Nel cuore burocratico del Comune di Reggio Calabria, le porte si chiudevano pochi secondi prima del passaggio del denaro. Una precauzione minima, quasi rituale. Poi le banconote cambiavano mano velocemente. Dentro uffici pubblici trasformati – secondo la Procura – in terminali di un sistema stabile di favori, accelerazioni amministrative e tangenti.

Le telecamere installate dagli investigatori raccontano più delle carte. Raccontano uomini che parlano sottovoce, che controllano se ci sono videocamere, che usano fogli di carta per coprire il passaggio dei soldi. Dipendenti pubblici che – secondo l’accusa – non si limitavano a chiudere un occhio, ma piegavano interi pezzi della macchina amministrativa agli interessi di imprenditori amici.

Al centro dell’inchiesta c’è Arturo Arcano, geometra comunale del Settore Grandi Opere e Lavori Pubblici. Formalmente istruttore tecnico, spesso semplice supporto al Rup. Per gli investigatori è molto di più: un facilitatore permanente, un uomo che sarebbe stato capace di accelerare pagamenti, manipolare affidamenti, orientare uffici, aggirare controlli, costruire procedure “su misura”.

La Procura parla apertamente di «mercimonio della funzione pubblica». E le immagini, secondo il gip, sarebbero «particolarmente robuste».

La mazzetta per l’appalto da 2,8 milioni

L’episodio più clamoroso riguarderebbe l’appalto da 2,8 milioni di euro per la riqualificazione dell’ex Cinema Orchidea, intervento finanziato anche con fondi Pnrr. Secondo gli inquirenti, Arcano avrebbe lavorato sistematicamente per favorire gli imprenditori Antonio e Antonino Ottaviano Scopelliti della As Costruzioni srl: accelerazione degli stati di avanzamento lavori, pressioni sugli uffici, gestione delle varianti, interlocuzioni continue per sbloccare i pagamenti. In cambio avrebbe ricevuto del denaro.

Il 2 maggio 2025 le telecamere installate nell’ufficio del funzionario riprendono una scena che gli investigatori considerano centrale. Antonino Ottaviano Scopelliti entra nell’ufficio. Arcano chiude la porta. Pochi minuti. I fotogrammi mostrano l’imprenditore estrarre il denaro dalla tasca sinistra e passarlo al dipendente comunale, che lo infila rapidamente nella tasca destra dei pantaloni.

Ma il dettaglio che colpisce gli investigatori arriva subito dopo.

Alle 12.07 Arcano chiama uno stretto congiunto nel proprio ufficio. Le telecamere lo riprendono mentre gli consegna dei soldi che, per l’accusa, sono gli stessi appena ricevuti. Più tardi il funzionario riceverà un messaggio: «Con quello che mi hai dato pagherò i due insoluti che scadono il 9 maggio».

Per gli investigatori, il denaro delle tangenti serviva anche a tenere in piedi un’attività commerciale schiacciata dai debiti.

«Qua ci sono mille euro»

Emerge un flusso continuo di soldi e favori. Secondo gli inquirenti, il congiunto beccato dalla telecamera sarebbe stato pienamente consapevole della provenienza di quelle somme. In alcune intercettazioni sollecita addirittura il padre a “rinegoziare” i finanziamenti con gli imprenditori amici.

Il sistema, però, non si limitava all’ex Cinema Orchidea.

C’è un altro video che gli investigatori considerano di centrale importanza. Data: 22 agosto 2025. Luogo: ufficio comunale di Giancarlo Cutrupi, responsabile della gestione cimiteriale.

Giovanni Fortugno entra per sbloccare rapidamente le pratiche relative a un’edicola funeraria nel cimitero di Croce Valanidi. Le telecamere riprendono tutto.

Fortugno prende un mazzo di banconote e dice: «Vedete voi, io non vi dico niente, qua ci sono mille euro!».

Cutrupi prova una resistenza quasi teatrale: «No! Non fate queste cose!!».

Ma Fortugno insiste: «Se siamo venuti... fino a duemila euro ve li posso dare quindi...».

Pochi secondi dopo, le immagini mostrerebbero il dipendente comunale mentre prende il denaro con la mano destra e lo infila nella tasca dei pantaloni.

Quando resta solo con un intermediario, Cutrupi sbotta quasi incredulo per la sfacciataggine dell’operazione: «Ma perché...? Ma scusa, ma pure tu?».

Secondo l’accusa, quella mazzetta sarebbe servita ad accelerare una pratica che verrà evasa in appena cinque giorni.

Ma è forse il livello di normalizzazione della corruzione a impressionare maggiormente nelle carte.

La “rotazione di comodo”: «Se chiamiamo sempre voi ci arrestano»

Gli investigatori descrivono una macchina amministrativa dove gli affidamenti venivano costruiti attorno agli interessi di imprenditori già scelti in partenza. È il caso della cosiddetta “rotazione di comodo” escogitata – secondo la Procura – per favorire sistematicamente le società riconducibili all’imprenditore Demetrio Cama.

Il meccanismo era semplice: alternare formalmente affidamenti tra società dello stesso gruppo o coinvolgere ditte “compiacenti” per simulare concorrenza ed evitare sospetti.

Arcano lo dice chiaramente in un’intercettazione: «Non possiamo chiamare sempre voi, perché ci arrestano!».

Così le gare venivano costruite per andare deserte. I preventivi calibrati sotto soglia. Le emergenze trasformate in giustificazioni per affidamenti diretti.

Nel frattempo, secondo gli inquirenti, Arcano interveniva ovunque: uffici finanziari, procedure amministrative, pagamenti bloccati, controlli della Guardia di Finanza.

I documenti creati per superare le verifiche fiscali

In un passaggio dell’ordinanza emerge persino il tentativo di “creare di sana pianta” documenti retrodatati per superare verifiche fiscali sull’appalto dell’ex Cinema Orchidea.

E quando un progettista avrebbe chiesto standard qualitativi più elevati nei lavori, Arcano avrebbe liquidato tutto con una frase brutale: «Se la soletta cade, non m’interessa!».

La presunta tangente passa di mano in 19 secondi

C’è poi la paura costante di essere scoperti. Il 14 giugno 2025 le telecamere di un negozio di scarpe a Catona riprendono Arcano e Antonio Scopelliti mentre, appena incontratisi, alzano lo sguardo verso l’alto per verificare la presenza di videocamere. Subito dopo si spostano dietro un’auto parcheggiata, in una zona più riparata.

L’audio ambientale registra la frase dell’imprenditore: «Ho raccolto un po’ di soldi! Ce li ho tutti... sono 1300 per lui e per... che faceva il Rup».

Ancora più emblematico un altro episodio del 29 agosto 2025. Stavolta lo scenario è un’auto comunale parcheggiata vicino al cantiere dell’ex Cinema Orchidea. Le telecamere esterne di un esercizio commerciale riprendono Arcano e Scopelliti salire in macchina. L’operazione dura appena 19 secondi.

Scopelliti usa alcuni fogli di carta come paravento per coprire il movimento della mano sinistra mentre passa il denaro. Per gli investigatori, abbastanza per documentare un’altra tangente.

È il racconto per immagini e parole di una zona grigia dove imprenditori e dipendenti comunali parlano la stessa lingua, condividono gli stessi obiettivi e costruiscono insieme le scorciatoie per aggirare regole e controlli.

Sul tavolo dei magistrati restano ore di intercettazioni, video, fotografie, bonifici, stati di avanzamento lavori, determine e messaggi. E una domanda: quanto era esteso davvero il sistema?