Tra Scilla e Villa San Giovanni, quattro artisti affidano le proprie opere ai fondali per celebrare l'unicità dello Stretto di Messina e denunciare i rischi ambientali legati al progetto del collegamento stabile – FOTOGALLERY
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Lorenzo Moscia/Greenpeace
Lo Stretto di Messina non è solo un tratto di mare che separa la Calabria dalla Sicilia, è un ecosistema unico, fragile e ricco di storia che Greenpeace ha deciso di difendere con un’arma insolita: la bellezza. Con la campagna "Bellezza al mare", l'organizzazione ambientalista ha coinvolto quattro artisti italiani per "nascondere" nei fondali opere che celebrano la resistenza di questo ambiente straordinario di fronte alla minaccia del progetto del Ponte sullo Stretto.
L’arte come atto di resistenza
L'iniziativa ha visto la partecipazione di nomi di rilievo del panorama culturale italiano. Lo scultore Massimo Catalani ha donato una sua scultura, il pittore Francesco De Grandi una tavoletta dipinta, la poetessa Laura Fusco una poesia dedicata al bisogno di vivere in armonia con l'ambiente, mentre la scrittrice Rossella Postorino ha contribuito con un racconto legato ai miti di Scilla. Queste opere, ora parte integrante del mare, intendono ricordare il profondo legame culturale e mitologico — dalle pagine dell'Odissea a Scilla e Cariddi — che unisce i popoli del Mediterraneo a queste acque.
Un ecosistema sotto assedio
Alessandro Giannì, responsabile delle relazioni scientifiche di Greenpeace Italia, ha sottolineato come lo Stretto sia un mare "vivo" ma estremamente vulnerabile. Durante le attività di immersione e pulizia dei fondali a Scilla, sono emerse criticità preoccupanti: Cambiamento climatico: temperature elevate che uccidono le coloratissime gorgonie. Inquinamento e sedimentazione: rifiuti e fango derivante dall'urbanizzazione che soffocano la vita marina. Sfruttamento eccessivo: una drastica riduzione della fauna ittica.
No al Ponte, sì alla protezione reale
L'opposizione al Ponte non è solo ideologica, ma basata su timori concreti per l'ambiente. Secondo Greenpeace, un cantiere di tale portata, destinato a durare anni, rischierebbe di riversare tonnellate di fango in mare, compromettendo definitivamente i popolamenti marittimi. «Siamo stufi di parchi di carta», ha dichiarato Giannì, sottolineando che, nonostante l'area sia teoricamente protetta (Natura 2000), mancano misure reali di tutela.
La proposta dell'associazione è chiara: investire i 14 miliardi di euro previsti per il Ponte in una protezione seria del territorio e in soluzioni di trasporto sostenibili, come il potenziamento dei traghetti elettrici, per migliorare la qualità dell'aria e della vita di chi abita lo Stretto. L'obiettivo finale resta quello di raggiungere la protezione del 30% dei mari italiani entro il 2030, partendo proprio da questo "luogo fondativo" del Mediterraneo.
















