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Reggio, i geologi sul Ponte: «Progetto da aggiornare e inserire in un sistema infrastrutturale ammodernato» – VIDEO

Due giorni di lavori sulle due sponde dello Stretto in occasione del convegno promosso dal consiglio nazionale. A Messina presente il ministro Musumeci

Reggio, i geologi sul Ponte: «Progetto da aggiornare e inserire in un sistema infrastrutturale ammodernato» – VIDEO

«Noi riteniamo che il Ponte sia un’opera utile se inserita in un quadro organico di ammodernamento infrastrutturale e anche di risoluzione delle tante problematiche di carattere geologico-ambientale del territorio. Nel decreto Ponte è stato recepito uno degli emendamenti da noi proposti in sede di audizione nelle commissioni, Dunque il progetto sarà aggiornato dal punto di vista dei parametri geologici, sismici, geotecnici, geomorforlogici e ambientale in senso stretto».

È quanto ha dichiarato Arcangelo Francesco Violo, presidente del consiglio nazionale dei Geologi, in occasione del convegno promosso dallo stesso consiglio, dalla fondazione Centro Studi del Cng e dagli ordini regionali dei Geologi di Calabria e Sicilia. Al centro dei lavori gli aspetti geologici, sismici e normativi delle opere infrastrutturali nell’area dello Stretto.

L’evento è stato patrocinato dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, dal Consiglio Nazionale degli Ingegneri e dalla rispettiva Fondazione, dagli Ordini provinciali degli Ingegneri e degli Architetti di Reggio e Messina.

I due ministri

«Il ponte non è un capriccio ma una delle infrastrutture più complesse e necessarie per rendere competitivo il Mezzogiorno e recuperare il divario». Il ministro delle Politiche del Mare, Nello Musumeci, è intervenuto ieri a Messina nella seconda giornata di lavori.

L’assise tecnico-scientifica, approdata a Messina nell’aula magna del rettorato dell’università, dopo essere stata avviata, proprio nel giorno della conversione in legge del decreto Ponte (venerdì), nella cornice dell’aula magna Quistelli dell’università Mediterranea di Reggio Calabria. In occasione della giornata reggina, collegato da remoto il ministro per le Infrastrutture, Matteo Salvini.

«Una giornata storica ed emozionante. Ho firmato l’atto di promulgazione del presidente della Repubblica che converte in legge il decreto sul “Ponte degli Italiani”, anche se collegherà stabilmente Calabria e Sicilia, Messina e Villa San Giovanni. La politica ha deciso, adesso la parola ai tecnici per mettere mano al progetto e realizzarlo. Il ponte lo faranno loro», ha detto rivolgendosi proprio a una platea di tecnici.

Un confronto necessario

«Un confronto importante quello promosso dai geologi in un frangente storico significativo, vista la conversione del decreto Ponte in legge, e in questo contesto. Il momento è fondamentale ma è solo l’inizio. In questa ottica il confronto tra i tecnici e le conoscenze dei tanti aspetti di questo territorio così complesso certamente saranno forieri di altri passi in avanti in questo percorso verso la realizzazione di questa opera», ha dichiarato la senatrice reggina Tilde Minasi.

Opere prioritarie e non compensative

«Iniziativa pregevole del consiglio nazionale dei geologi che ci consente di conoscere aspetti importanti del territorio in cui viviamo e del processo di trasformazione di cui il Ponte è parte. Nessuna pregiudiziale all’opera ma certamente deve essere chiaro che questo territorio si aspetta anche delle altre opere. Come detto in tante altre occasioni, non sono da definire opere compensative ma assolutamente prioritarie, Mi riferisco all’alta velocità, allo sviluppo del porto di Gioia Tauro, alla statale 106, alla Bovalino – Bagnara, alla Pedemontana. Auspico, altresì, un coinvolgimento pieno delle istituzioni locali, portatrici delle istanze dei territori». Lo ha ribadito il sindaco metropolitano ff di Reggio Calabria, Carmelo Versace.

Conoscere e studiare per costruire in sicurezza

In occasione del convegno nazionale dei geologi sull’area dello Stretto, particolare è stato il riferimento al Ponte, vista anche la congiuntura storica e politica. I rischi ci sono ma, se conosciuti e gestiti, potrebbero non essere ostativi.

«Quest’area, in cui sui vuole realizzare questo ponte assolutamente ardito e destinato a rimanere unico per estensione, dal punto di vista geologico è molto particolare. C’è una forte sismicità, ci sono movimenti di allontanamento e sollevamento delle due sponde apprezzabili. Tutti aspetti da considerare e studiare bene. Questa mega opera potrebbe proprio rappresentare una spinta di conoscenza, uno stimolo ad approfondire». Lo ha dichiarato il presidente dell’ordine dei Geologi della Calabria, Giulio Iovine.

«Il dialogo con la tecnologia e gli aspetti ingegneristici di quest’opera, che supererà in mono campata i 3300 metri, sarà fondamentale per il controllo necessario sugli aspetti sismici, i venti e le correnti». Lo ha evidenziato Mauro Corrao, presidente dell’ordine dei Geologi della Sicilia.

La carta geologica e i rischi da governare

«Stiamo lavorando per completare la carta geologica dell’area dello Stretto con informazioni geologico-strutturali geomorfologiche, idrogeologiche e della pericolosità geologica. Abbiamo già completato il foglio relativo a Messina-Reggio Calabria, 670 km2 di area, stiamo adesso per avviare il foglio di Villa San Giovanni e il prossimo quello Palmi- Motta San Giovanni. Abbiamo riferito di questo stato dell’arte anche quando siamo stati sentiti dalle commissioni parlamentari sul decreto Ponte.

I rischi ci sono. Siamo in un territorio geologicamente giovane e tettonicamente attivo ma conoscere i rischi consente di poterli governare e di realizzare in modo sicuro anche una infrastruttura impegnativa, ma funzionale allo sviluppo del nostro Paese, come il Ponte. Le informazioni sono a disposizione del settore ingegneristico». Lo ha spiegato Maria Siclari, direttrice generale dell’istituto superiore per la Protezione e la ricerca ambientale (Ispra).

Un progetto da aggiornare con parametri coerenti e conservativi

«L’evoluzione della tecnica nel corso del tempo consente di migliorare gli aspetti tecnici e le prestazioni dell’infrastruttura, come naturalmente avviene con il progresso della conoscenza. Dunque, il progetto sarà riveduto alla luce delle nuove conoscenze scientifiche e delle nuove indicazioni normative». Lo ha spiegato anche il presidente dell’ordine degli Ingegneri della provincia di Reggio Calabria, Francesco Foti.

La conoscenza, dunque, è prevenzione perché orienta il necessario aggiornamento del progetto di oltre un decennio fa.

«Siamo a disposizione per dare informazioni affinché il progetto si adegui per rendere l’infrastruttura in grado di rispondere a qualunque sollecitazione naturale possa avvenire. Questo è un territorio ad alta sismicità, dunque il progetto dovrebbe tenere conto della situazione peggiore in assoluto, ossia un evento sismico di magnitudo superiore a 7.

Certamente il progetto attualmente sul tavolo è datato e da adattare alle nuove conoscenze del territorio. Le accelerazioni del suolo nella misura dello 0,58 contemplate in esso dovrebbero essere aggiornate. Quello è un valore oggettivamente troppo basso rispetto ai terremoti che in Calabria si sono stati verificati. I più rovinosi hanno superato magnitudo 7.

L’istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia, chiamato al monitoraggio e alla sorveglianza sismica e vulcanica del Paese e parte del sistema operativo di protezione civile, è pronto a lavorare, auspicando l’adozione di parametri coerenti e conservativi». Lo ha sottolineato Carlo Doglioni, presidente dell’Istituto di Geofisica e Vulcanologia.

Partecipare e non subire

«C’è un processo di grande cambiamento in atto in questo momento. È necessario prenderne parte per non subirlo e per contribuire a dare una direzione. Dunque il Ponte non è solo una infrastruttura in cemento ma diventa un’occasione per attivare sinergie tra competenze e alimentare un approccio multidisciplinare. Tutti gli ordini professionali si mettano insieme per governare questa trasformazione». Lo ha suggerito Ilario Tassone, presidente dell’ordine degli Architetti di Reggio Calabria.

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