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Reggio, la storia del sisma del 1908 a Gallico nel libro di Carmelo Covani – VIDEO

Il terremoto e il maremoto, la morte, la disperazione e la resilienza dei giorni e dei mesi successivi. Il chirurgo pediatrico appassionato degli avvenimenti del passato ricostruisce la vita del suo quartiere dopo quel catastrofico evento

Reggio, la storia del sisma del 1908 a Gallico nel libro di Carmelo Covani – VIDEO

«Sotto le macerie per quattro giorni. I soldati l’hanno trovata ancora miracolosamente viva e alla ricerca del seno della madre non sopravvissuta». La storia della piccola Mariangela Caminiti, nata a Villa San Giovanni nell’agosto del 1908, è stata tra quelle riportate alla luce da Carmelo Covani, chirurgo pediatrico appassionato di storia locale.

Negli ultimi tre anni ha spulciato gli archivi storici di Reggio Calabria e Villa San Giovanni, l’archivio di Stato e quello diocesano di Reggio alla ricerca di documenti e testimonianze del drammatico terremoto del 1908. Ha ricostruito la storia del quartiere dove è nato e dove tutt’ora risiede, Gallico, dopo quei terribili trentasette secondi.

Salvata dalle macerie

«La piccola fu data subito data in cura ai medici fiorentini venuti in aiuto. Crebbe presso l’istituto degli Innocenti, orfanotrofio con il quale mi sono messo in contatto per chiedere informazioni che mi sono state inviate. Fu adottata da una famiglia di contadini in servizio presso la contessa Peruzzi e crebbe nella provincia di Livorno. Un fratello sopravvissuto andò a prenderla anni dopo per riportarla in Calabria ma lei poi volle tornare in Toscana dove si sposò e morì all’età di 85 anni. Qui non ci sono più parenti né discendenti», ha raccontato Carmelo Covani che ha strappato all’oblio tante storie di vita come questa, colmando una lacuna esistente soprattutto per quanto concerne il quartiere di Gallico e non solo.

Così dopo le pubblicazioni relative al contributo dei gallicesi al Risorgimento italiano, ai caduti della Prima guerra mondiale, ai caduti ai prigionieri, ai medagliati e ai partigiani della Seconda guerra mondiale, Carmelo Covani ha inteso raccontare nel volume intitolato “Gallico 28 dicembre 1908. Il sisma che sconvolse la storia di un popolo”, edito da Leonida, la storia di un popolo disperato ma anche capace di una grande resilienza.

Abbiamo incontrato l’autore e cultore della storia locale nella villa Comunale Umberto I, luogo in cui vi sono tracce di quella storia. Non solo la stele in memoria del soccorso prestato da marinai Russi a Reggio Calabria e a Messina. «La villa comunale prima del sisma era tutta pianeggiante. Adesso in questa parte che si rivolge al mare vi è questa collinetta. Qui, dopo il terremoto, vennero infatti, depositate, una piccolissima parte dei resti di edifici crollati e macerie», ha spiegato Carmelo Covani.

Storie salvate dall’oblio

Il volume è stato presentato lo scorso 28 dicembre presso Santuario Madonna della Grazia, Gallico Superiore nell’ambito dell’incontro, moderato dal giornalista Sergio Notaro, al quale con l’autore hanno preso parte il rettore del santuario don Gaetano Lombardo, l’editore Domenico Polito e il consigliere metropolitano Giuseppe Giordano, che ha curato la prefazione del volume.

«Il lavoro svolto da Carmelo Covani acquista un significato profondo nella parte in cui elenca i quasi mille nomi dei gallicesi dispersi e di quelli estratti morti dalle macerie. Ammassi di corpi dilaniati, seppelliti nelle fosse comuni, dimenticati dalla Storia, risorgono dall’oblio con un nome e un cognome acquistando una loro dignità quali individui a dispetto della furia distruttrice del terremoto», scrive nella prefazione Giuseppe Giordano.

La morte e il terrore nel sonno

In trentasette secondi un’apocalisse nello Stretto. Messina e Reggio Calabria distrutte dal terremoto e dal maremoto nell’alba del 28 dicembre 1908. Erano da poco trascorse le 5:20. La morte, il terrore e la devastazione colsero le persone nel sonno.

«Una scossa infernale, dipanatasi con moto ondulatorio sussultorio e rotatorio, che causò la morte di 15 mila abitanti degli allora 45 mila di Reggio e più di 80 mila a Messina. Oltre 100 mila in tutto, anche se il numero preciso si saprà mai. A Gallico, su 5500 abitanti 900 furono i morti e 1100 i feriti. Su 1010 case ne crollarono 940, una sessantina furono lesionate in modo grave e solo sei rimasero in piedi. Insomma il dato del 95% di case crollate a Reggio Calabria rispecchia anche quanto avvenuto a Gallico», ha spiegato Carmelo Covani. 

Quei ritardi che impedirono a molti di essere salvati

A causa dei ritardi nei soccorsi, i primi giorni di abbandono proprio nel gennaio del 1909 furono particolarmente terribili.

«Il ritardo nei soccorsi causò altre morti che avrebbero potuto essere evitate. Immediatamente dopo il sisma regnò la disperazione. Senza cibo, esposte al freddo e alla pioggia di dicembre e gennaio, le persone furono assistite da chi si rimboccò le maniche per procurare quanto serviva. A Reggio i primi aiuti arrivarono dopo 36 ore. A Gallico dopo cinque giorni. E proprio in quei giorni difficili ci furono persone che all’estrema necessità risposero con tutto quanto poterono. In questo libro, ci sono, infatti, anche le storie del professore Antonio Stilo, del dottore Angelo De Caridi, del sacerdote Antonio Sergi. Storie di eroismo civile in quei giorni bui», ha raccontato Carmelo Covani.

Il maremoto

«Il dramma nel dramma. Sette, forse otto minuti dopo il terremoto, le acque dello Stretto si ritirarono di alcuni metri dando poi vita a tre onde molto alte che si abbatterono sulla terraferma, travolgendo anche le persone che, scappate dalle case crollate dopo la scossa, si erano riversate sulla spiaggia. Il maremoto a Gallicò si è portato via 120 forse 130 persone. Vennero giornalisti ed esperti di sismologia da tutto il mondo per studiare e documentare cosa fosse successo a Reggio e a Messina durante quell’alba. In particolare fu spiegato che a Gallico l’impatto più distruttivo si registro nella frazione Superiore che, contrariamente alla Marina, non sorgeva su un terreno alluvionale, che con i suoi spessi strati di sabbia aveva attutito le scosse», ha raccontato ancora Carmelo Covani.

Il paese di legno

Nei difficili giorni a seguire, le persone trovarono riparo dal freddo nei vagoni merci dei treni o in baracche di legno messe in piedi sul momento dopo avere preso d’assalto le falegnamerie del posto. Un baraccamento precario ma anche l’unico rifugio, che però durò più del dovuto.

«Alcuni giornalisti definirono quei baraccamenti all’indomani del terremoto, “tremendi tuguri”. Pian piano Reggio si riempì di strutture in legno e lamiera. I cosiddetti paesi di legno in cui si viveva in condizioni igienico-sanitarie al limite. Una situazione che fu tutt’altro che temporanea. La reale ricostruzione si fece attendere e così dopo vent’anni i gallicesi ancora vivevano nelle baracche. In quelle condizioni la comunità attraversò la Grande guerra e la Spagnola che si abbatté nel 1918. Anche il bilancio dei bambini morti fu pesantissimo: 350 bambini da un giorno a 14 anni non sopravvissero», ha spiegato ancora Carmelo Covani.

«A Gallico, proprio nel paese di legno, dove tutto era provvisorio, nel 1915, degna di nota fu l’iniziativa di istituire una biblioteca pubblica portata avanti da due studenti universitari, Valentino Lazzarino e Eugenio Musolino, padre costituente e poi senatore della Repubblica. La realizzazione dovette però attendere la fine della guerra dalla quale Valentino Lazzarino non tornò», ha raccontato ancora Carmelo Covani.

Un drammatico primato

«Il sisma del 1908 è stato considerato il più devastante dell’Europa. Un evento che mise in discussione anche la strumentazione fino ad allora utilizzata. Prima di questo terremoto, la scala Mercalli arrivava a dieci gradi. Fu quanto avvenuto a Reggio e Messina il 28 dicembre 1908 a rendere necessaria l’introduzione di altri due gradi nella stessa scala, tanto fu devastante la scossa», ha concluso Carmelo Covani.

Un dato che continua ad avere un’eco anche a distanza di oltre un secolo. Nel 2022, la Calabria e la Sicilia sono state tra le regioni più colpite da terremoti. Il sisma più forse è stato registrato nella nostra regione, in provincia di Catanzaro, il 13 ottobre scorso mentre in Sicilia l’Ingv ha rilevato 184 terremoti magnitudo pari o superiore a 2.0. Il numero, secondo, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, più alto registrato in tutta Italia.

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