«Venerdì 27 marzo anche il nostro Paese celebra per la sessantaquattresima volta la “Giornata internazionale del Teatro” creata dall’UNESCO.

La finalità della “Giornata” è quella di sensibilizzare l’opinione pubblica, ma anche il mondo studentesco sulla scorta delle esperienze di attività teatrale promosse negli ultimi anni, sull’importanza dell’espressione teatrale e promuovere lo sviluppo delle arti performative in tutti i Paesi del mondo.

L’occasione ci consegna la possibilità di rivisitare il rapporto tra teatro e comunità calabrese e, in particolare, tra teatro e scuola nella nostra comunità e contemporaneamente di fare una riflessione sullo stato dell’arte anche del Teatro comunale “F. Cilea” di Reggio Calabria.

Lo spettacolo colto, prosa, danza, lirica, insomma lo spettacolo frutto di fatica, di ricerca, di studio è quello che deve essere sostenuto perché in Italia non ha vita facile, ancor più come vedremo in Calabria. E’ un problema che riguarda la formazione del pubblico fin da giovane, bisogna educare i bambini al teatro fin da piccoli perché questa forma di espressione artistica aumenta le capacità linguistiche e quindi la crescita culturale, che è il vero investimento da fare. Bisogna puntare alla formazione del pubblico facendo arrivare questo tipo di spettacoli “colti”, di valori e di linguaggi, a un maggior numero di persone.

Al momento non sono ancora disponibili dati ufficiali consolidati sul numero esatto di calabresi che sono andati a teatro nell'intero anno 2025. Storicamente, la Calabria registra uno dei tassi di frequentazione teatrale più bassi d'Italia. Secondo rilevazioni recenti (marzo 2025), circa l'83,6% dei calabresi ha dichiarato di non essere mai andato a teatro, mentre solo il 14,1% vi si è recato almeno una volta.

A titolo di paragone, la media nazionale italiana di persone (dai 6 anni in su) che hanno assistito ad almeno uno spettacolo teatrale si attestava intorno al 12,1% negli anni precedenti, evidenziando una difficoltà strutturale che coinvolge l'intero Paese ma che in Calabria appare più marcata.

Comunque li si guardi, i dati del tema in oggetto raccontano di una Calabria, ma sostanzialmente anche di una Italia, particolarmente pigre da un punto di vista culturale. Anche se va sottolineato come negli ultimi anni nella nostra regione cartelloni invernali ed estivi hanno consentito una offerta accettabile di spettacoli variegati .

Però è sperabile che i teatri calabresi si propongano di funzionare a pieno regime.

Creare il pubblico di domani è una esigenza imprescindibile, per esempio, per una istituzione come il “Cilea” di Reggio Calabria che, attraverso una auspicabile Fondazione, costituita da managerialità pubblica e del privato, possa intraprendere una politica di interventi di divulgazione , sviluppando una pedagogia teatrale e musicale e investendo sulla formazione dei ragazzi e dei giovani, complice una fitta rete di relazioni da realizzare con il mondo della scuola.

Insomma, il “Cilea” va inteso come valore ma anche come risorsa, ma lo sia in funzione del servizio che può rendere al cittadino, recuperando sia la vicinanza al pubblico,sia la capacità di cogliere e di rielaborare il presente e la quotidianità.

Il teatro deve riuscire a creare un sistema, che grazie al lavoro sul territorio ed al coinvolgimento del maggior numero di persone, ritorni a rendere proprie le esigenze della committenza, ovverosia del pubblico». Così in una nota Guido Leone, già Dirigente Tecnico U.S.R. Calabria.