Sul palco dell’Altafiumara Fest, con lo Stretto di Messina a fare da scenografia naturale, Fabio Macagnino apre la sua performance con parole che sono più di un’introduzione: «Riprendiamoci la piazza». È il grido di un artista che usa la musica come detonatore di partecipazione, presentando il suo progetto Movimento Terra.

Un invito diretto a uscire dall’isolamento virtuale e a tornare a vivere i luoghi reali, quelli dove si incontrano gli sguardi e si condividono idee. La sua voce e la sua band danno forma a un suono che è radice e innovazione, un ponte tra tradizione calabrese e linguaggi contemporanei, pensato per parlare a tutti, senza filtri, con la forza della melodia e la concretezza del ritmo.

Movimento Terra non è soltanto una canzone, ma un manifesto artistico. Nato da un lavoro collettivo con il suo gruppo, il progetto ha preso forma intrecciando testi e arrangiamenti che raccontano la necessità di “alzarsi” e partecipare. Per Macagnino, la piazza è il simbolo di un potere decisionale da riconquistare, sottraendolo a chi decide dall’alto, senza ascoltare le comunità.

Il brano diventa così un appello a non restare fermi, a trasformare la musica in strumento di cambiamento, capace di scuotere coscienze e ricostruire legami. La sua è una “rivoluzione pacifica e festaiola”, dove ballo, canto e condivisione diventano azioni politiche e sociali, cariche di energia collettiva.

Per Fabio Macagnino, la musica ha sempre avuto un ruolo che va oltre l’intrattenimento. Nelle sue parole, l’arte può ispirare e motivare, soprattutto quando nasce con una precisa ricaduta sul sociale. È un concetto maturato in anni di esperienza sul campo, nei quali ha trasformato il palco in un luogo di incontro e riflessione. La sua poetica è chiara: la bellezza da sola non basta a cambiare il mondo, ma può essere la scintilla che accende una partecipazione attiva. In Movimento Terra, questo pensiero si traduce in arrangiamenti che mescolano strumenti della tradizione calabrese con sonorità moderne, creando un linguaggio immediato e inclusivo. Ogni nota diventa parte di un dialogo, ogni parola un tassello di un discorso collettivo che supera i confini della musica stessa.

L’Altafiumara Fest è il palcoscenico ideale per questa visione. Immerso tra le scogliere di Santa Trada e i panorami dello Stretto di Messina, il festival è un crocevia di arti e suggestioni. Qui, musica, teatro, sapori e convivialità si intrecciano, creando un’esperienza che è tanto culturale quanto emotiva.

Macagnino vi porta il suo Movimento Terra come parte di un “mosaico” in cui ognuno contribuisce con la propria tessera: i luoghi con la loro bellezza, il pubblico con la propria energia, gli artisti con la propria creatività. È un incontro in cui il paesaggio diventa scenografia viva e il concerto si trasforma in un rito collettivo, capace di far sentire chi ascolta parte di qualcosa di più grande.

L’immagine del mosaico è centrale nel racconto di Fabio Macagnino. Ognuno può offrire la propria parte: un suono, un sapore, un gesto, un’idea. Movimento Terra diventa così un contenitore aperto, dove la musica è solo il punto di partenza e tutto il resto lo costruisce la comunità. Nei concerti, le persone non sono semplici spettatori ma protagonisti, chiamati a partecipare, cantare, ballare, condividere. È un’arte che non si chiude in un disco o in un palco, ma che si espande nei vicoli, nelle piazze, tra la gente. Questo approccio fa sì che ogni esibizione sia unica, plasmata dall’energia del momento e dalle relazioni che nascono tra chi suona e chi ascolta.

Nel chiudere il suo live all’Altafiumara Fest, Macagnino lascia al pubblico un messaggio che resta sospeso nell’aria: la partecipazione non è un concetto astratto, è un’azione quotidiana. La sua “rivoluzione pacifica e festaiola” è un invito a vivere la comunità con entusiasmo, a difendere la bellezza dei luoghi, a dare spazio alla creatività come atto politico.