Una giornata di emozione e memoria per celebrare la donna che trasformò un gesto di solidarietà in una cultura permanente della donazione del sangue. La sezione AVIS rinnova il suo impegno al servizio della comunità
Tutti gli articoli di Società
PHOTO
Domenica 20 luglio 2026 resterà una data significativa nella storia dell'AVIS comunale di Sant'Eufemia d'Aspromonte. In una cerimonia intensa e partecipata, alla presenza di numerosi cittadini, delle autorità civili e del mondo avisino, è stata inaugurata la nuova sede della sezione, intitolata alla compianta dottoressa Eufemia Nolgo, figura che ha saputo trasformare una semplice intuizione in un patrimonio di solidarietà destinato a durare nel tempo.
A spiegare il significato profondo di questa scelta è stata la presidente della sezione AVIS, Pamela Violi, che ha voluto cedere la parola al dottor Carmine Alvaro, già presidente dell'associazione, affinché raccontasse ai presenti la storia da cui tutto ebbe origine.
Un racconto semplice, autentico, capace di emozionare.
«Molti anni fa – ha ricordato il dottor Alvaro – una zia di mia moglie doveva essere sottoposta a un delicato intervento chirurgico. C'era un'elevata probabilità che fosse necessario ricorrere a numerose trasfusioni di sangue. Come spesso accadeva nei piccoli paesi, dove tutti si conoscono, ci si affidò al passaparola per trovare quante più persone possibili disposte a donare. Non esisteva ancora un'organizzazione stabile: ci si mobilitava solo quando l'emergenza bussava alla porta.»
Fu proprio vivendo da vicino quella situazione che la dottoressa Eufemia Nolgo ebbe un'intuizione destinata a cambiare il volto della solidarietà nel territorio.
«Mi disse: "Perché limitarsi a donare solo quando qualcuno ne ha bisogno? Perché non dare continuità alle donazioni? In fondo, oggi è il familiare di qualcuno, domani potrebbe essere il nostro. Il sangue deve essere a disposizione di tutti".»
Una visione innovativa, capace di superare il bisogno del singolo per abbracciare quello dell'intera comunità.
«Quando me ne parlò – ha proseguito Carmine Alvaro – rimasi affascinato ed entusiasta della sua idea. In quel momento, ancora una volta, ebbi la conferma della fortuna che avevo avuto nello sposare quella donna. Compresi quanto fosse straordinaria la sua sensibilità e quanto fosse un esempio di vita, non solo per me ma per tutti. Oggi questo riconoscimento rappresenta la prova tangibile che la sua opera di altruismo continuerà a vivere nei cuori di tante persone e sarà un esempio prezioso per le future generazioni.»
Da quella visione nacque un progetto concreto.
Poco tempo dopo, il dottor Alvaro condivise quell'idea con il dottor Nino Posterino, allora presidente della sezione AVIS di San Procopio. Insieme a Enzo Romeo e Paolo Marcianò, si misero al lavoro con entusiasmo e determinazione, riuscendo in breve tempo a costruire una realtà che oggi rappresenta uno dei punti di riferimento più importanti dell'intera provincia di Reggio Calabria nel campo della donazione del sangue.
Una storia che dimostra come i grandi cambiamenti nascano spesso da gesti semplici, da persone capaci di guardare oltre il presente e di trasformare un bisogno occasionale in una cultura permanente della solidarietà.
Nel corso della cerimonia, il dottor Alvaro ha rivolto un sentito ringraziamento alla presidente Pamela Violi, «e per suo tramite a tutto il mondo avisino», per aver voluto custodire e tramandare questa preziosa eredità morale. Un ringraziamento è stato rivolto anche al sindaco, professor Pietro Violi, e a tutte le autorità che negli anni hanno sostenuto e accompagnato il cammino dell'associazione.
L'intitolazione della nuova sede non rappresenta soltanto un omaggio a una donna che ha dedicato la propria vita agli altri, ma diventa un invito rivolto a tutta la comunità: continuare a donare significa scegliere la vita, ogni giorno.
Perché il sangue non ha colore, non conosce appartenenze, non distingue età, idee o condizioni sociali. Quando serve, appartiene a tutti. E chi decide di donarlo compie uno dei gesti più alti di cittadinanza e di amore verso il prossimo.
A conclusione della cerimonia è stata ricordata una frase che ha racchiuso perfettamente il senso dell'intera giornata:
«Tendi la tua mano e ti assicuro che ne varrà la pena.»
È un invito semplice, ma potente. Perché una mano tesa può contenere molto più di una donazione: può custodire speranza, fiducia e futuro. Ed è proprio questo il lascito più grande della dottoressa Eufemia Nolgo, una donna che ha saputo insegnare, con la forza dell'esempio, che la solidarietà non è un gesto straordinario riservato alle emergenze, ma uno stile di vita capace di rendere più forte un'intera comunità.

