Richiama la necessità di tutelare la presunzione di innocenza, la dignità personale e il rispetto delle garanzie fondamentali nello Stato di diritto
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Giacomo Francesco Saccomanno si è rivolto direttamente al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nella sua veste di Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, attraverso un formale esposto. La scelta nasce dalla constatazione che la gestione mediatica delle vicende giudiziarie ha superato i limiti della ragionevolezza e del rispetto della dignità umana.
L'obiettivo dell'appello è sollecitare un intervento istituzionale affinché siano ripristinate le corrette garanzie a tutela dei cittadini, salvaguardando la presunzione di innocenza e il rispetto delle regole dell'ordinamento.
Presunzione di innocenza e critiche alla gogna mediatica
Saccomanno chiarisce di non voler eludere i controlli né ostacolare l'operato della magistratura, di cui riconosce il dovere di accertare eventuali responsabilità nell'alveo della legalità e delle istituzioni. Tuttavia, pone un netto distinguo tra l'attività investigativa e la preventiva esposizione delle persone al pubblico giudizio.
In particolare, viene criticata la prassi di accompagnare inchieste ancora alle fasi iniziali con frequenti comunicati stampa amplificati dai mezzi di informazione. Tale meccanismo rischia di generare una condanna mediatica anticipata, arrecando danni devastanti e spesso irreparabili alla reputazione, alla tranquillità e alla sfera familiare dei soggetti coinvolti.
Il pericolo della deriva giustizialista e la difesa dello Stato di diritto
L'esposto evidenzia il rischio di una deriva giustizialista, all'interno della quale il semplice sospetto viene assimilato a una prova di colpevolezza e l'avvio di un'indagine assume le proporzioni di una sentenza definitiva. La comunicazione pubblica sulle indagini, si sottolinea nel testo, non deve trasformarsi in uno strumento di pressione o di delegittimazione personale.
L'iniziativa vuole essere un grido d'allarme per la difesa di tutti i cittadini che rischiano di vedere distrutta la propria reputazione prima che un giudice possa esprimersi. Viene infine ribadito il principio cardine secondo cui, in uno Stato di diritto, la giustizia ha il compito di verificare le responsabilità personali e non quello di demolire preventivamente la dignità delle persone.

