Sono trascorsi 30 anni da quella notte, tra il 12 e il 13 dicembre 1995, in cui il capitano di Fregata della Marina Militare, Natale De Grazia, appassionato di mare e natura e arguto e coraggioso inquirente, partiva alla volta di La Spezia. Mentre si stava recando dalla Calabria alla Liguria per attività investigative legate proprio alle indagini sulle cosiddette Navi a perdere, morì improvvisamente per cause mai pienamente chiarite. 

Tra gli atti della Commissione di inchiesta sul Ciclo dei Rifiuti del 2013, presieduta da Gaetano Pecorella, una perizia certifica che il suo decesso non avvenne per cause naturali. Eppure nessuna indagine arrivò mai a mettere in chiaro gli eventi. L’ultimo tentativo risale al 2020.

Rigore e integrità

Elemento di punta del pool ecomafie della Procura di Reggio Calabria, era collaboratore del sostituto procuratore Franco Neri e indagava sulle Navi dei veleni e su presunti affondamenti dolosi nei nostri mari finalizzati a disperdere negli abissi carichi di rifiuti tossici e radioattivi al centro di traffici illeciti.

Una indagine complessa e imponente che la Procura di Reggio Calabria aveva avviato e per la quale il procuratore Francesco Neri era coadiuvato da un’eccellenza nel suo campo, il capitano Natale De Grazia. 

Quel viaggio verso la Liguria, intrapreso con l’obiettivo (che certamente avrebbe centrato) di condurre approfondimenti di indagine nella città il cui porto è ancora oggi uno dei principali scali mercantili d’Italia, fu però l’ultimo. Un viaggio interrotto a Nocera Inferiore, nel salernitano, dove Natale De Grazia fu colto da un malore che gli stroncò la vita. Il tutto avvenne in circostanze ancora oggi poco chiare. Un infarto lo avrebbe colto, nonostante la tempra forte e i neppure 39 anni di età. La moglie Anna Vespia rimase con Giovanni e Roberto, allora soltanto due bambini.

Verità interrotte e interrogativi scomodi

In quel viaggio, interrotto da una morte improvvisa e sospetta, da trent’anni, e negli abissi del mare, da molti anni di più, si celano segreti, verità nascoste e interrogativi evidentemente scomodi ai quali ancora non è stata data, e neppure realmente cercata, una risposta.

Chi c’era dietro quei traffici illeciti di rifiuti? Quante navi e dove sono state affondate allo scopo di smaltirli? Con quali complicità? Fino a quale livello di coinvolgimento? perchè il relitto della nave Rigel non è mai stato cercato? Se ancora oggi alcun filone di indagine è giunto a completamento, neppure è stato escluso che tale traffico abbia intossicato l’ambiente, avvelenato i mari e “ucciso” il capitato De Grazia. Occorre cercare ma con la volontà di trovare, capire, svelare, fare luce.

La memoria e l’impegno che uniscono

Risposta che ancora invoca Legambiente che, in occasione di questo trentennale, a Reggio Calabria a palazzo san Giorgio e a La Spezia nella sala Dante, ha promosso due iniziative parallele. Tra le stesse ha avuto luogo un collegamento che ha unito da remoto le due città: quella di partenza e quella di destinazione che Natale De Grazia non poté mai raggiungere. Un afflato di memoria corale che reclama ancora e con forza verità e giustizia.

«Natale De Grazia – ha spiegato l’avvocata Valentina Antonini – è legato alla città della Spezia che un decennio fa lo ha insignito della cittadinanza onoraria alla memoria. Le sue indagini avrebbero raggiunto un punto di svolta proprio in questa nostra città. Ma a distanza di trent’anni tanti approfondimenti che lui avrebbe condotto non sono stati mai eseguiti e la sua morte continua ad essere segnata a lati oscuri sui quali non si vuole fare luce.

Per conto di Legambiente avevo presentato due esposti, di cui l’ultimo nel 2014, per riaccendere un faro e riaprire le indagini. Esposti che non hanno però avuto seguito.

Non demordiamo e, accogliendo le dieci proposte lanciate a Reggio Calabria da Legambiente, con il responsabile del circolo di La Spezia, Stefano Sarti, meditiamo di presentare un nuovo esposto per riaprire il caso. La verità è un diritto dei familiari e della cittadinanza che Natale De Grazia ha servito fino al sacrificio estremo», ha sottolineato l’avvocata di Legambiente, Valentina Antonini.

Le dieci proposte lanciate a Reggio Calabria

Ecco i dieci punti condivisi dal Comune di Reggio Calabria. Sei sono le richieste rivolte alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su altri illeciti ambientali e agroalimentari: sviluppare una nuova attività d’inchiesta sui traffici illegali di rifiuti e gli affondamenti sospetti di navi nel Mediterraneo; analizzare e riordinare la documentazione e le relazioni approvate nelle legislature precedenti, con particolare attenzione agli atti su cui lavorava De Grazia e alle evidenze della probabile causa tossica della sua morte emerse dalla perizia del 2012; acquisire ulteriore documentazione, comprese quelle relative a provvedimenti di archiviazione; desecretare tutti gli atti disponibili, salvo quelli relativi a questioni di sicurezza nazionale, compresi eventuali documenti del Sios (acronimo dell’allora Servizio informazioni operative e situazioni); raccogliere testimonianze utili alla ricostruzione dei fatti; individuare nuove tecnologie per il monitoraggio dei fondali e la mappatura dei relitti.

Una richiesta al Mase e all’Ispra: definire e finanziare – come già annunciato nel 2020 dall’allora ministro dell’Ambiente Sergio Costa ma senza risultati – un nuovo programma di ricerca, che sfrutti le migliori tecnologie, sugli affondamenti sospetti di navi mercantili lungo le coste italiane.

Una alla Regione Calabria: integrare con risorse proprie il programma nazionale di monitoraggio dei fondali lungo le coste calabresi, nelle aree indicate dalle indagini e dagli atti come siti di possibili affondamenti sospetti di navi mercantili.

Infine, due appelli alla Commissione europea e all’Unep (Programma ambientale delle Nazioni Unite): acquisire tutta la documentazione esistente sui presunti affondamenti nel Mediterraneo e definire un programma di ricerca scientifico e ambientale sugli affondamenti sospetti, da sviluppare insieme al Mase.

Indagini stroncate e approfondimenti mai eseguiti

Richieste, appelli e istanze per dissipare le ombre e i dubbi pesanti che restano come resta la certezza che Natale De Grazia sarebbe arrivato a svelare quelle verità ancora negate.

La relazione della Commissione di inchiesta sul Ciclo dei Rifiuti del 2013contiene ancora appunti e resoconti della sua intensa attività investigativa, anche lontano dalla Calabria, utili ancora oggi per ricostruire quanto stava avvenendo anche nei mari calabresi. L’indagine reggina, archiviata nel 2000, cinque anni dopo la morte di de Grazia, non proseguì. Ma gli elementi di indagine sono ancora lì, anche se molto (troppo) e ancora segretato o comunque non utilizzabile.

Tra i documenti rinvenuti dalle sue perquisizioni, per esempio, anche altri appunti/ progetti preventivi relativi a navi che dovevano essere attrezzate, adattate o acquistate. Tra esse anche la motonave Jolly Rosso, spiaggiatasi in circostanze sospette ad Amantea, nel cosentino, il 14 dicembre 1990. Rinvenuti anche documenti che legherebbero le indagini condotte dal capitano De Grazia anche alla giornalista Ilaria Alpi, uccisa con il collega Miran Hrovatin a Mogadiscio il 20 marzo 1994, mentre conduceva inchieste giornalistiche sui traffici di rifiuti tossici e radioattivi coperti dal manto della cooperazione internazionale. 

Il mistero della Rigel

E ancora rinvenuto anche un appunto riferito all’affondamento presunto, ma al quale non è mai seguita alcuna “effettiva” attività di ricerca, della motonave maltese Rigel, che sarebbe “scomparsa”, al largo di Capo Spartivento nel reggino, il 21 settembre 1987.

L’unico episodio confluito in un processo per truffa assicurativa, essendo stato accertato l’affondamento doloso. Si conoscono, dunque, le coordinate di quell’affondamento, l’unico in quella data, eppure nessuno ha mai cercato il relitto.

Misteri rimasti fitti che nascondono verità scomode che hanno trovato autorevoli complici per restare taciute, mentre un uomo, autentico servitore dello Stato, nel compimento del suo dovere ha perso la vita. E con buona pace delle coscienze sopite e di quelle distratte, quelle sporche e corrotte restano ben nascoste.