Una mattinata di cultura, memoria e partecipazione, nella quale il passato ha incontrato il linguaggio delle nuove generazioni, confermando come la storia di una comunità possa continuare a vivere attraverso forme espressive capaci di parlare al presente. È questo il significato dell’iniziativa organizzata mercoledì 28 ottobre dall’Archivio di Stato di Reggio Calabria, in collaborazione con l’Associazione Culturale Anassilaos, dedicata al volume «1970. La Rivolta di Reggio Calabria» di Antonella Postorino e Marco Barone, pubblicato da Laruffa Editore.

La grande partecipazione degli studenti ha caratterizzato l’incontro trasformandolo in un’importante occasione di confronto tra generazioni e in un’esperienza di conoscenza che ha saputo unire ricerca storica, creatività artistica e testimonianza diretta. Al centro della giornata, il graphic novel come strumento capace di restituire una vicenda complessa e intensa della storia cittadina attraverso un linguaggio contemporaneo, senza perdere il legame con le fonti e con la memoria di chi ha vissuto quegli avvenimenti.

Il fumetto come ponte tra passato e futuro

Ad aprire l’incontro sono stati i saluti istituzionali della direttrice dell’Archivio di Stato di Reggio Calabria, la dottoressa Angela Puleio, che ha richiamato l’attenzione sul valore del fumetto come mezzo di comunicazione in grado di trasmettere la memoria storica alle giovani generazioni.

La forza delle immagini, l’immediatezza del racconto e la capacità di intrecciare parole e rappresentazione visiva fanno del fumetto uno strumento particolarmente efficace per avvicinare i ragazzi alla storia, stimolando curiosità, partecipazione e desiderio di approfondimento. In questa prospettiva, il graphic novel non è soltanto una forma di narrazione artistica, ma un autentico veicolo di conoscenza, capace di creare un collegamento tra gli avvenimenti del passato e la sensibilità del pubblico contemporaneo.

L’iniziativa ha così evidenziato anche il ruolo dell’Archivio di Stato come istituzione attiva nella divulgazione culturale, non soltanto custode di documenti, ma luogo aperto alla comunità, alla scuola e alla sperimentazione di nuovi linguaggi per rendere il patrimonio storico accessibile e significativo soprattutto per i giovani.

Dopo i saluti istituzionali, Antonella Postorino e Marco Barone hanno illustrato il percorso creativo e documentale che ha portato alla realizzazione dell’opera, soffermandosi sull’importanza della ricerca, dell’analisi delle fonti e della conoscenza storica nella costruzione di una narrazione efficace e rigorosa.

Antonella Postorino, architetto, docente e giornalista reggina, coltiva una particolare passione per lo storytelling e per la valorizzazione e la riscoperta del territorio. Nel volume ha saputo trasformare le vicende legate ai Moti del 1970 in un racconto avvincente, capace di avvicinare anche i lettori più giovani a una pagina fondamentale della storia di Reggio Calabria.

Marco Barone, artista partenopeo dalla personalità poliedrica, è disegnatore, animatore e scultore, con oltre trent’anni di esperienza nel mondo dell’animazione e del fumetto. Nel corso della sua carriera ha lavorato a opere e produzioni conosciute come Lupo Alberto e La Gabbianella e il Gatto, mettendo al servizio del progetto la propria esperienza artistica e la capacità di tradurre in immagini emozioni, vicende e contesti storici.

Il volume si inserisce così in un percorso nel quale il fumetto diventa un mezzo per avvicinare il pubblico alla storia, offrendo una chiave di lettura che coniuga rigore documentale e forza narrativa. Un’opera che, attraverso la capacità di raccontare il passato con un linguaggio attuale, contribuisce a mantenere viva la memoria dei Moti di Reggio Calabria e a trasmetterla a chi non ha vissuto direttamente quegli eventi.

Le fonti, le immagini e i documenti restituiscono la voce della storia

A fare da preziosa cornice all’incontro è stato il percorso espositivo allestito presso l’Archivio di Stato, con fotografie, filmati, registrazioni audio d’epoca e documenti originali legati ai Moti di Reggio Calabria. Un’occasione per affiancare alla narrazione del libro le testimonianze documentali conservate dall’istituzione, consentendo ai partecipanti di avvicinarsi concretamente alle fonti e di comprendere il valore della ricerca storica.

La mostra storico-documentaria è stata curata dallo staff dell’Archivio di Stato, coordinato dalla direttrice Angela Puleio, con il contributo di Giovanni Arvasio, Raffaella Bilardi, M. Cristina Brandolino, Francesca Carneri, Andrea Cannizzaro, Giuseppe Cosentino, Carmen Falduto, Diamante Amanda Lobriglio, Giovanna Mallamaci, Concetta Postorino, Marcella MP Praticò e Massimiliano Scarfò.

Il lavoro condiviso di queste professionalità ha permesso di valorizzare il patrimonio documentale dell’Archivio, offrendo ai visitatori un percorso di approfondimento che ha arricchito l’esperienza culturale e rafforzato il collegamento tra il racconto a fumetti e le testimonianze storiche.

Accanto alla documentazione sui Moti del 1970, spazio anche al mondo del fumetto attraverso un’esposizione filatelica curata da Stefano Iorfida, presidente dell’Associazione Culturale Anassilaos. La mostra ha proposto un percorso dedicato ai francobolli che, nel corso della storia, hanno celebrato personaggi e protagonisti del fumetto, mettendo in luce la diffusione e il riconoscimento di questa forma d’arte nell’immaginario collettivo.

Nel suo intervento, Stefano Iorfida ha approfondito il rapporto tra filatelia e fumetto, illustrando come i francobolli dedicati ai personaggi più rappresentativi abbiano contribuito a documentare e celebrare un universo narrativo capace di attraversare epoche e generazioni. Un racconto per immagini che ha mostrato come il fumetto, nato come forma di intrattenimento e progressivamente riconosciuto nella sua dimensione artistica e culturale, sia entrato anche nella storia della comunicazione filatelica.

A completare il percorso espositivo è stato il contributo dei materiali provenienti dalla collezione personale di Giuseppe Diaco, collezionista, cultore di storia e figura di riferimento dell’Associazione Culturale Anassilaos. Il suo apporto ha ulteriormente arricchito l’iniziativa, confermando quanto la collaborazione tra istituzioni pubbliche, associazioni e collezionisti privati possa favorire la condivisione e la valorizzazione del patrimonio culturale.

La scuola incontra la memoria viva della città

L’iniziativa è stata rivolta in particolare agli studenti del Liceo Artistico «Preti-Frangipane», accompagnati dal professor Rodolfo Malafarina, e del Liceo Classico «Tommaso Campanella», con la professoressa Barbara Princi, Licei diretti dalla Dirigente Scolastica Lucia Zavettieri. La partecipazione numerosa e attenta dei ragazzi ha rappresentato uno degli elementi più significativi della giornata, confermando l’importanza di creare occasioni nelle quali la scuola possa dialogare direttamente con le istituzioni culturali, gli autori e i professionisti impegnati nella ricerca e nella divulgazione.

Particolarmente coinvolgenti sono state le testimonianze di chi ha vissuto direttamente quelle giornate e ne conserva il ricordo. Di grande interesse l’intervento del professor Silvio Mavilla, noto fotoreporter, artista e docente reggino, la cui esperienza professionale è strettamente legata alla documentazione dei Moti del 1970.

Attivo nel giornalismo fin dai primi anni Sessanta, Mavilla ha collaborato con importanti testate e agenzie, tra cui ANSA, Associated Press e RAI. Nel 2010 ha pubblicato per Iiriti Editore il volume fotografico «La rivolta di un popolo. I moti di Reggio Calabria», raccogliendo immagini inedite di una stagione cruciale per la città. La sua testimonianza ha offerto agli studenti un punto di vista diretto sul valore della fotografia come documento, strumento d’informazione e memoria destinata a tramandare nel tempo gli avvenimenti.

Emozionante anche l’intervento del professor Pasquale Nucara, figura storica dello sport e della cultura a Reggio Calabria, insignito della prestigiosa Stella d’Oro CONI al merito sportivo, che ha condiviso la propria testimonianza, arricchendo il confronto con uno sguardo personale su una vicenda profondamente radicata nella memoria collettiva cittadina.

Le parole e i ricordi dei testimoni hanno conferito all’incontro una dimensione particolarmente significativa, mostrando ai giovani come la storia non sia soltanto una successione di date e avvenimenti, ma un patrimonio di esperienze, vissuti e testimonianze che contribuiscono a definire l’identità di una comunità.

La collaborazione come valore e risultato condiviso

La giornata ha dimostrato quanto la collaborazione tra istituzioni, associazioni, autori, professionisti, collezionisti e mondo della scuola possa tradursi in un progetto culturale capace di generare valore per l’intera comunità.

L’Archivio di Stato di Reggio Calabria e l’Associazione Culturale Anassilaos hanno messo in comune competenze, risorse e sensibilità differenti, dando vita a un’iniziativa nella quale la ricerca documentale, la creatività artistica, la filatelia, la testimonianza diretta e la partecipazione delle nuove generazioni hanno trovato un’efficace integrazione.

Il contributo di ciascuno ha concorso al raggiungimento di un obiettivo condiviso, quello di rendere la memoria storica accessibile, viva e capace di parlare al presente. È proprio attraverso queste sinergie che il patrimonio culturale può superare i confini dei luoghi in cui è custodito, raggiungere nuovi pubblici e diventare occasione di crescita, confronto e consapevolezza.

In questo contesto, «1970. La Rivolta di Reggio Calabria» assume un significato che va oltre la dimensione editoriale entrando nel percorso attraverso il quale la città racconta e trasmette la propria storia.

La mattinata si è così trasformata in un incontro tra generazioni, linguaggi e competenze, nel quale documenti originali, immagini, francobolli e testimonianze hanno dialogato con il fumetto, dimostrando che la memoria può essere trasmessa attraverso forme diverse, purché fondate sulla conoscenza e sulla volontà di condividerla. Perché la storia di una città non appartiene soltanto a chi l’ha vissuta o a chi ne custodisce le testimonianze, ma anche a chi sceglie di raccontarla e a chi, attraverso la conoscenza, è chiamato a raccoglierne il testimone.

La mostra allestita presso l’Archivio di Stato resta aperta al pubblico, negli orari di ufficio, fino al mese di dicembre.