Negli studi de ilReggino.it, dentro il format “L’intervista” dagli studi de ilReggino.it, l’arte torna al centro della scena. E lo fa con i colori accesi, istintivi, quasi tellurici di Pasquale Franzè, pittore reggino che negli ultimi anni ha portato le sue tele oltre lo Stretto, fino ad Amsterdam e nelle grandi fiere nazionali. Un percorso fatto di passione, studio e slanci improvvisi, che oggi racconta senza filtri.

«È una passione che ho fin da bambino», dice con semplicità. Poi la vita, le pause, e infine la scelta di tornare con decisione davanti alla tela. Negli ultimi anni le mostre si sono moltiplicate: esposizioni in Italia e all’estero, quattro opere presentate ad Amsterdam, la partecipazione alla Quadriennale di Milano, pagine dedicate su riviste di settore. A giugno un suo quadro sarà presentato al MoMA con l’Atlanta dell’arte contemporanea. A Reggio Calabria ha esposto a Palazzo San Giorgio e oggi le sue opere trovano spazio anche al Caffè Putortì di Santa Caterina e in altre gallerie.

La sua pittura è una dichiarazione d’intenti: niente copie, niente esercizi accademici. «I miei quadri sono esplosioni di colori». Non è un’etichetta casuale. L’ultima mostra è stata intitolata proprio “Explosion”. Franzè parla di scintilla, di un Big Bang personale che dà origine all’opera. A volte l’idea matura lentamente, altre nasce di getto. Ci sono giorni in cui sente il bisogno fisico di alzarsi all’alba o nel cuore della notte per dare «quattro pennellate». Altri in cui la tela resta intatta. L’arte, per lui, non obbedisce al comando.

L’orizzonte è quello dell’astratto e dell’informale, direzione verso cui si muove gran parte dell’arte contemporanea. Un linguaggio che lascia spazio all’interpretazione e allo stato d’animo di chi osserva. «Ognuno vede qualcosa di diverso». Non è solo estetica. Alcuni suoi quadri vengono utilizzati in uno studio di psicoterapia a Roma: le cromie, racconta, ispirano gioia e benessere psicofisico.

Accanto all’entusiasmo, però, c’è l’analisi lucida del contesto reggino. «L’arte non ha appartenenze politiche, dovrebbe essere al di sopra di tutto e fare bene alla città». Franzè denuncia ostacoli burocratici e dinamiche che rallentano la crescita degli artisti. Ricorda di essere stato autorizzato a esporre a Palazzo San Giorgio solo poche ore prima dell’inaugurazione. Spazi espositivi che esistono, ma procedure che spesso complicano tutto. «La burocrazia purtroppo c’è anche nel mondo della bellezza».

Lo sguardo si sposta inevitabilmente su Messina, dove Biennale ed Expo Arte hanno trovato continuità e strutture adeguate. «Dovremmo prendere esempio da chi opera in modo proficuo». A Reggio, intanto, si attende che il nascente Museo del Mare possa diventare anche un luogo per mostre temporanee e nuove opportunità.

Il calendario di Franzè resta fitto. Tra gli ultimi impegni la partecipazione alla fiera di arte moderna di Genova con uno spazio espositivo dedicato, tre giorni di confronto con galleristi e artisti provenienti da tutta Italia e dall’estero. Occasioni che alimentano la crescita e il dialogo.

«Se vengono sostenuti gli artisti, può essere un’occasione per dare qualcosa in più alla città», sostiene Franzé. Perché la bellezza, quando trova spazio, diventa motore. E Reggio Calabria, nei colori che esplodono sulle sue tele, può intravedere una possibilità che va oltre la pittura: trasformare l’arte in energia civile.