Davanti all'ingresso del Grande Ospedale metropolitano la prima tappa della mobilitazione regionale di Sinistra italiana ed Europa Verde: nel mirino il piano di rientro, la carenza di personale e il debito sanitario. «Serve una legge speciale e un confronto con Roma»
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«Il sistema sanitario calabrese è al collasso». Con questo messaggio Alleanza Verdi Sinistra ed Europa Verde hanno organizzato un sit-in davanti all’ingresso principale del Gom – Ospedali Riuniti di Reggio Calabria, nell’ambito di una mobilitazione regionale che nei prossimi giorni toccherà altri presidi ospedalieri calabresi.
Al centro della protesta il piano di rientro, il debito sanitario, la carenza di personale e quella che i promotori definiscono «una progressiva disuguaglianza territoriale nel diritto alla cura».
Pignataro: «Serve lo stato di emergenza sanitaria»
«Il diritto alla salute in questa regione è praticamente cancellato», ha dichiarato Fernando Pignataro, coordinatore regionale di Alleanza Verdi Sinistra. «Le proroghe per i medici che vanno in pensione sono un’ulteriore cura palliativa. Non si risolvono problemi strutturali se non in modo strutturale».
Il riferimento è alla possibilità di trattenere in servizio i medici fino a 72 anni. «Si chiudono falle per un anno, ma non si interviene sulle cause profonde. Servono assunzioni, programmazione e investimenti veri».
Per Avs la priorità è politica e nazionale: «Chiediamo una legge speciale per dichiarare lo stato di emergenza sanitaria in Calabria. Parliamo di due milioni di cittadini che non vedono garantito un diritto universale».
Il nodo centrale resta il piano di rientro. «Senza superare la situazione debitoria non cambia nulla. Si può anche uscire formalmente dal commissariamento, ma se resta il piano di rientro è solo un cambio di nome. Il problema resta».
Da qui l’appello diretto al presidente della Regione Roberto Occhiuto: «Occhiuto dovrebbe buttarsi su questa battaglia e chiedere insieme a noi l’azzeramento e lo scorporo del debito sanitario per poter reinvestire nella sanità pubblica. La Calabria continua a pagare decine di milioni l’anno per il rientro fino al 2040: così non si può ripartire».
Secondo Pignataro, inoltre, il criterio di riparto delle risorse penalizza la regione: «I finanziamenti vengono assegnati in base a una popolazione che diminuisce e non alla reale situazione epidemiologica, in una regione che registra tra le percentuali più alte di malati cronici».
Delfino (Avs): «Sedici anni non sono serviti»
Demetrio Delfino, segretario metropolitano di Alleanza Verdi Sinistra, ha richiamato i sedici anni di commissariamento: «Non sono serviti a far uscire la Calabria dal debito. È arrivato il momento che anche il governo nazionale si assuma le proprie responsabilità».
Per Delfino la priorità resta il personale: «Mancano medici e operatori. Non si può pensare di reggere il sistema richiamando professionisti logorati da un lavoro che consuma energie e vita. Servono nuove assunzioni stabili e un cambio di metodo».
Nel mirino anche le promesse annunciate negli anni scorsi: «Si è parlato di nuovi ospedali e di case di comunità. Nulla di tutto questo è stato realizzato. I calabresi non possono più aspettare».
Pontecorvo (Europa Verde): «Pronto soccorso al collasso»
Gerardo Pontecorvo, portavoce metropolitano di Europa Verde, ha richiamato l’attenzione sulla situazione concreta del Gom: «Basta scendere al pronto soccorso per vedere il caos: ore di attesa, posti che non ci sono. Reggio serve tutta la provincia ed è al collasso».
Il tema della mobilità sanitaria resta centrale: «Quanto potrà durare ancora la pazienza dei calabresi costretti a emigrare per curarsi? Vogliamo la stessa dignità delle altre regioni. Anche noi ci ammaliamo, ma dobbiamo essere curati come tutti gli altri cittadini italiani».
Un passaggio finale è stato rivolto agli operatori sanitari: «Non siamo qui contro medici e infermieri. Al contrario, siamo qui per sostenerli. Fanno un lavoro eccezionale nonostante le condizioni difficilissime. La responsabilità è politica».
Il presidio di Reggio Calabria è una delle tappe di una mobilitazione che proseguirà nelle prossime settimane davanti ad altri ospedali calabresi, con l’obiettivo dichiarato di superare il piano di rientro e rilanciare strutturalmente la sanità pubblica regionale.

