Un progetto promosso da Attendiamoci ODV, Pro Terra Sancta e Fondazione Enrico Zanotti
per offrire a giovani palestinesi un percorso di crescita accademica, umana e comunitaria
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C’è un momento, nella vita di un giovane, in cui tutto sembra possibile e nulla sembra raggiungibile. Lo sa bene chi cresce a Gerusalemme o a Betlemme, dove i sogni convivono ogni giorno con muri — di cemento, guerra e instabilità — che sembrano fatti apposta per soffocare. Eppure, proprio da quella terra ferita e santa, nasce un progetto che ha il coraggio di scommettere su ciò che di più prezioso esiste: il futuro di chi è giovane.
Tre realtà italiane — Attendiamoci ODV ETS, l’Associazione Pro Terra Sancta e la Fondazione Enrico Zanotti di Ferrara — hanno deciso di camminare insieme per offrire a ragazze e ragazzi di Gerusalemme e Betlemme la possibilità di studiare in Italia, attraverso un programma di borse di studio triennale che non è soltanto un sostegno economico, ma un abbraccio: quello di una comunità che accoglie, accompagna e crede in loro.
Studiare in Italia, crescere come persone
Gli studenti selezionati potranno immatricolarsi presso tre istituzioni accademiche. L’Università Mediterranea di Reggio Calabria affacciata su quel Mediterraneo che da sempre unisce più di quanto divida; l’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria che apre le porte a chi porta dentro di sé un talento creativo che cerca forma e voce; l’Università di Ferrara, ateneo di antica e nobile tradizione.
Ma la vera ricchezza di questo progetto non sta nei programmi accademici. Sta in ciò che li circonda.
Una casa, non solo un’aula
I giovani borsisti non arriveranno in Italia da soli. Ad attenderli ci sarà una rete di relazioni autentiche, una vita comunitaria pensata per farli sentire a casa — anche a migliaia di chilometri da casa. È questo il cuore del progetto: l’idea che non si può formare una mente senza prendersi cura della persona intera, con la sua storia, le sue paure, la sua nostalgia e i suoi desideri.
Attendiamoci lo fa da oltre vent’anni. Nata a Reggio Calabria nel 2001, questa
organizzazione di volontariato ha fatto della casalità — la creazione di relazioni significative, stabili, capaci di generare comunità — il proprio metodo educativo. Attraverso la vita comunitaria, i percorsi formativi, la gestione di beni confiscati alla criminalità organizzata e un instancabile lavoro con i giovani in tutta Italia, Attendiamoci ha dimostrato che l’accoglienza non è un gesto episodico, ma un modo di stare al mondo. Ed è a Gerusalemme che questa vocazione ha trovato forse la sua espressione più alta: con Casa Kerigma, un centro di accoglienza e formazione spirituale nel cuore della Città Santa, animato da don Valerio Chiovaro, sacerdote reggino fidei donum presso il Patriarcato di Gerusalemme. Casa Kerigma è divenuta, nelle parole del Cardinal Pierbattista Pizzaballa, uno spazio “semplice, posto a servizio di coloro che vogliono ripensare le loro vite”: un luogo dove italiani e stranieri, cristiani, musulmani ed ebrei si incontrano attorno al tavolo della fraternità — spesso con una buona pizza, sempre con un pezzo di pane. È grazie a questa presenza viva e quotidiana tra la gente di Gerusalemme e Betlemme che il progetto ha potuto nascere: non sulla carta, ma dentro le relazioni.
Pro Terra Sancta, organizzazione non governativa che da anni sostiene l’opera dei frati francescani della Custodia di Terra Santa, porta al progetto la sua profonda conoscenza del territorio e la sua lunga esperienza nel sostenere i giovani palestinesi attraverso l’educazione, l’assistenza e la promozione dello sviluppo delle comunità locali. Da Betlemme a Gerusalemme, da Damasco a Beirut, Pro Terra Sancta è presente dove c’è bisogno, con la discrezione e la tenacia di chi sa che ogni singola vita conta.
La Fondazione Enrico Zanotti di Ferrara chiude il cerchio con la propria competenza nell’ospitalità universitaria e nella formazione integrale. I suoi campus residenziali, i percorsi culturali e il progetto educativo “Accademia” offrono agli studenti internazionali non soltanto un tetto e una scrivania, ma un ambiente in cui essere accompagnati nella scoperta di sé e del mondo — esattamente ciò di cui un giovane che arriva da lontano ha più bisogno.
Inseguire i propri sogni
C’è una parola che torna spesso, quando si parla di questo progetto: speranza. Non quella retorica e vuota dei comunicati stampa, ma quella concreta e ostinata di chi lavora ogni giorno perché un ragazzo di vent’anni possa pensare al proprio futuro senza sentirsi in trappola.
Il progetto mira a sostenere la formazione a trecentosessanta gradi di questi giovani: non soltanto un titolo di studio, ma un’esperienza che li renda capaci di costruire il proprio avvenire, di scoprire risorse che non sapevano di avere, di incontrare persone e culture diverse in un clima di libertà e rispetto. E, un giorno, di tornare — o di restare, o di andare altrove — portando con sé qualcosa che nessun muro potrà mai togliere loro: la consapevolezza di chi sono e di ciò che possono diventare.
Perché ogni giovane merita la possibilità di inseguire i propri sogni. Anche — e soprattutto — quando il mondo intorno sembra dire il contrario.

