Una strategia di caccia rarissima nel mondo animale è stata osservata per la prima volta anche nel gabbiano reale. Un video girato durante un pranzo in riva al mare in Calabria, a Scilla, documenta un esemplare mentre utilizza pezzetti di pane e pizza come esca per attirare e catturare i pesci.

La scoperta si deve a un gruppo di ricercatori italiani guidato dalla Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli, con la partecipazione dell'Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, ed è stata pubblicata sulla rivista scientifica Behaviour.

Lo studio mette in luce l'intelligenza e la flessibilità cognitiva dei gabbiani reali, che potrebbero aver sviluppato questo comportamento complesso grazie alla vicinanza con l'uomo. L'uso di esche è molto raro negli uccelli, documentato in specie come gli aironi, e solo eccezionalmente in gabbiani (con rari casi per il gabbiano zafferano, Larus fuscus).

Lo studio

«Assistere a quella scena dal vivo è stato incredibile», racconta Antonino Costantino del Centro siciliano di Messina della Stazione Zoologica Anton Dohrn, tra gli autori della ricerca coordinata da Piero Amodio.

«Dopo essersi posizionato su uno scoglio, un esemplare che teneva un pezzetto di cibo nel becco, invece di inghiottirlo, lo ha adagiato delicatamente in acqua, proprio come farebbe un pescatore con la sua esca. Ho capito subito l'importanza di quello che stava accadendo e ho preso il cellulare per immortalare il momento con un video».

Il ruolo dell'uomo

Secondo gli autori dello studio, questa innovazione comportamentale potrebbe essere strettamente legata all'interazione con l'uomo. I luoghi in cui le persone distribuiscono cibo alla fauna marina rappresentano infatti una sorta di laboratorio a cielo aperto, dove i gabbiani hanno accesso a potenziali esche e possono sviluppare associazioni cognitive tra la presenza di cibo galleggiante e l'arrivo dei pesci.

«Le innovazioni sono eventi rari e preziosi da documentare – aggiunge Piero Amodio –. È attraverso questi episodi che si manifesta la straordinaria flessibilità del comportamento animale e possiamo comprendere meglio i processi che permettono alle specie di adattarsi a un ambiente in continua trasformazione».