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«Quando andiamo a fare la spesa e ci fermiamo al banco frutta o entriamo in un negozio di frutta, ci entriamo con la convinzione e la certezza che troveremo quello che stiamo cercando: i pomodori, le arance, le mele, le pere, i kiwi, l’insalata e così via, sempre, tutti i mesi, ogni giorno dell’anno. Ma se questa certezza venisse meno? Se le persone che fanno si che la frutta di cui ci viene voglia, mentre siamo a lavoro o dell’insalata che desideriamo, perché abbiamo iniziato una dieta o degli aromi per completare quella ricetta vista in tv, si fermassero? Se gli agricoltori che ci permettono di entrare nei negozi di frutta in modo spensierato e sicuro, si fermassero e non consegnassero più i propri prodotti, cosa accadrebbe? Tutte le nostre certezze svanirebbero. Purtroppo è quello che rischia di verificarsi, proprio oggi». A lanciare l’allarme è Michele Pronestì, membro del comitato “Liberi agricoltori”.
«Le aziende agricole di tutta Italia – continua – stanno lavorando a velocità ridotta. Questo maledetto Covid ha colpito tutti i settori, lo sappiamo (tranne gli shop on-line, tipo quelli che hanno il sorriso sulle scatole), ma il settore agricolo è tra quelli che stanno rispondendo peggio alla pandemia. Se inizialmente, nel primo periodo della pandemia, le persone compravano frutta fresca, perché come risaputo la frutta di stagione è ricca di proprietà benefiche, oggi si è capito che l’unico rimedio, l’unica medicina contro tutti i mali del nostro paese, sono le chiusure forzate il look-down e il coprifuoco.
È passato più di un anno dal primo caso Covid in Italia e la soluzione proposta ad oltranza è sempre la stessa, rimanere chiusi dentro casa. Ma a quanto pare questa strategia non sta funzionando perché purtroppo i morti di Covid continuano ad esserci, anche se si avvicina la bella stagione e naturalmente i casi tendono a diminuire. Questo metodo non sta mietendo morti solo negli ospedali, ma sta uccidendo anche l’economia del nostro paese, sta massacrando le imprese italiane. Queste chiusure ad intermittenza, questa inadeguatezza e ritardo cronico nell’affrontare il piano vaccinale, stanno portando al collasso del sistema economico del nostro bel paese. Le nostre aziende agricole devono essere aiutate».
Pronestì continua dicendo che «per far fronte all’emergenza Coronavirus il precedente Governo aveva adottato misure straordinarie dirette a prevenirne ed arginarne l’espansione e gli effetti sul sistema economico. Si trattava di provvedimenti d’urgenza emanati tra marzo e novembre finalizzati a sostenere famiglie, lavoratori e imprese e tra questi c’è la “Cambiale agraria e della pesca”, misura ottima, che permetteva di accedere a credito supplementare per fronteggiare la crisi sanitaria ed economica in atto, un finanziamento dell’importo massimo di trentamila euro ad azienda, da restituire sotto forma di cambiale in un periodo massimo di dieci anni.
Con la “Cambiale agraria e della pesca”, l’istituto dei Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare – Ismea, tra prima e seconda edizione con una dotazione finanziaria di 80 milioni di euro, chiuse in anticipo per l’arrivo di più richieste del previsto, ha istruito 3480 domande di altrettante aziende agricole italiane, che sono state agevolate. Gli agricoltori, che si trovano in una situazione di crisi la quale ha creato un ammanco nel bilancio aziendale, causato dalla diminuzione delle vendite alle attività rimaste chiuse causa Covid-19 come ristoranti, mense, hotel, bar, ecc. che giornalmente consumavano i prodotti delle proprie aziende chiedono con forza al nuovo Governo e quindi al presidente Draghi, il rifinanziamento della Cambiale Agraria e della Pesca».

