Il prezzo medio del gasolio in modalità self in Italia è di 2,142 euro al litro, mentre la benzina si attesta a 1,785 euro al litro. Ma la Calabria balza in testa alla classifica delle regioni con il prezzo più alto del diesel pari ad una media di 2,172 euro al litro. La benzina supera invece quota 1,8 euro al litro.

Ciò nonostante il provvedimento con cui il Governo ha applicato e già prorogato al 30 aprile vista la scadenza odierna, lo sconto sulle accise dei carburanti per calmierare il prezzo alla pompa di benzina e gasolio. Un beneficio fiscale di cui, tuttavia, non si ha ancora neppure la percezione atteso che il costo per un pieno continua alto e molto spesso proibitivo.

L’impatto sull’economia della situazione internazionale, anche alla luce della delicata e difficile fase di mediazione che non fa ben sperare per una risoluzione imminente del conflitto in Medio Oriente, da cui stanno discendendo la crisi energetica e quella petrolifera, è forte e rischia di bloccare il sistema senza adeguate misure strutturali e non emergenziali del Governo. L’allarme è quello lanciato dal comparto nevralgico ed essenziale dei trasporti, in particolare trasporto merci, in occasione dell’odierna puntata di approfondimento giornalistico Dentro La Notizia, condotto dal giornalista LaC Salvatore Bruno, e del collegamento dalla sede di Confindustria Reggio Calabria con il vicepresidente dell’associazione reggina degli industriali, Giuseppe Febert, con Jessica Mittica, una delle titolari dell'omonima azienda di trasporto merci con sede e Gioiosa Jonica, con Samuele Furfaro uno degli amministratori dell'impresa Fmb Tubes, di produzione di strutture in acciaio con sede a Polistena, e di Valerio Labate direttore del gruppo Nucera Trasporti.

«L’impatto sul costo del trasporto del materiale colpisce il nostro territorio in particolare che proprio con i trasporti colma anche la lacuna dell’isolamento e delle distanze. La ricaduta arriva fino al consumatore finale e questo è un problema che trascina tutto l’indotto contribuendo a un impoverimento di un territorio che ha già le sue difficoltà. Le imprese hanno bisogno di certezze e tali certezze potranno derivare solo da interventi strutturali e non da provvedimenti tappabuchi. L'intervento sulle accise è un una soluzione tampone che non consente alle aziende di programmare e quindi di lavorare serenamente e di rispondere ai fabbisogni del territorio», ha sottolineato il vicepresidente dell’associazione reggina degli industriali, Giuseppe Febert.

«Noi aziende di autotrasporto siamo abituati a fare previsioni, a programmare gli investimenti, abbiamo dei contratti, quindi non possiamo continuare a vivere di riforme mensili.
Se pensiamo – ha spiegato Jessica Mittica, una delle titolari dell'omonima azienda di trasporto merci con sede e Gioiosa Jonica - che il costo del carburante per un'azienda di trasporti va dal 33 al 40% dei costi operativi è facile immaginare e calcolare l'impatto di questa emergenza che è data anche da un altro fattore. In Italia il 92% delle merci che acquistiamo, vendiamo, utilizziamo viene trasportato sui gomma, quindi la crisi non investe solo per noi trasportatori ma l’intera filiera economica del Paese e rispetto a essa i provvedimenti del Governo non generano certezza e stabilità. Anzi. Il taglio delle accise agevola sul prezzo alla pompa, ma poi il rimborso che ci spetta viene comunque ridotto e ancora è il credito d’imposta quando effettivamente ci verrà erogato, ci chiediamo. Intanto noi dobbiamo anticipare tutte le spese: fornitori, stipendi. Noi, quindi, autofinanziamo questa crisi e non è più sostenibile, specie sul lungo periodo che a oggi non è da escludere. Occorrono misure strutturali oggi».

E le contromisure non possono farsi attendere.

«Noi abbiamo dovuto inviare una e-mail ai nostri clienti nella quale abbiamo comunicato che ci sarà un incremento iniziale del 5%, sempre con un punto interrogativo. L’impatto di questa crisi deve essere valutato anche alla luce del fatto che il nostro settore dell'autotrasporto è composto da oltre 100mila aziende, di cui circa il 65% sono microimprese, con meno di cinque mezzi. 30, 40 centesimo al litro di aumento generano una ricaduta molto negativa.

Occorre il Governo faccia qualcosa di concreto e subito per ridurre il prezzo del soprattutto del gasolio, aumentato più della benzina senza che le cause siano state mai chiarite, ma anche quello della benzina», ha evidenziato Valerio Labate direttore del gruppo Nucera Trasporti.

Una crisi che mette in discussione impegni e vincoli già in essere.

«Noi dobbiamo rivedere i nostri margini operativi. Pensiamo alle commesse che avevamo sottoscritto anche solo qualche settimana prima oppure agli accordi quadro che abbiamo in essere con degli enti governativi. Margini operativi che risentono anche della sospensione dei listini e della revisione al rialzo dei prezzi della materia prima che i nostri fornitori, per lo più multinazionali della siderurgia, ci hanno subito comunicato. Non possono certamente bastare soltanto gli sconti fiscali o i correttivi come quelli introdotti negli appalti pubblici dopo lo scoppio della guerra in Ucraina.

Certamente la riflessione deve, altresì, ampliarsi all’ancora attuale dipendenza da fonti non rinnovabili, come il petrolio, e alla transizione energetica alla quale siamo chiamati a rispondere tutti», ha concluso Samuele Furfaro uno degli amministratori dell'impresa Fmb Tubes.