Presentato a Palazzo San Giorgio il regolamento approvato dal Consiglio comunale: previsti assemblee popolari, audizioni nelle commissioni e confronto diretto con il sindaco. La rete dei comitati annuncia un protocollo da sottoporre ai candidati a sindaco per l’attuazione concreta delle nuove regole
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Non soltanto segnalazioni, proteste o richieste sporadiche rivolte a Palazzo San Giorgio, ma un sistema stabile di partecipazione civica capace di entrare direttamente nei processi decisionali dell’amministrazione comunale. È la visione contenuta nel nuovo regolamento sui comitati di quartiere presentato dalla rete dei comitati nel corso di una conferenza stampa che, più che illustrare un semplice atto amministrativo, ha provato a delineare un’idea diversa di rapporto tra istituzioni e territori.
Il regolamento, deliberato dal Consiglio comunale lo scorso 9 aprile e pubblicato oggi sull’albo pretorio, rappresenta infatti uno dei tasselli del più ampio progetto di decentramento amministrativo portato avanti negli ultimi mesi a Palazzo San Giorgio, insieme al nuovo regolamento delle circoscrizioni e alle modifiche sul funzionamento delle commissioni consiliari.
A introdurre i contenuti del testo è stato Fabio Putortì, coordinatore della rete dei comitati di quartiere, che ha parlato di «un diritto straordinario di partecipazione» finalmente riconosciuto ai cittadini.
«Oggi – ha spiegato – i cittadini avranno la possibilità di partecipare agli strumenti di programmazione dell’amministrazione comunale e di dialogare direttamente con consiglio comunale, dirigenti e circoscrizioni. Si passa da una partecipazione soltanto simbolica a un ruolo riconosciuto e disciplinato all’interno del funzionamento amministrativo della città».
Il principio attorno al quale ruota l’intero regolamento è quello del «dialogo permanente» tra Comune e quartieri. Una formula richiamata più volte nel corso della conferenza e che trova applicazione concreta negli strumenti previsti dal testo: i comitati potranno chiedere audizioni nelle commissioni consiliari, promuovere assemblee popolari e partecipare a momenti di confronto diretto con il sindaco e con gli organi dell’amministrazione.
Nelle slide illustrate durante l’incontro vengono previsti almeno tre incontri annuali tra il sindaco e ciascun comitato riconosciuto, oltre alla possibilità per trenta cittadini di convocare assemblee pubbliche sui temi che riguardano il quartiere di riferimento.
Ma il punto che la rete dei comitati rivendica con maggiore forza riguarda soprattutto il riconoscimento istituzionale. «I comitati – ha spiegato Putortì – non dovranno limitarsi a segnalare criticità o disservizi. L’obiettivo è costruire una fase propositiva, di coprogettazione e programmazione insieme all’amministrazione comunale».
Un modello che punta a trasformare i quartieri in soggetti attivi nella definizione delle priorità cittadine, dalla manutenzione urbana ai servizi, fino agli interventi da inserire nella programmazione pubblica.
Il regolamento definisce inoltre i comitati come «libere formazioni sociali dei cittadini», apartitiche, senza scopo di lucro e fondate sull’attività volontaria. Un elemento sul quale i promotori insistono particolarmente e che si traduce anche in precise incompatibilità previste dal testo: sindaco, assessori, consiglieri comunali, presidenti di partito, consiglieri di circoscrizione e membri delle consulte comunali non potranno ricoprire incarichi all’interno dei comitati riconosciuti.
«La natura apartitica è fondamentale – ha ribadito Putortì – perché i comitati devono rappresentare esclusivamente le esigenze dei territori e dei cittadini». Altro elemento centrale è quello della rappresentatività territoriale. Il regolamento individua sessanta quartieri cittadini attraverso una mappatura già inserita nel masterplan comunale. Per ogni ambito territoriale potrà essere riconosciuto un solo comitato ufficiale.
Una scelta motivata dalla necessità di evitare sovrapposizioni e creare un interlocutore chiaro per l’amministrazione. «Quando si parla di programmazione, coprogettazione e risorse pubbliche – ha spiegato Putortì – serve un soggetto realmente rappresentativo di quel territorio».
I comitati già esistenti potranno chiedere il riconoscimento ufficiale qualora compatibili con la nuova mappatura, mentre i nuovi organismi dovranno costituirsi seguendo il procedimento previsto dal regolamento.
Nel corso della conferenza stampa è intervenuto anche Giuseppe Marino, consigliere comunale uscente e presidente della seconda commissione consiliare che ha seguito i lavori sul regolamento. Marino ha parlato di «un percorso costruito insieme ai cittadini», rivendicando il lavoro svolto negli ultimi mesi sul fronte della partecipazione e della trasparenza amministrativa.
«Abbiamo approvato regolamenti importanti – ha dichiarato – che segnano una direzione precisa dell’amministrazione verso la partecipazione e la trasparenza. Penso alle commissioni consiliari aperte, registrate e consultabili online, alle circoscrizioni e adesso ai comitati di quartiere».
Secondo Marino, il decentramento rappresenta una necessità strutturale per Reggio Calabria. «È una città vasta, complessa, difficile da governare senza un sistema radicato nei territori. Le circoscrizioni e i comitati possono diventare strumenti di partecipazione reale e anche elementi di resistenza rispetto allo spopolamento di molti quartieri».
Il consigliere uscente ha inoltre sottolineato il valore della partecipazione critica dei cittadini, definendola «un elemento di ricchezza per la politica». «Chi critica – ha detto – lo fa perché spera ancora che le cose possano migliorare».
Nel dibattito è intervenuta anche Filomena Malara, presidente del comitato di quartiere Ferrovieri Pescatori, che ha evidenziato come il regolamento rappresenti «un beneficio per tutta la città», offrendo ai cittadini la possibilità di avere «un ruolo istituzionale riconosciuto» e di avanzare proposte concrete per i propri territori.
Ma la rete dei comitati guarda già alla fase successiva. Per lunedì 18 è stato annunciato un incontro con i candidati a sindaco, che saranno invitati a sottoscrivere un protocollo per impegnarsi sull’attuazione concreta del regolamento.
Perché il vero nodo, al di là dell’approvazione formale, sarà proprio quello dell’applicazione pratica. Dare realmente seguito agli strumenti previsti dal testo significherà ridefinire il rapporto tra Palazzo San Giorgio e i quartieri, trasformando la partecipazione da elemento occasionale a componente stabile del governo cittadino.

