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Avrebbe compiuto 42 anni oggi, Fausto Dardanelli, il carabiniere morto in circostanze da chiarire il 22 luglio del 2016. Un amore che, nonostante il dolore immenso per la perdita, i genitori, Maria e Giuseppe, coltivano giorno dopo giorno. «Come ogni anno – racconta la madre – arriva dopo le festività, anche il suo compleanno. Io ricordo sempre le feste che organizzava e sento tanto di più la sua mancanza, perché festeggiava tutto. Adesso posso solo fargli visita al cimitero, portargli dei fiori e celebrare una messa. Non posso fare altro per questo figlio che non ho più».
La morte del carabiniere reggino fu considerata un suicidio, ma a distanza di tempo il caso non è stato ancora archiviato. Come sospettano i genitori potrebbe trattarsi di omicidio. Sui fatti hanno anche indagato i Ris di Messina. Non convince i familiari che Fausto, senza motivo apparente, si sia ucciso. L’ultimo capitolo della vicenda è andato in scena lo scorso dicembre con l’ennesima opposizione all’archiviazione discussa al Tribunale di Reggio Calabria dall’avvocato della famiglia, Giulio Murano, cassazionista del Foro di Roma.
Per discutere dell’opposizione alla richiesta di archiviazione formulata da Pm, il legale ha riproposto tutti i fatti che hanno caratterizzato l’episodio su cui serve fare luce, insistendo su questioni che riguardano la carenza degli elementi per sostenere pacificamente l’ipotesi suicidiaria e per approfondire l’ipotesi che si sia trattato di un omicidio.

