Partiamo dalle certezze: nel corso dell’ultimo Consiglio Comunale di Caulonia qualcuno ha rivolto nei confronti del capogruppo di minoranza Luana Franco un’espressione offensiva e sessista. Lo riconosce chi le esprime solidarietà e lo riconosce chi le chiede di fare chiarezza. Nessun dubbio: quella frase è stata pronunciata.


La vicenda, che emerge anche da alcuni filmati diffusi sui social, è stata tuttavia resa pubblica solo il giorno dopo. A spiegarlo è stata la stessa consigliera Franco. «Quando ho sentito quelle parole non ho provato rabbia. Ho provato qualcosa di più profondo e più difficile da gestire - ha detto - Lo shock di chi non riesce a credere che, in un’aula istituzionale, mentre esercita il proprio mandato democratico, possa sentirsi rivolgere un’espressione simile. Dopo lo smarrimento iniziale, mi sono alzata e mi sono allontanata, non per finzione e non per calcolo politico, ma perché in quel momento non avevo le parole. Le parole sono arrivate dopo, quando lo shock ha lasciato il posto alla consapevolezza di ciò che mi era stato fatto».


Prendendo atto della solidarietà espressa da più parti in queste ore, a Franco si chiede tuttavia di fare i nomi. «Io so quello che ho sentito. So da dove veniva quella voce. E so anche che la verità non ha bisogno di essere gridata, perché ha le sue sedi e i suoi tempi, e io li rispetterò - ha sottolineato - Non mi faccio intimidire. Non mi sono fatta intimidire in passato e non mi farò intimidire oggi. A tutte le donne che in queste ore mi hanno scritto, che mi hanno fermata per strada, che mi hanno detto “non mollare”, voglio dire che non mollo. E che quello che mi è successo non riguarda solo me».


Fin qui il Franco-pensiero. Dal canto suo per l’amministrazione comunale quella di non indicare pubblicamente il responsabile è una scelta sbagliata perché ”«apre una questione delicata. La tutela della dignità di chi denuncia è prioritaria, ma la trasparenza è un valore altrettanto fondamentale nelle istituzioni. Senza un’assunzione chiara di responsabilità, il rischio è che l’episodio resti sospeso tra indignazione e incertezza, alimentando tensioni e sospetti generalizzati. Proprio per questo, sarebbe auspicabile che la vicenda venisse chiarita. Non per alimentare polemiche, ma per affermare un principio: il rispetto non è negoziabile e chi sbaglia deve assumersene la responsabilità.
La solidarietà alla consigliera, dunque, è stata fin da subito ferma e sincera. Ma altrettanto ferma deve essere la richiesta di verità e trasparenza, perché solo così si difende davvero la dignità delle persone e la credibilità delle istituzioni».