La Grecia antica, con i suoi miti, le sue tragedie e le sue domande senza tempo, ha trovato casa per un giorno a San Giorgio Morgeto. Nella splendida cornice del Convento dei Domenicani, recentemente restaurato grazie ai fondi del PNRR, si è svolta la presentazione di “Un cuore greco. Il ritorno ai Classici nel Novecento” (Neri Pozza), il libro di Marina Valensise, giornalista, scrittrice e consigliera delegata della Fondazione INDA - Istituto Nazionale del Dramma Antico di Siracusa, di origini polistenesi per parte paterna e palmesi per parte di madre. È stato un appuntamento che è andato ben oltre la consueta presentazione letteraria, trasformandosi in un viaggio tra memoria, cultura e attualità, nel quale il mondo classico ha offerto preziose chiavi di lettura per comprendere anche le contraddizioni del nostro tempo. A dialogare con l’autrice è stata Angelica Pedatella, che ha guidato la conversazione attraverso i temi del libro, sollecitando riflessioni e approfondimenti. Alcuni brani dell’opera sono stati letti dall’attrice Maria Condrò, che ha fatto entrare il pubblico nelle atmosfere e nelle suggestioni della narrazione, dando voce alle parole dell’autrice. Ad aprire l’incontro, i saluti istituzionali dell’assessore del Comune di San Giorgio Morgeto, Tina Gullone, che ha portato il saluto del sindaco Valerioti, e l’intervento dell’assessore alla Cultura del Comune di Taurianova, Maria Concetta Valotta. Una partecipazione che ha sottolineato il valore culturale dell’iniziativa e l’importanza di fare rete tra istituzioni e territori attraverso occasioni di confronto e crescita.

Particolarmente significativa è stata la scelta del luogo. Il Convento dei Domenicani, recuperato e restituito alla collettività grazie ai fondi del PNRR, ha rappresentato non soltanto una suggestiva cornice architettonica, ma un autentico protagonista della giornata. Prima della presentazione, infatti, i partecipanti hanno potuto visitare il complesso, accompagnati alla scoperta del convento, della sua biblioteca e della sala immersiva dedicata a Tommaso Campanella, il filosofo che proprio a San Giorgio Morgeto compì parte del suo percorso di studi. La visita è proseguita nella sala consiliare, dove gli arredi in legno massello raccontano un’altra storia di cultura e riscatto. Si tratta infatti di manufatti realizzati dai detenuti della Casa di Reclusione di Laureana di Borrello, grazie alla loro maestria artigianale. Un progetto che richiama l’attenzione sul valore rieducativo della pena e sulla capacità della bellezza di nascere da percorsi di impegno e legalità. Ma anche un legame significativo con il territorio, attraverso la figura di Stefano Carmine De Michele, originario di San Giorgio Morgeto e capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria.

È stato proprio il dialogo con l’antichità a dare alla presentazione il suo respiro più profondo. Nel corso dell’incontro, la riflessione si è concentrata sull’attualità della tragedia greca e sulla necessità di «tornare al tragico»: non come semplice riesumazione di un genere del passato, ma come recupero di uno sguardo capace di misurarsi con i grandi conflitti dell’esistenza umana. La tragedia greca, infatti, non offre risposte facili. Mette in scena il conflitto tra individuo e potere, tra coscienza e obbedienza, tra libertà e destino, mostrando quanto siano fragili gli equilibri sui quali si reggono le società. Il riferimento al «cuore greco» di Albert Camus e alla storia dei regimi totalitari ha consentito di ampliare ulteriormente la riflessione. Il tragico, nella storia, non appartiene soltanto alla dimensione del mito: si manifesta quando il potere pretende di cancellare la libertà, quando l’individuo viene schiacciato da ideologie assolute, quando la responsabilità personale si dissolve nell’obbedienza e la dignità umana viene sacrificata a una presunta ragione superiore. In questo senso, tornare alla tragedia significa anche recuperare la consapevolezza dei limiti del potere, delle responsabilità individuali e collettive e della necessità di non smarrire la dimensione etica dell’agire umano.

Il mondo greco, dunque, non come un passato lontano da contemplare con nostalgia, ma come una radice viva della nostra civiltà, in grado di parlare ancora a noi moderni e di mettere in discussione le nostre certezze. La giornata di San Giorgio Morgeto ha intrecciato così diverse forme di patrimonio: quello letterario e filosofico custodito nel libro di Marina Valensise, quello storico e architettonico del Convento dei Domenicani, quello umano e sociale rappresentato dal lavoro dei detenuti e quello immateriale della memoria di Tommaso Campanella. Una sintesi particolarmente felice per un luogo che, dopo il restauro, si propone nuovamente come spazio di incontro, conoscenza e partecipazione.

E se la tragedia greca continua a interrogarci a distanza di millenni, è forse perché, come dimostra anche «Un cuore greco», le grandi domande dell’uomo non invecchiano. Cambiano le epoche, cambiano i protagonisti della storia, ma resta la necessità di comprendere il male, di riconoscere la responsabilità, di difendere la libertà e di custodire ciò che ci rende umani.