Intervista alla storica dirigente di Special Olympics Italia, oggi Presidente e insignita della Stella d’Argento del CONI. Al centro il ruolo dello sport come strumento di inclusione e crescita per le persone con disabilità, tra risultati raggiunti e nuove sfide ancora aperte nella società
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Nel cuore del sociale, dove impegno e visione si intrecciano ogni giorno con le sfide della realtà, abbiamo incontrato Luisa Elitro, storica dirigente di Special Olympics Italia, per anni Direttore Regionale per la Calabria e oggi Presidente. Un percorso costruito con dedizione e passione, recentemente riconosciuto anche con l’Onorificenza della Stella d’Argento del CONI, simbolo di un impegno che va ben oltre lo sport.
Il dialogo si apre su un tema centrale: il mondo della disabilità, un universo complesso, variegato e ancora troppo spesso segnato da ostacoli culturali e sociali. In questo contesto, lo sport emerge come uno degli strumenti più potenti per promuovere salute, inclusione e relazioni autentiche.
A Reggio Calabria, realtà come l’associazione Andromeda e Special Olympics rappresentano un presidio fondamentale, capace di offrire opportunità concrete a tanti ragazzi e alle loro famiglie. Ma insieme ai risultati, restano anche le difficoltà.
Alla domanda sul futuro, Luisa Elitro risponde con lucidità e determinazione: «Hai usato l’aggettivo giusto: tantissime. Le problematiche sono tante, ma lo sono anche le possibilità. Noi non guardiamo al futuro solo con preoccupazione, ma con la volontà di costruire. Con il nostro impegno, con quello che ogni giorno diamo, ma anche con quello che speriamo di ricevere, perché da soli non si va da nessuna parte». Un passaggio chiave è quello sull’inclusione. Se da un lato si parla sempre più di integrazione e diritti, dall’altro la realtà quotidiana racconta una strada ancora lunga:
«È vero, oggi si parla di inclusione, e certi concetti sembrano ormai superati, lontani anni luce. Ma in realtà erano – e in parte sono ancora – davanti alle nostre porte. Abbiamo fatto tanti passi avanti, ma la società non è ancora pronta a dare il massimo».
Il nodo resta quello della quotidianità: garantire a ogni persona un percorso sereno, semplice, realmente accessibile. Un obiettivo che richiede non solo strutture e progetti, ma soprattutto un cambiamento culturale profondo. «I ragazzi devono poter vivere con serenità, nella semplicità della vita di ogni giorno. E invece si scontrano ancora con tantissime difficoltà».
Le parole di Luisa Elitro restituiscono un quadro realistico ma non rassegnato. Il lavoro fatto è importante, ma non sufficiente. Il futuro del mondo della disabilità, anche attraverso lo sport, dipenderà dalla capacità di fare rete, di coinvolgere istituzioni e comunità, e di trasformare l’inclusione da parola a pratica quotidiana. Un impegno che continua, con la consapevolezza che ogni traguardo raggiunto è solo un nuovo punto di partenza.

