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“Spomenik. Architettura di sublime memoria” è il titolo della conferenza promossa dal Centro Internazionale Scrittori della Calabria con il patrocinio del comune di Reggio Calabria che si è svolta, martedì 9 settembre 2025, nei locali della Biblioteca “De Nava”.
Ha coordinato i lavori Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria, e con il contributo di slides ha relazionato Ottavio Amaro, prof. di Composizione Architettonica all’Università Mediterranea di Reggio Calabria, componente del Comitato Scientifico del CIS della Calabria. Spomenik (sinonimo di monumento, architettura e arte commemorativa), termine nato dalla strategia civile sulla resistenza al nazifascismo in Jugoslavia, monumenti commemorativi di un periodo storico specifico.
Queste presenze architettoniche e scultoree di un passato e di una tensione ideale e politica, allo stesso modo dei paesaggi, rappresentano ed evocano nel tempo e nello spazio nuovi e diversi significati. Dopo una fase di abbandono e di oblio, a seguito dei conflitti balcanici, si registra un interesse diffuso nei confronti di queste monumentali sculture da parte della critica architettonica. Architettura sublime che vive di una espressività artistica in un tempo sospeso tra visibile e invisibile.
Numerose mostre, che attraverso disegni, modelli, fotografie e filmati, a partire da New York fino al Museo d’arte contemporanea di Skopje, hanno permesso una riflessione sull’architettura brutalista come espressione di una “modernità̀ differente”, capace di intercettare e caratterizzare in maniera originale i processi di cambiamento in atto nell’Occidente dopo la Seconda Guerra mondiale. La sorte degli Spomenik si identifica con la crisi causata dalle guerre balcaniche degli anni ’90.
Insieme alla fine del regime si è perseguito il disegno di distruzione di simboli e testimonianze rappresentative della memoria. Il loro simbolismo è andato perso nella traduzione man mano che il linguaggio visivo è cambiato, i loro segnali sono attutiti da una visione del mondo mutata.
Nel concludere l’interessante e complessa relazione, il prof. Ottavio Amaro ha sottolineato che ciò che resta è pura arte civile e moderna, pur priva di connotati figurativi e retorici diretti, si esprimeva attraverso l’espressionismo plastico della forma capace di dialogare con la misura del paesaggio, senza rinunciare a possibili rimandi evocativi e poetici.

