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È stato proiettato a Polistena, su iniziativa della Fondazione Girolamo Tripodi, il docufilm “Non è un caso, MORO” del regista Tommaso Minniti.
L’incontro, nel 45° anniversario della strage di Via Fani, del sequestro e dell’assassinino di Aldo Moro, ha registrato una partecipazione attenta e qualificata, tanto da stimolare un approfondito dibattito dopo la proiezione. L’incontro è stato aperto da un intervento di Michelangelo Tripodi, presidente della Fondazione, che ha ringrazia i relatori – il senatore Giuseppe Fabio Auddino e il docente universitario Giancarlo Costabile – nonché gli amici attivisti che hanno collaborato alla riuscita dell’evento, Enzo Marafioti motore dell’iniziativa.
«Un docufilm straordinario – ha detto Tripodi – che apre scenari inquietanti e getta nuova luce sull’affaire Moro. E’ evidente che colpendo Moro, si voleva bloccare un processo politico che poteva cambiare l’Italia (il rapporto Dc-Pci) e dare una nuova collocazione internazionale al nostro paese, recuperando autonomia e indipendenza».
E’ poi intervenuto, con un collegamento online Costabile che ha affermato che il caso Moro è da inquadrare «nello scenario politico globale della guerra fredda e nel controllo politico statunitense della fragile democrazia italiana ha prodotto la legittimazione storica di un terrorismo di Stato». Per Auddino «questo lavoro consente di riscrivere, con le sue verità sorprendenti, la storia italiana che va rispiegata alle giovani generazioni grazie ai contributi inediti di alcuni protagonisti di quelle vicende che non avevano mai parlato prima d’ora».
Il film è tratto dall’inchiesta di Paolo Cucchiarelli ed è stato realizzato da Filippo Minniti, un resgista perugino che ha origini calabresi di Pizzo, che intervenendo ha ricordato come «si registrano delle reazioni per ora sotto traccia verso un film che io ho scelto di realizzare in silenzio proprio per vederlo lievitare senza frizioni».

