L’Amministrazione comunale ricorda l’indimenticato archeologo che ha condotto studi di straordinaria rilevanza e profuso grande impegno nel valorizzare la Calabria e i suoi beni culturali
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Con l’intitolazione del “Largo Giuseppe Foti” Reggio Calabria ha reso omaggio alla memoria dell’indimenticato archeologo che ha condotto studi di straordinaria rilevanza e profuso grande impegno nel valorizzare la Calabria e i suoi beni culturali.
«La sua è un’eredità di cui è necessario conservare memoria – ha chiarito il sindaco facente funzioni del Comune di Reggio Calabria, Domenico Battaglia - L’Amministrazione comunale intende lasciare una testimonianza delle personalità illustri che hanno portato in alto il nome della città segnando, come nel caso del rinvenimento della Testa del cosiddetto Filosofo, l’inizio della ricerca archeologica subacquea in Calabria. Foti ha aperto una strada che ha poi portato al rinvenimento dei Bronzi di Riace e ha svolto un ruolo fondamentale per il Museo archeologico nazionale, dunque era doveroso che la città gli rendesse il giusto omaggio. Reggio è la porta d’Europa, il baricentro del Mediterraneo, e noi dobbiamo fare tesoro della nostra storia – ha concluso Battaglia – proiettandola nel futuro».
All'intitolazione, oltre ai figli, era presente la professoressa Angela Misiano, responsabile scientifica del Planetario Pythagoras di Reggio Calabria.
Giuseppe Foti (1922 - 1981) si trasferisce a Reggio Calabria nel 1961 come Soprintendente alle Antichità della Calabria e direttore del Museo archeologico nazionale, dove svolgerà l’incarico fino alla sua scomparsa. Promuove scavi e ricerche in tutta la regione, con la collaborazione di studiosi di grande fama e professionalità. Da ricordare l’avanzamento della ricerca preistorica con il rinvenimento del Bos primigenius, risalente al Paleolitico superiore, nella Grotta del Romito, o lo scavo della Grotta della Madonna di Praia a Mare. Nel territorio di Sibari avvia campagne di scavo a Francavilla Marittima, affidate alla direzione della mitica Paola Zancani con la collaborazione della Società Magna Grecia di Paolo Orsi e Umberto Zanotti Bianco. Negli anni Sessanta promuove le ricerche di Amendolara e negli anni Settanta scavi a Crotone, Gioia Tauro, Vibo Valentia e, successivamente, a Locri Epizephiri. Istituisce i Musei di Locri, Vibo Valentia, Amendolara, la prima esposizione a Sibari e, non ultimo, il Museo nazionale di Reggio Calabria. Per arrivare alla scoperta più famosa: le statue di Riace.

