Dopo la celebrazione la reliquia ha proseguito il suo cammino verso Oppido, continuando il suo percorso attraverso le comunità calabresi
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Una partecipazione raccolta e sentita ha accompagnato, lo scorso 17 marzo, la peregrinatio della reliquia della Terra del Transito di San Francesco d’Assisi presso la Parrocchia Maria SS. del Rosario dei Frati Minori Conventuali. Un appuntamento inserito in occasione dell’ottavo centenario della morte del Santo, che ha riunito la comunità in un clima di preghiera e condivisione.
La reliquia, portata dai Frati della provincia Calabra, provenienti dal Santuario di Sant’Umile di Bisignano, ha fatto tappa a Palmi nell’ambito di un itinerario che sta attraversando la Calabria, trasformando ogni incontro in occasione di ascolto e rinnovamento spirituale.
La Santa Messa, inizialmente prevista con la presenza del vescovo Mons. Giuseppe Alberti, è stata presieduta da Fra Francesco Alfieri, uno dei frati impegnati in questo cammino itinerante.
Ad aprire la liturgia, le parole di Fra Massimiliano Di Pasquale, che ha sottolineato il valore della presenza comunitaria: «Una bella espressione di comunione», resa visibile dalla partecipazione dell’intera famiglia francescana, “con tutti i suoi ordini, il prim'ordine, con i suoi frati; figli (terz'ordine francescano secolare) e nipoti, con i ragazzi della Gi.Fra (Gioventù Francescana)”, riunita attorno a un unico percorso spirituale.
Fra Massimiliano ha definito l’arrivo della reliquia «un momento di grande grazia», evidenziando il senso di un itinerario nella preghiera della vita vissuto insieme alla comunità e ai sacerdoti presenti.
Al termine della celebrazione è stato annunciato anche un gesto simbolico: il dono di una stola, pensata come sintesi del messaggio francescano attraverso tre segni essenziali.
La stella, simbolo di Maria, richiama la sua presenza materna; il ramoscello d'ulivo, segno della pace invita a farsi strumenti di riconciliazione; il Tau francescano, simbolo di misericordia, infine, richiama l’amore concreto verso il prossimo.
Il cuore della celebrazione si è sviluppato attorno alla Parola del Vangelo – «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua» – che ha fatto da chiave interpretativa all’omelia di Fra Francesco Alfieri, centrata sul rapporto tra fede, fragilità umana e ricerca della gioia piena in Cristo.
Fra Francesco ha proposto una riflessione teologicamente densa e profondamente esistenziale, mettendo al centro il paradosso evangelico: perdere per trovare, svuotarsi per essere riempiti. La salvezza – ha spiegato – non è un concetto astratto, ma coincide con la possibilità concreta di una vita piena, di una gioia che non si consuma perché fondata nella fedeltà di Dio.
Nel commentare il Vangelo, ha richiamato l’immagine di Cristo come sposo che viene incontro alla sposa, che si dirige verso Gerusalemme e verso la vita di ciascuno, entrando nelle pieghe più fragili dell’esistenza umana. È proprio lì, davanti alla miseria dell’uomo, che si gioca l’incontro decisivo.
Riprendendo l’episodio evangelico dell’uomo paralizzato, Fra Francesco ha posto al centro una domanda radicale: «Vuoi guarire davvero?». Una domanda che non resta confinata al racconto evangelico, ma interpella direttamente ogni fedele, chiamato a confrontarsi con le proprie resistenze interiori, con quelle zone della vita in cui ci si è rassegnati, dove si è smesso di credere possibile un cambiamento.
«Non ho nessuno» – dice l’uomo del Vangelo – ed è proprio questa solitudine, ha sottolineato il frate, a svelare una verità decisiva: nessuna realtà umana può colmare il cuore fino in fondo. Solo Dio può farlo. Da qui nasce quella che è stata indicata come la più autentica professione di fede: riconoscere che Cristo basta.
Ma l’incontro con Cristo non elimina la fragilità: la trasforma. «Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina» diventa allora un invito a non fuggire dalla propria miseria, ma a prenderla tra le braccia. «La resurrezione parte dalla nostra miseria – ha affermato – non c’è vita nuova senza attraversare ciò che è fragile».
In questo orizzonte si inserisce anche il significato della reliquia: non un oggetto devozionale in senso stretto, ma un segno che rimanda a un passaggio concreto, quello di Francesco che, giunto al termine della sua vita, sceglie di spogliarsi di tutto per affidarsi completamente a Dio. Quel pugno di terra proveniente dalla cappella del transito diventa così simbolo di una verità più profonda: la gioia non nasce dal possesso, ma dall’abbandono fiducioso.
«Il santo della gioia ci somiglia» – ha ricordato Fra Francesco – perché anche lui ha conosciuto la fatica del trattenere, del voler controllare, del cercare sicurezza nelle proprie mani. Ma la svolta arriva quando sceglie di fidarsi, di consegnarsi, «come un bambino tra le braccia della madre».
Il peccato, in questa prospettiva, non è stato descritto come semplice errore morale, ma come sbagliare direzione, cercare una felicità facile, immediata, che evita il passaggio attraverso la relazione con Dio. La proposta cristiana, invece, è quella di una gioia più alta, che passa anche attraverso la fatica della fiducia.
La riflessione proposta nell’omelia ha poi trovato un ulteriore sviluppo durante l’adorazione eucaristica serale, momento particolarmente intenso e partecipato. Qui il simbolo della terra è diventato esperienza concreta per i fedeli.
Ciascuno è stato invitato a compiere un gesto personale: scrivere ciò che genera vuoto nella propria vita, tracciare una croce come segno di affidamento, annotare ciò a cui si è più legati e, infine, ciò che si porta nel cuore. I fogli sono stati poi consegnati, in un gesto di affidamento comunitario, mentre a ciascun fedele è stato donato un fiore, segno di rinascita e speranza.
La presenza di Fra Francesco a Palmi si inserisce in un cammino più ampio: il frate vive presso il Santuario di Sant’Umile a Bisignano e svolge una pastorale itinerante fatta di missioni, incontri con i giovani, accompagnamento vocazionale e familiare.
Dopo la celebrazione della mattina successiva, la reliquia ha quindi proseguito il suo cammino verso Oppido, continuando il suo percorso attraverso le comunità calabresi.
La giornata del 17 marzo si è così inserita in un itinerario più ampio, che continua a toccare territori e persone, lasciando dietro di sé non solo il passaggio di una reliquia, ma un invito concreto a rileggere la propria vita alla luce del Vangelo.
A otto secoli dal suo transito, San Francesco continua a indicare una strada essenziale, fatta di fiducia, spoliazione e autenticità, capace ancora oggi di parlare al cuore degli uomini.

