I sindacati Usb e Orsa porti chiedono che «Dogana e Guardia di finanza effettuino le verifiche necessarie su alcuni container in arrivo» al porto di Gioia Tauro che conterrebbero «materiale bellico» diretto in Israele.
Allo scalo calabrese «è attesa la nave Msc Siena, proveniente dalla Spagna, che trasporterebbe tre container» contenenti, secondo «l'inchiesta pubblicata nei giorni scorsi dalla giornalista Linda Maggiori, acciaio balistico o componenti per munizionamento destinati all'industria militare».

«Gli organi competenti - sostengono ancora i sindacati - sono già stati messi a conoscenza dei numeri identificativi dei container: effettuare i controlli richiederebbe poco tempo e permetterebbe di fare piena chiarezza su quanto sta accadendo». In tutto il mondo, ricordano le due organizzazioni sindacali, «i lavoratori della logistica e dei porti stanno sollevando il problema della propria responsabilità nella catena della guerra». Dunque, «chiediamo ai lavoratori portuali di Gioia Tauro di non rendersi complici della filiera bellica e di rivendicare il diritto di non collaborare con operazioni che alimentano guerre, distruzione e massacri. In molti porti del mondo lavoratrici e lavoratori hanno già scelto di non movimentare carichi destinati a conflitti armati quando esistono dubbi fondati sulla natura delle merci. Per questo chiediamo che i container in arrivo con la Msc Siena non vengano movimentati fino a quando non saranno effettuati i controlli richiesti».
Per discutere della situazione e «coordinare le iniziative da intraprendere», i sindacati hanno indetto un'assemblea pubblica a Rosarno.

Orrico (M5S): «Questione grave, merita una risposta»

«Materiale bellico sta transitando dal porto di Gioia Tauro per dirigersi in Israele a bordo di alcune navi? Il quesito, alla luce della normativa vigente nel nostro Paese e dei trattati internazionali stipulati, è grave e merita una risposta». Lo afferma la deputata del Movimento 5 stelle Anna Laura Orrico.

«La questione – dice Orrico – così come sollevata dalla campagna internazionale No Harbor for Genocide e poi prospettata da una interrogazione parlamentare presentata dalla collega deputata del M5s Stefania Ascari andrebbe a disegnare un quadro preoccupante nel quale, nonostante espliciti divieti legislativi nazionali, in particolare la legge n. 185 del 1990 che disciplina il controllo dell’esportazione, dell’importazione e del transito dei materiali d’armamento stabilendone divieti e controlli, ed obblighi internazionali dell’Italia, si veda la Convenzione di Ginevra ed il Trattato sul commercio delle armi, del materiale riconducibile alla filiera bellica riuscirebbe comunque a transitare da porti italiani verso Israele.  Nello specifico – prosegue l’esponente pentastellata – si tratterebbe di diversi container dei quali alcuni sarebbero già transitati dalla Calabria ed altri ancora dovrebbero farlo nell’imminente. Quindi la problematica è attuale e necessita dell’attenzione delle istituzioni competenti».

«Ecco perché – conclude Anna Laura Orrico – auspico che vengano effettuati adeguati controlli dalle autorità portuali di Gioia Tauro e dalle connesse forze dell’ordine in modo da fare chiarezza assoluta sulla circostanza e sgomberare dal campo ogni sospetto».