«Ancora, a 22 anni dalla morte violenta di mio figlio, davanti all’attenzione mediatica che è sempre rivolta a questa vicenda, mi viene domandato perché non mi rassegno. Qualcuno, con curiosità che sento inopportuna e volgare, e con indifferenza spesso malcelata nelle parole, pensa che sia io a richiederla, magari per ottenere visibilità, o consenso, se non addirittura compassione. Il mio lutto è invece soltanto mio, e continuo ad averne custodia, mentre ritengo che la scaturigine di questo delitto e i moltissimi suoi sviluppi giuridici e giudiziari debbano essere condivisi con chiunque abbia fiducia nell’umanità e nello ius, diritto dell’individuo e della comunità, e ancora riconosca quella “credibilità dello Stato e delle Istituzioni che consiste nell’assicurare i rei alla Giustizia”, come mi scrisse il Prefetto Luigi De Sena.

La vicenda umana è assai semplice: un giovanissimo uomo di Calabria, intelligente e onesto e consapevole delle difficoltà socioeconomiche di un territorio di poche risorse, si inventa e progetta un’attività cooperativa di tipo B, e la realizza con tanti sacrifici. Nel contempo, giovane di 22 anni – tanti quanti oggi trascorsi senza di lui – attraverso due bambini che giocano a pallone nel condominio prospiciente al nostro, conosce la loro madre. Non sta a me, seppure la conosca a fondo, fare un profilo morale e personologico di una Erodiade del posto, né delegittimare l’immenso sforzo di inquirenti che nel tempo hanno cercato chiarezza, ma non posso non rilevare la poca considerazione resa al contesto, una realtà nella quale, per invidia o per rancore, molti hanno creduto di potersi avvantaggiare della morte di Massimiliano.

Racconto la storia di mio figlio, la sua Vita più della sua morte; non voglio cantare sue lodi e non voglio insegnarvi nulla, né edificare la statura morale di alcuno. Ho bisogno che resti Memoria di un figlio spezzato per la sua Bellezza, per i suoi sogni e per la sua generosa capacità di avere affetti e progetti. È la solita storia di una Calabria amara, che con passione amiamo comunque».