Sono sempre più concrete le prospettive di lavoro esterno e di tirocini formativi per le persone detenute nelle carceri di Reggio Calabria.

Report di autorevoli osservatori e associazioni da anni impegnate in questo ambito hanno messo in luce quanto il lavoro esterno per le persone detenute sul nostro territorio sia un’emergenza. Abbiamo anche raccolto l’appello della magistratura di Sorveglianza di Reggio Calabria circa la necessità di un maggiore coinvolgimento della società civile, in particolare del settore produttivo in modo da innescare un meccanismo virtuoso che porti le persone detenute, con i dovuti requisiti, già fuori per lavorare durante la detenzione.

Una sorta di graduale reinserimento sociale e di anticipazione della nuova vita che potrà pienamente riscattare le persone al momento del definitivo ritorno in libertà. Un percorso necessario, in assenza del quale la rieducazione resterà mancante, lacunosa, incompiuta.

La creazione, dunque, di opportunità di lavoro esterno per le persone detenute costituisce una priorità ed è, per questo, l’obiettivo del protocollo, sottoscritto nei mesi scorsi in prefettura a Reggio Calabria e adesso in espansione. Un percorso scandito da riunioni periodiche presso la sede territoriale del Governo alle quali partecipano i garanti per le persone private della libertà personale e gli attori dei processi imprenditoriali e produttivi del territorio.

«Questo protocollo - ha spiegato Giovanna Russo, garante regionale dei Diritti delle persone Detenute - costituisce un unicum. Possiamo iniziare a dare qualche dato: 39 profilazioni, 11 tirocini avviati e tre contratti di lavoro.

Ecco questo è un segnale veramente importante perché lì dove vi erano anche delle resistenze da parte delle realtà imprenditoriali, per paure legate all'esperienza detentiva della persona da impiegare, questa cabina di regia con capofila la prefettura e le risorse finanziate dall'assessorato al Lavoro della regione Calabria, vuol dire che stiamo mettendo in campo una realtà e una progettualità che non si era appunto mai cristallizzata, prima», ha spiegato ancora Giovanna Russo, garante regionale dei Diritti delle persone Detenute.

Un percorso avviato inizialmente in ambito edilizio e poi esteso a diversi altri settori e che contempla anche attività di formazione professionale da svolgere all’esterno.

«Mentre prosegue il lavoro delle profilazioni si sta lavorando ad una specifica relativa al tema della formazione, visto che il monte ore previsto deve contemplare la specificità della condizione detentiva. Sicuramente al prossimo incontro avremo maggiori notizie», ha annunciato ancora Giovanna Russo, garante regionale dei Diritti delle persone Detenute.

«Il percorso lavorativo - ha sottolineato Giuseppe Aloisio, garante comunale dei Diritti delle persone Detenute - è fondamentale e imprescindibile nell’ottica di una piena riabilitazione e di un abbattimento degli tassi di recidiva. Per fronteggiare tale emergenza la prefettura sta dando impulso a un tavolo dedicato. Si è partiti dall'edilizia con l’Ance. Successivamente, sua eccellenza il Prefetto ha inteso allargare il tavolo.

Con il coordinamento del centro per l’Impiego, all’ultima recente riunione hanno preso parte con Confindustria anche la Camera di Commercio, Confesercenti, Confcommercio. Dunque gli attori imprenditoriali attivi sul territorio e che possono dare quel contribuito essenziale per dare le risposte all’universo carcerario abitati dalle persone private della libertà».

Altra criticità sulla quale intervenire è l’ambito sanitario. «La carenza di personale pregiudica il diritto alla salute. Se non garantiamo alla persona ristretta le cure mediche - ha spiegato ancora Giuseppe Aloisio, garante comunale dei Diritti delle persone Detenute - non rispettiamo la loro dignità e non garantiamo una piena rieducazione.

La problematica non è solo locale ma ciò non rende il pregiudizio meno grave. Occorre aumentare le risorse dal punto di vista numerico. Ma ciò richiede un deciso e risolutivo intervento della politica, ammesso che ci sia questa volontà politica. Per sollecitare questa attenzione I problemi che sono aggravati dal sovraffollamento, ben vengano le manifestazioni e i convegni. Il coinvolgimento della società civile è necessario per avvicinare la politica all’universo carceri in modo concreto ed efficace.

La società civile deve attenzionare l’universo carcerario perché è nel suo interesse capire cosa succede perché l’ottica è quella del reinserimento di queste persone in libertà nella stessa società civile. Persone che potranno costituire nuove risorse per la collettività e dare un contribuito di crescita e sviluppo», ha concluso Giuseppe Aloisio, garante comunale dei Diritti delle persone Detenute.