C’è molta attenzione rispetto all’iniziativa partorita dai sindaci di Reggio e Messina che si sono detti pronti a governare in maniera autonoma questo processo
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Un lembo di mare attraversato in venti minuti che unisce oltre un milione di abitanti e più di duecento comuni. Basterà questo per mandare in porto il progetto architettato da Francesco Cannizzaro e Federico Basile? L'alleanza istituzionale – per la verità attesa da anni, almeno in questa forma - per guidare insieme i futuri processi in tema di trasporti, sviluppo e turismo supererà le possibili, e prevedibili, criticità che sorgeranno durante un percorso che è stabilito in cinque anni?
Se lo domandano anche i cinquemila pendolari che attraversano ogni giorno lo Stretto e che guardano all’accordo sottoscritto oggi con ottimismo. Di certo l’obiettivo è ambizioso e costituisce il cuore programmatico dell'intesa sottoscritta dai due sindaci, che risiede nell'Articolo 2 del documento, che promuove la costituzione dell'Agenzia Unica dello Stretto per la Mobilità. Un organismo con natura giuridica che avrà il compito di programmare in modo unificato i servizi di Trasporto Pubblico Locale (TPL) marittimo e terrestre, introdurre il Titolo di Viaggio Unico e lo «Stretto Pass» per integrare trasporti, musei e attrazioni culturali; e soprattutto attrarre finanziamenti nazionali ed europei per le infrastrutture immateriali e materiali.
Certo, l'approvazione delle Giunte costituisce solo il primo passo. L'obiettivo strategico è costringere il Governo centrale e il Parlamento a legiferare una norma dello Stato ad hoc, capace di garantire un quadro giuridico stabile e risorse finanziarie straordinarie.
Rimangono alcune complessità di natura giuridica, e politica, da superare, a partire dall’assenza di impegni finanziari diretti: l'Articolo 8 specifica che il Protocollo esprime indirizzi di collaborazione e non comporta obbligazioni finanziarie immediate. La riuscita dei progetti dipenderà quindi interamente dalla capacità di intercettare fondi terzi. Oltretutto bisognerà trovare la chiave per armonizzare due contesti normativi differenti, dati dallo Statuto Speciale della Regione Sicilia e dallo Statuto Ordinario della Regione Calabria.
A proposito della natura squisitamente politica dell’iniziativa che vuole unire le due sponde dello Stretto c’è da registrare l’intervento di Tommaso Calderone, presidente della Commissione parlamentare bicamerale per il contrasto degli svantaggi derivanti dall’insularità. L’esponente di Futuro Nazionale avverte: «La prospettiva di un’area integrata presuppone una valutazione coordinata delle infrastrutture e dei servizi, nel rispetto delle competenze delle amministrazioni e degli altri soggetti istituzionali interessati». «La Commissione bicamerale – ha poi aggiunto - procederà, nell’ambito delle proprie attribuzioni, all’esame del protocollo, per individuare gli aspetti di interesse parlamentare e gli eventuali profili di approfondimento normativo e finanziario. Sarà inoltre valutata l’opportunità di audire i sindaci di Messina e Reggio Calabria, al fine di acquisire elementi sui contenuti dell’intesa, sulle modalità di attuazione e sul modello di coordinamento istituzionale previsto».
In questo caso i due primi cittadini sembrano puntare su una per così dire nuova forza contrattuale con il Governo centrale. D’altra parte entrambi lo hanno ripetuto più volte: «La fortuna oggi è che ci sono due sindaci che, al di là degli statuti ordinari e speciali, stanno mettendo in campo azioni concrete trovando le soluzioni per andare sul concreto nel rispetto delle norme» ha detto Basile. Mentre Cannizzaro ha chiosato: «Oggi la mobilità è guidata e garantita dal Governo nazionale, ma noi riteniamo di essere pronti affinché le due sponde, le due regioni e le due città possano governare in maniera autonoma questo processo. Non esiste in nessuna parte del mondo un'attività istituzionale del genere e ne siamo orgogliosi ed emozionati. Lo abbiamo fatto grazie ai nostri tecnici, alle giunte e ai consigli comunali che accompagnano questo percorso, che proseguirà già nelle prossime settimane nelle sedi governative».
Dunque, due elementi che vengono considerati in qualche modo “a favore”: il potere contrattuale e il fattore tempo. Se da un lato infatti presentarsi a Roma con una voce univoca consente alle due città – supportate dalle rispettive Regioni - di richiedere al Governo e al Parlamento una norma statale ad hoc, dall’altro l'intesa si colloca esplicitamente come soluzione amministrativa e infrastrutturale «in attesa della realizzazione del ponte sullo Stretto», proponendosi di dare risposte immediate ai bisogni dei pendolari indipendentemente dai tempi di realizzazione della grande opera. Addirittura, verrebbe da pensare, anche se la mega opera non venisse mai realizzata.

