Le intercettazioni dell’inchiesta Epicentro 2 ricostruiscono il ruolo di Francesco e Domenico Stillittano. Il primo si vanta del proprio passato nella loggia Camea («ero il Grande Oratore d’Italia») e dice di conoscere gli «otto nomi» di chi comanda. Il figlio millanta agganci giudiziari in grado di ottenere informazioni riservate
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10/04/2015 Rimini Assise annuale del Grande Oriente d' Italia, la più importante istituzione massonica italiana, dal titolo Il coraggio delle idee, la costanza delle azioni. nella foto un banco con gadget di ispirazione massonica.
«Io ero il Grande Oratore d’Italia della Camea! Io ero!». Con questo sussulto d'orgoglio, Francesco Stillittano, stimato commercialista reggino, rivendica il suo peso specifico anche nei templi della massoneria. Candidato alle scorse elezioni comunali nelle file di Alternativa popolare, Stillittano è già apparso in una delle intercettazioni cult dell’inchiesta Epicentro 2: quella in cui chiede una dote di ‘ndrangheta (il “Vangelo”) come regalo di laurea per il figlio Domenico.
L’inchiesta della Dda di Reggio Calabria squarcia il velo su un binomio inquietante: quello tra uno studio professionale in via Magna Grecia e le dinamiche più oscure della "Società Maggiore". Protagonisti sono proprio Francesco Stillittano e il figlio Domenico, neo-laureato in economia, che secondo gli inquirenti rappresentano il volto moderno, acculturato e strategicamente mimetizzato della criminalità organizzata reggina.
La laurea e il "regalo" del Vangelo
Torniamo all’intercettazione cult. Il 20 marzo 2024, le microspie captano un dialogo che sembra uscito da un romanzo noir. Francesco Stillittano vuole premiare il figlio Domenico per il conseguimento della laurea. Ma non pensa a un’auto o a un viaggio: vuole per lui la dote mafiosa del "Vangelo".
«Si laurea e gli voglio fare un regalo a mio figlio», spiega Stillittano al presunto boss di Aretina Fortunato Marino. La risposta, però, è una doccia fredda che rivela la rigidità delle gerarchie mafiose: «Ma gliel'hai fatto Ciccio uno! (...) gli devi dire che gliene ha fatti tre!». Anche il potente Nicola "Cola" Gattuso frena gli entusiasmi, osservando con sarcasmo la rapidità della carriera del giovane: «Tuo figlio in meno di un anno non sa nemmeno quello che è!».
Dietro questo diniego non c'è solo burocrazia criminale, ma una precisa strategia: proteggere il "volto pulito" del ragazzo. Gattuso è categorico: «Tuo figlio ha una laurea... e si deve stare zitto... subito si mette in mostra... passa qualche brutto quarto d'ora! Tu lo vuoi mettere in primo piano». Domenico deve restare nell'ombra, incensurato e laureato, per poter gestire gli affari di famiglia senza attirare le attenzioni dello Stato.
"Carta vaticana" e banconote false in piazza
Se il padre cura le relazioni alte, Domenico Stillittano sembra occuparsi della manovalanza di lusso. L’inchiesta documenta il suo presunto coinvolgimento nel traffico di banconote false, realizzate con una qualità tale da essere definite da Francesco «fatti perfetti... con la carta vaticana».
Domenico si vanta delle sue incursioni per testare il denaro contraffatto tra i venditori ambulanti di Piazza del Popolo: «Qualche quindici ne ho cambiate... me ne sono andato dove vendono la verdura a piazza del popolo, tutti quei marocchini... una strage!». Il giovane racconta con naturalezza di aver usato i "pezzi" da venti euro anche per fare benzina o comprare sigarette, verificando che nemmeno le macchinette elettroniche dei tabaccai riuscissero a rilevare il falso: «In un tabacchino glieli ho messi. E li ha controllati, vedi».
L’arsenale nella borsa della Lidl
C’è un altro elemento che emerge dalle carte dell’inchiesta. In una conversazione del novembre 2023, Domenico Stillittano confessa a Fortunato Marino di aver sottratto illegalmente un arsenale a un vicino di casa.
Il racconto è agghiacciante per la sua banalità: «Allora, c’era uno vicino casa mia... io sapevo dove le metteva perché io una sera lo guardavo dal terrazzo... una sera Nato ho preso e sono andato là, le aveva chiuse dentro tipo una borsa da spesa, quelle là della Lidl con la cerniera, ho preso e me le sono prese tutte». Tra i pezzi rubati, anche una pistola con il manico bianco che il giovane descrive come una "briscula grande così". Marino, dal canto suo, non disdegna l'aiuto del giovane per rifornirsi di proiettili: «Ne ho bisogno di un paio, non di un pacco da cinquanta... pure dieci, quindici botte».
La gola profonda in Procura
Uno degli aspetti più inquietanti dell'indagine riguarda la presunta capacità di Domenico Stillittano di attingere a informazioni riservate. In un’intercettazione del dicembre 2023, il giovane avverte Marino di imminenti arresti, citando una fonte interna agli uffici giudiziari: «Vedi che dicevano che c’è una moglie che... di uno... che lavora in Procura... se la chiama quello lì gli deve scrivere subito il mandato. Ieri, l’ho sentito con le mie orecchie». Un’informazione che Marino conferma immediatamente: «Ma c’è la voce in giro, c’è! C’è la voce!».
Tra grembiulini e "Grandi oratori"
Francesco Stillittano non è solo un commercialista sui cui grava un’accusa tutta da dimostrare di associazione mafiosa; è stato un uomo di vertice della massoneria legata alla loggia Camea. Nonostante affermi di essersi messo "in sonno" dopo l'inchiesta "Saggezza", Stillittano continua a muoversi come una "vecchia gloria" dell'ambiente.
Ostenta una conoscenza totale dei centri di potere. Arriva a sostenere di aver visto gli elenchi di chi comanda davvero a Reggio: «I primi otto che comandano a livello di ’ndrangheta e a livello di massoneria. Ed hanno messo nomi e cognomi». Per gli inquirenti è (quasi) una millanteria: è «ragionevole» pensare che faccia riferimento a un articolo del 2013 de L’Ora della Calabria nel quale compariva un elenco di nominativi appartenenti al contesto massonico della Camea tra i quali in effetti vi era anche il suo nome.
La prudenza: «Occhio ai bar pieni di telecamere»
Nonostante l’ostentazione di agganci importanti, gli Stillittano vivono nell'ossessione del monitoraggio. Francesco mette costantemente in guardia i suoi sodali dall'evitare bar "caldi": «Ah vedi... vedi di non andare al bar M.! Che ti incontri con qualcuno che è pieno javvampatu [pieno di telecamere] di telecamere e di microspie».
Persino i saluti in pubblico sono calcolati. In un incontro con Nicola Gattuso, concordano di evitare il bacio sulla guancia per non mostrare il loro legame fiduciario: «Ma le baciate le dovevamo evitare!», dice Gattuso, ricevendo il secco assenso di Stillittano: «Per giusto sì!».




