Questa mattina, in un'atmosfera solenne, le commemorazioni in memoria del sottufficiale assassinato nel 1985. Il Comandante provinciale Totaro non molla la presa: «Indagini non ancora concluse»
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Una cerimonia sobria ma dall’alto valore simbolico ha onorato questa mattina a San Luca la memoria del brigadiere Carmine Tripodi, assassinato nel 1985 mentre contrastava i sequestri di persona in Aspromonte. Le celebrazioni si sono articolate in vari momenti. Prima la deposizione di una corona di fiori da parte dell’autorità civili e militari davanti alla stele a lui dedicata in località Ponte Cucuzza, poi la messa officiata dal vescovo della diocesi di Locri-Gerace monsignor Francesco Oliva. Quindi un secondo momento di raccoglimento presso il monumento sito nell’omonima piazza del paese.
Le indagini sul delitto sono state riaperte tre anni fa e sono ancora in corso, come ha confermato il comandante provinciale dell’Arma Cesario Totaro. «Il nome del brigadiere Carmine Tripodi è scolpito nella roccia della memoria della Repubblica per il sacrificio reso alla patria - ha espresso l’alto ufficiale - Ma è anche vero che la storia del brigadiere Tripodi rimane una pagina ancora aperta che sanguina nella cronaca, perché è una vicenda giudiziaria non ancora conclusa».
Un esempio di coraggio e dedizione quello di Carmine Tripodi, ricordato anche dalle parole del commissario prefettizio che guida il Comune di San Luca Antonio Reppucci. «E' un momento significativo per la comunità locale – ha dichiarato - per confermare e ribadire all'Arma Carabinieri i sentimenti di forte vicinanza e sentita riconoscenza per lo impegno quotidiano al servizio delle istituzioni democratiche e per garantire il pacifico godimento della vita sociale, in un territorio percorso da tante e delicate dinamiche sia di ordine sociale, sia di sicurezza pubblica. Il ricordo commosso del Brigadiere Tripodi corrobora questi sentimenti ed è anche un modo per fertilizzarne la memoria e per esaltarne l'impegno incessante, fino all'estremo sacrificio, per la affermazione dei valori della legalità e della partecipazione democratica, esempio fulgido soprattutto per le future generazioni che non hanno vissuto vicende tragiche e drammatiche del passato, che hanno segnato profondamente, per l'azione sconsiderata e brutale di pochi, l'immagine di questa terra con tanti punti di eccellenza storico paesaggistica».
Arruolato nell’Arma dei Carabinieri il 14 luglio 1977, Tripodi prestò servizio presso la Compagnia di Bianco, la Squadriglia Carabinieri di Motticella e, da ultimo, dall’8 gennaio 1982, al comando della Stazione Carabinieri di San Luca. Fu fortemente impegnato con determinazione e grande professionalità ad arginare l’ondata dei sequestri di persona sui crinali dell’Aspromonte riuscendo ad assicurare alla giustizia i rapitori dell’ingegnere napoletano Carlo De Feo, tenuto prigioniero per 395 giorni sulle montagne reggine.
Alle 21 del 6 febbraio 1985, mentre stava andando a bordo della propria autovettura presso la caserma della Compagnia Carabinieri di Bianco subì, in località Cucuzza di San Luca, un agguato ad opera di tre malviventi che, dopo aver bloccato il passaggio del mezzo, esplosero all’indirizzo dell’auto numerosi colpi di lupara, attingendo mortalmente il militare e dileguandosi. Seppur ferito a morte, il sottufficiale reagì coraggiosamente esplodendo alcuni colpi con la propria arma, ferendo almeno uno dei malviventi in fuga, per poi accasciarsi esanime all’interno della sua autovettura. Il 5 giugno 1986, in occasione della Festa dell’Arma dei Carabinieri celebrata in Roma, il Presidente della Repubblica ha conferito alla memoria del Brigadiere Carmine Triodi la “Medaglia d’Oro al Valor Militare”.





