Dirigenza, istituzioni e proprietà si ritrovano per il tradizionale incontro di fine anno
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Non è soltanto una squadra di calcio. È un pezzo di città, un filo che lega generazioni diverse, un simbolo che continua a parlare di appartenenza anche nei momenti più complessi. L’incontro di fine anno promosso dalla Reggina si è trasformato in un momento di confronto che ha guardato oltre il campo, mettendo al centro il rapporto profondo tra il club e Reggio Calabria.
All’appuntamento hanno preso parte il presidente Minniti, la senatrice Tilde Minasi, il sindaco Mimmo Battaglia, il vicesindaco Carmelo Versace, l’assessore allo Sport Giovanni Latella e il patron Antonino Ballarino. Un parterre istituzionale ampio, che ha restituito la misura del valore simbolico e sociale che la maglia amaranto continua ad avere per la città.
Nel suo intervento, il presidente Minniti ha sottolineato come la Reggina non possa essere letta esclusivamente come una realtà sportiva. «È appartenenza», ha ribadito, ricordando l’impegno della società anche fuori dal rettangolo di gioco, tra iniziative sul territorio e attenzione ai più giovani. Un lavoro quotidiano che, secondo la dirigenza, merita di essere raccontato con onestà, senza forzature, riconoscendo difficoltà e responsabilità. L’augurio per il 2026 è quello di un anno equilibrato, capace di portare risultati sportivi ma anche di rafforzare la struttura societaria e il progetto nel suo complesso.
Il legame profondo tra squadra e città è stato al centro anche dell’intervento della senatrice Minasi, che ha definito la Reggina una realtà «profondamente radicata nell’identità di Reggio Calabria». La maglia amaranto, ha evidenziato, non racconta solo competizioni e classifiche, ma una storia collettiva fatta di cadute e ripartenze, di resistenza e capacità di guardare avanti. Un patrimonio che vive grazie all’impegno di società, calciatori e staff, ma anche grazie alla presenza costante dei tifosi.
Dal fronte istituzionale, il vicesindaco Battaglia ha richiamato il valore emotivo e generazionale del club, ricordando il rapporto personale con lo stadio e con quei colori che accompagnano l’infanzia e diventano memoria condivisa. Un sentimento che si traduce nell’auspicio di un 2026 capace di regalare non solo soddisfazioni sportive, ma anche una crescita sociale, perché la Reggina resta un elemento di riscatto e di rappresentazione positiva della città.
Sulla stessa linea il vicesindaco Versace e l’assessore Latella, che hanno ribadito la vicinanza dell’amministrazione comunale al percorso intrapreso dalla società. Il ritorno tra i professionisti è stato indicato come obiettivo possibile, ma legato a un lavoro fatto di continuità, responsabilità e collaborazione tra tutte le componenti. «La Reggina è il simbolo sportivo della città», è stato ricordato, «un riferimento che va oltre il calcio e che parla anche di tradizione, cultura e opportunità per i giovani».
Particolarmente diretto e sentito l’intervento del patron Ballarino, che non ha nascosto le difficoltà attraversate nel corso della stagione. Una fase complessa, nella quale la dirigenza ha riconosciuto i propri errori, rivendicando però la capacità di rimettere ordine e di ricostruire un percorso credibile. La recente ripresa, è stato sottolineato, è il risultato di uno sforzo collettivo che coinvolge società, squadra e tifoseria.
Proprio il ruolo del “popolo amaranto” è stato più volte richiamato come elemento determinante. Il sostegno costante, soprattutto nei momenti più difficili, è stato indicato come una forza che può fare la differenza, trasformando la Reggina in una squadra capace di sentirsi accompagnata anche lontano dal Granillo.
L’incontro si è chiuso con un messaggio condiviso: il futuro passa dall’unità. Il 2026 viene indicato come un anno chiave, non solo per gli obiettivi sportivi, ma per consolidare un’idea di rinascita che parte dal campo e arriva alla città. Perché la Reggina, oggi come ieri, resta uno dei linguaggi più potenti attraverso cui Reggio Calabria continua a raccontare se stessa.

