IA nello studio. Un telefono può essere solo una fonte di distrazione, ma può anche diventare uno strumento per cercare informazioni, chiarire un concetto, verificare una notizia. Allo stesso modo, l’Intelligenza Artificiale, se usata male, copia al posto dello studente; se usata bene, può aiutare a imparare, a individuare errori, a spiegare un argomento in modi diversi. Diventa un supporto, non un sostituto, come una calcolatrice utilizzata per controllare un risultato e non per rinunciare a capire la matematica.

Ampio spazio è stato dedicato anche al futuro del lavoro. Camisani Calzolari ha chiarito che il vero rischio non è rappresentato dall’IA che ci “ruba” il lavoro, ma le persone che restano ferme mentre il lavoro cambia. Le aziende, oggi, cercano meno persone ma più competenze. Da qui l’invito agli studenti a smettere di difendere un ruolo e iniziare a difendere il proprio valore: ciò che si sa fare concretamente, i risultati che si è in grado di ottenere, la capacità di prendere decisioni e ridurre l’incertezza. Usare l’IA, ha sottolineato, non è più una competenza distintiva, ma una base; la differenza la fa chi ne conosce i limiti e sa comprenderne rischi e potenzialità.

Ampio spazio è stato dato poi alla parte riservata alle domande, al quale docenti e studenti hanno partecipato con interesse e curiosità, dando vita a un confronto vivace e stimolante. Questo momento è stato molto utile per approfondire e chiarire alcuni temi che spesso generano sentimenti di incertezza e timore, legati alla diffusione sempre maggiore dell’IA nel prossimo futuro.

Marco Camisani Calzolari ha ricordato a tutti che le invenzioni non si possono “disinventare” e proprio per questo dobbiamo affrontarle nel modo migliore, con consapevolezza e responsabilità ricordando sempre di mettere al centro di tutto la nostra umanità.