martedì,Aprile 16 2024

«A Reggio si scrive Berna e si legge Libri»: i rapporti tra imprenditoria e ‘ndrangheta svelati dal pentito

Secondo quanto riportato dagli inquirenti, Berna e Nicolò erano i riferimenti comunale e regionale della cosca

«A Reggio si scrive Berna e si legge Libri»: i rapporti tra imprenditoria e ‘ndrangheta svelati dal pentito

«C’erano tutti i ragazzi della cosca… una cosa incredibile… sembrava un summit, non sembrava una riunione elettorale». Poche parole che vanno ad incastonarsi in un quadro ben più articolato. Quello che dipinge il ruolo dei fratelli Demetrio e Francesco Berna come espressione della ‘ndrangheta in politica così come nell’imprenditoria.

La storia

I due, infatti, sono stati raggiunti da un’ordinanza di custodia cautelare già nel 2019, in quanto ritenuti «imprenditori di riferimento dell’articolazione di ‘ndrangheta reggina denominata cosca Libri».
In particolare, la Procura ha contestato loro di aver agito «in qualità di partecipi, imprenditori di riferimento della cosca delegati allo svolgimento di attività imprenditoriali, in particolare nel settore edilizio, immobiliare e della ristorazione. Investivano e riciclavano (in Calabria e su tutto il territorio nazionale) capitali del sodalizio mafioso, garantendo il versamento allo stesso di una parte dei profitti così ricavati; agevolavano l’espansione economico imprenditoriale della cosca, tramite subappalti, commesse, affidamenti, accordi societari con i suoi rappresentanti. Ottenevano in tal modo la possibilità di eseguire lavori edili e di avviare attività commerciali nell’area reggina, fruendo della protezione degli esponenti apicali della cosca e, per il loro tramite, delle altre articolazioni di ‘ndrangheta operanti sul territorio».

I pentiti

A parlare degli imprenditori, già nel 2019, con l’inchiesta “Libro nero”, è il pentito Enrico De Rosa, che in diversi interrogatori ha rimarcato il ruolo dei Berna in politica.
In particolare Demetrio, si legge nelle carte, «svolgeva contestualmente attività politica e riceveva per sé e per altri candidati da lui indicati i voti procurati dai rappresentanti della cosca in occasione delle competizioni elettorali; metteva a disposizione dell’associazione i ruoli istituzionali rivestiti (consigliere comunale e assessore al bilancio del comune di Reggio Calabria), garantendo il proprio intervento presso le pubbliche amministrazioni per favorire i sodali».

Il gip ha fondato il giudizio di gravità indiziaria innanzitutto sulle dichiarazioni del collaboratore di giustizia: «De Rosa ha indicato gli indagati come imprenditori attivi, principalmente, nel settore edile ed immobiliare. Con specifico riferimento a Demetrio ne ha, altresì, sottolineato la messa a disposizione del suo ruolo di politico locale in favore dei sodali della consorteria Libri».

La politica

Significativa è l’espressione con la quale De Rosa, nel corso delle sue dichiarazioni, sintetizza l’intraneità dei Berna alla consorteria Libri: «…si scrive Berna ma si legge “Libri”».
Berna era anche il “referente politico” della cosca. Questi, infatti «divenuto consigliere comunale ed assessore al bilancio del Comune di Reggio Calabria beneficiava, in occasione delle competizioni elettorali, dei voti raccolti dal sodalizio; così il De Rosa: “tra ‘ndrangheta e politica c’era Berna, che era una persona, tipo, che ricopriva i l ruolo di consigliere comunale, anche in quelle occasioni in cui si è incontrato con Giovanni De Stefano, ancora, era consigliere, assessore al bilancio, si, era assessore al bilancio…”.

Il summit

Lo stesso De Rosa riferiva, inoltre, di aver partecipato in prima persona a una cena pre-elettorale, presso una sala privata a Saline Joniche «organizzata da Berna e Alessandro Nicolò, a cui avevano presenziato tutti i “ragazzi dei Libri”, attivamente impegnati nella campagna elettorale (Serranò Giuseppe, Presto Francesco e Presto Mimmo (cugini dei Berna). Ciò che saltava subito agli occhi del De Rosa era il riserbo con cui si era svolta la cena, atteso che, sebbene la sala del ristorante fosse semideserta, tutti i partecipanti erano stati collocati in una sorta di privèe; da qui il riferimento a quell’incontro come un vero e proprio “summit”».

De Rosa stesso conferma: «Li ho visti, erano sempre gli stessi, e poi a Saline, agriturismo… a Saline, in un agriturismo Alessandro fece una cena, Alessandro Nicolò, dove c’era anche Demetrio Berna, c’eravamo io e c’era Ferlito, e c’erano tutti i ragazzi della cosca… c’erano tutti i ragazzi della cosca… (…) c’era Peppe “ri ceddi”, Presto, tutti i Presto, una cosa incredibile… sembrava un summit, non sembrava una riunione elettorale… e poi la cosa che mi scioccò è che anziché farla nella sala, che era semideserta, noi abbiamo avuto proprio un privè… secondo me in questo Demetrio si vergognava… perché anche…”)».

Gli inquirenti confermano come nel corso di questa riunione si era discusso di «strategie politiche, ma anche dei benefici imprenditoriali, che sarebbero potuti derivare ai membri della cosca Libri dai positivi risultati elettorali dei due candidati». Dei rapporti tra i Berna e la cosca Libri hanno riferito anche i collaboratori Roberto Moio e Mario Chindemi.

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