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La Mediterranea di Reggio e la Ain-Shams del Cairo raccontano il Nilo a Venezia

Il secondo fiume più lungo del mondo protagonista del padiglione Egitto alla 18^ Mostra Internazionale di Architettura della Biennale

La Mediterranea di Reggio e la Ain-Shams del Cairo raccontano il Nilo a Venezia

La facoltà di Ingegneria dell’università di Ain-Shams del Cairo e l’università Mediterranea di Reggio Calabria insieme alla 18^ Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia. Insieme esplorano e indagano il fiume Nilo nel padiglione Egitto dal titolo NiLab, laboratorio Nilo.

Antico ed emblematico, esso diventa riflesso dinamico e affascinante delle trasformazioni incessanti dei paesaggi attraversati dai corsi d’acqua e dalla storia. Storia che l’acqua scrive sui territori che bagna, e sulle persone che lì vivono, e viceversa.

Il Cairo e Reggio Calabria

Il Nilo, come il mar Mediterraneo e come lo Stretto, è viva testimonianza dell’acqua come elemento essenziale, capace di trasformare e trasformarsi, di plasmare la storia delle comunità che vivono a contatto con essa. Una partecipazione condivisa tra Il Cairo e Reggio Calabria, nel solco dell’accordo di cooperazione tra le due università sottoscritto nel 2017.

La storia che scorre anche nei fiumi

Il Nilo che con i suoi quasi 7mila chilometri di acqua attraversa sette stati dell’Africa, mentre il suo bacino idrografico ne comprende dieci, prima di sfociare nel Mediterraneo. Esso diventa emblema di tutti fiumi del mondo. Un osservatorio sulle trasformazioni del paesaggio e della natura nel fluire dell’acqua e del tempo.

L’inaugurazione a Venezia

Questa la visione che ispira il laboratorio dedicato al secondo fiume più lungo del mondo, dalla potenza evocativa straordinaria, scelto per incarnare la narrazione dell’Egitto e non solo in occasione della 18^ Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia. L’illustre esposizione resterà aperta al pubblico da oggi fino al prossimo 26 novembre. Nella cornice dei Giardini, proprio ieri, è stato inaugurato il padiglione Egitto dal titolo NiLab, laboratorio Nilo.

Commissionato dal Ministero della Cultura Egiziano, dall’Accademia d’Egitto-National Organization for Urban Harmony, esso è stato curato dalla facoltà di Ingegneria dell’università di Ain-Shams al Cairo e dal dipartimento dArTe dell’università Mediterranea di Reggio Calabria. Presenti Ahmed Sami Abd Elrahman, Marina Tornatora, Ottavio Amaro, Ghada Farouk, Moataz Samir.

Con loro, alla cerimonia di inaugurazione, anche il ministro della Cultura egiziano Neveen Al kilani, la direttrice dell’Accademia di Belle arti d’Egitto a Roma, Heba Youssef, il decano dell’Università di Ain-Shams del Cairo, Omar El Husseiny, il sottosegretario al ministero della Cultura, Vittorio Sgarbi.

Passato, presente e futuro

«Lavorare su un elemento geografico e paesaggistico che è anche fortemente identitario, significa porre l’attenzione sulle dinamiche e sulle caratteristiche che esso innesca nel contesto in cui ricade. La narrazione nel Nilo, in particolare, è pregnante e non conosce tempo. C’è il passato, c’è il presente c’è il futuro. Una contaminazione essenziale.

Esso racconta di sé e degli egiziani, si lascia esplorare, ma poi al mondo proietta un’immensa ricchezza che travalica quello stesso confine geografico. Così quella narrazione non è più solo egiziana ma assume un respiro più ampio e universale». È quanto pone in evidenza Marina Tornatora, professoressa associata di Progettazione architettonica dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria.

Un fiume e molteplici visioni

«Lungo il suo corso, il Nilo scandisce diverse dimensioni: il sito archeologico, il villaggio agricolo, l’area metropolitana, la riserva naturale, le industrie attive e quelle dismesse, le infrastrutture. Nel padiglione, la sua storia è affidata a un’imbarcazione che riproduce la barca solare del faraone, lunga dodici metri e giunta direttamente dal Cairo.

Essa svela tutta l’antichità di questo fiume. Il presente vive poi nel contributo video dal titolo Grand tour sul Nilo del regista Ahmed Yasser. Esso documenta lo stato dell’arte del fiume, la sua bellezza inesauribile e anche i contrasti generati dal confronto con le aree degradate, dove il tempo e l’antropizzazione hanno lasciato tracce profonde», prosegue la professoressa Marina Tornatora.

La trasformazione e la rigenerazione

«Diciotto siti indagati da 24 università di tutto il mondo. Sei i topic – natura, campagna, città, infrastrutture, industria e archeologia – e per ciascuno di loro tre progetti di rigenerazione. Ecco il futuro che costituisce l’anima della Biennale di Architettura. Su un tavolo i progetti che assumono valore metodologico. Essi incarnano gli strumenti che l’architettura può mettere in campo per attivare strategie di trasformazione e rigenerazione. Si compone così un maestoso atlante di possibili visioni del futuro», prosegue ancora la professoressa Marina Tornatora.

La bellezza e il degrado: la forza dei contrasti

«È uno sguardo che va oltre. Lo sguardo della ricerca su ciò che luoghi, spazi e comunità sono stati, sono e saranno ancora, come potrebbero essere e come potrebbero diventare. Ecco che le zone archeologiche, incastonate in una natura straordinaria, e le 144 isole scrigno di biodiversità cedono il passo al degrado di aree industriali dismesse. Così il Nilo e la terra che lo costeggia diventano paradigma di un pianeta da salvaguardare e da rigenerare al contempo.

Una immensa lente caleidoscopica attraverso la quale ribaltare il punto di vista: il fiume non come risorsa da sfruttare ma come specchio dal quale imparare la storia e trarre ispirazione e l’acqua come elemento di incessante trasformazione». Così conclude Marina Tornatora, professoressa associata di Progettazione architettonica dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria.

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