Altro giro, altro ciclone. Sembra ormai infinita la stagione dei tornado per la Calabria, che non ha ancora finito la conta dei danni di Harry e Nils e deve già fronteggiare Jolina. Un fenomeno che segue il cambiamento climatico, ormai una realtà sotto gli occhi di tutti. Il docente Unical del Dipartimento di Ingegneria Ambientale, Giuseppe Mendicino, ai nostri microfoni spiega: «L’anno scorso abbiamo registrato temperature del mare fino a 29 gradi: questo calore determina masse d’aria che tendono a intensificarsi e a formare cicloni. Cicloni che, fino a qualche anno fa, sembravano quasi una narrazione tipicamente americana, ma oggi parliamo di medicane, cioè cicloni simil-tropicali mediterranei, che tendono ad avvicinarsi alle coste e a determinare ingenti danni a cose e, in alcuni casi, anche alle persone».

Un cambiamento che ha ribaltato la percezione e coinvolto anche le zone del mare nostrum in un fenomeno che ci sembrava assolutamente lontano. «A questo punto – spiega Mendicino – il tema diventa quello della prevedibilità di questi eventi. Oggi i modelli ci consentono di fare previsioni anche abbastanza accurate. Il problema, però, sta nella gestione dell’emergenza che questi fenomeni determinano».

Cambiare l’approccio agli eventi estremi: «Agire in modo proattivo»

E da qui parte la prevenzione necessaria: i modelli oggi consentono delle previsioni precise, ma bisogna cambiare la gestione dell’emergenza che, spiega Mendicino, dev’essere proattiva, «cioè bisogna sapere esattamente come intervenire. Anche se, in alcune circostanze, si verificano situazioni anomale proprio legate alle elevate temperature del mare, che producono effetti particolarmente intensi, soprattutto sulle coste calabresi, caratterizzate da una conformazione molto particolare».

Si tratta delle cosiddette bombe d’acqua, difficili da prevedere e che rischiano di causare più danni di qualsiasi altro eventi meteorologico estremo. «L’innalzamento rapido di masse d’aria cariche di umidità genera celle temporalesche di estrema intensità. I danni riguardano non solo inondazioni e mareggiate, ma anche fenomeni come scoscendimenti superficiali e frane. E tutto questo, a volte, risulta anche di difficile previsione».

La prevenzione passa anche dal lavoro di squadra

La Calabria, comunque, non risulta assolutamente in ritardo con i tempi di lavoro, soprattutto grazie a quanto prodotto dalla Protezione Civile, definita da Mendicino «una struttura altamente qualificata che è stata tra le prime a elaborare modelli di intervento. Gestire questi fenomeni in maniera integrata è quindi fondamentale. Si sta lavorando in questa direzione, perché il clima cambia e anche gli strumenti per affrontarlo devono adattarsi a nuovi scenari. Non siamo in ritardo, ma il vero nodo è un altro: bisogna sostituire il paradigma dell’approccio reattivo con quello proattivo nella pianificazione dell’emergenza».

Prevenzione, proattività e lavoro di squadra. Da qui si deve partire per evitare che il disastro climatico che colpirà nei prossimi anni la Calabria possa causare sempre più danni.