Il Comitato interviene dopo le notizie sull'inchiesta della Procura di Roma: «Serve una commissione parlamentare d'inchiesta. È tempo di mettere fine a questa onerosa vicenda»
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«Quanto emerge rende ancora più urgente un ripensamento serio e responsabile sull'intera vicenda del Ponte sullo Stretto». È la posizione espressa dal Comitato Titengostretto dopo la notizia dell'avvio di indagini da parte della Procura di Roma su presunte condotte corruttive legate al progetto dell'infrastruttura.
Il Comitato ricorda come da tempo fossero stati presentati esposti in diverse procure, compresa quella di Reggio Calabria, e ribadisce la propria convinzione che opere di questa portata debbano essere sostenute «da evidenze, trasparenza e rispetto delle norme» e non da «narrazioni mediatiche o annunci propagandistici».
Secondo Titengostretto, le notizie emerse nelle ultime ore rappresentano «una grave incrinatura della fiducia pubblica». Nel comunicato si fa riferimento anche alle rassicurazioni fornite in passato dal ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, principale sostenitore dell'opera, che oggi, secondo il Comitato, risultano «quanto meno messe in dubbio da elementi che richiedono chiarimenti».
Alla luce della nuova inchiesta, l'associazione avanza una serie di richieste. La prima riguarda «l'immediata sospensione di ogni erogazione di fondi destinata al progetto». Contestualmente viene chiesta l'istituzione di una commissione parlamentare d'inchiesta per approfondire le scelte politiche e amministrative che hanno portato avanti il percorso del Ponte.
Il Comitato sollecita inoltre una diversa destinazione delle risorse pubbliche, indicando come priorità «sanità, istruzione, trasporti locali, manutenzione delle infrastrutture esistenti e politiche per lo sviluppo e la mobilità sostenibile» in Calabria e Sicilia.
Tra le richieste figura anche la revoca dei vincoli imposti sui territori interessati dall'opera. In particolare, il Comitato sostiene che Villa San Giovanni «non debba più essere ostaggio della minaccia dell'apertura dei cantieri» e debba recuperare piena autonomia nella pianificazione urbanistica, a partire dal completamento e dalla valorizzazione del proprio litorale.
Nelle conclusioni, Titengostretto ribadisce la propria contrarietà al progetto, sostenendo che «la difesa del territorio e il progresso delle comunità non possono passare attraverso opere che sottraggono risorse ai bisogni primari senza garanzie di efficacia, sostenibilità e legalità». Da qui l'appello a «mettere fine a questa desolante e onerosa vicenda» e a concentrare gli investimenti su infrastrutture considerate «realmente funzionali all'attraversamento dello Stretto di Messina».

