Seconda tappa del viaggio tra i candidati alle suppletive di Reggio Calabria del 27 e 28 settembre. Primario di Cardiologia, già consigliere comunale e capogruppo del Pd, ha guidato l’Azienda ospedaliera negli anni dell’apertura della Cardiochirurgia. Oggi tiene insieme il campo progressista e prova a trasformare una lunga storia professionale sul territorio in consenso elettorale
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Definirlo semplicemente il candidato della società civile sarebbe comodo, ma racconterebbe soltanto una parte della storia. Antonio Francesco Benedetto, per tutti Frank Benedetto, cardiologo e direttore della Cardiologia-Utic del Grande Ospedale Metropolitano “Bianchi-Melacrino-Morelli” di Reggio Calabria, scelto dal campo progressista per le elezioni suppletive della Camera del 27 e 28 settembre, torna alla politica attiva dopo oltre vent’anni, ma la politica l’ha già conosciuta da vicino: è stato consigliere comunale, vicepresidente del Consiglio di Palazzo San Giorgio e capogruppo del Partito democratico. In mezzo c’è soprattutto una lunga vita professionale trascorsa nella sanità reggina, fino alla guida dell’Azienda ospedaliera negli anni in cui vennero aperti la Cardiochirurgia e il nuovo Pronto soccorso. Adesso Benedetto prova a trasformare quel patrimonio di relazioni, esperienza e conoscenza del territorio in voti, sostenuto da una coalizione molto larga che va dal Pd al Movimento 5 Stelle, da Alleanza Verdi e Sinistra a Rifondazione comunista e comprende anche forze riformiste e centriste.
La partita nasce dalle dimissioni da Montecitorio di Francesco Cannizzaro, esponente di Forza Italia eletto sindaco di Reggio Calabria, che hanno reso necessario eleggere un nuovo deputato nel collegio. Ed è proprio attorno alla successione di Cannizzaro che una consultazione apparentemente locale ha assunto un significato politico più ampio: il centrosinistra è riuscito a presentarsi unito, mentre Benedetto torna nell’arena dopo una lunghissima parentesi trascorsa quasi interamente tra corsie, cardiologia e gestione sanitaria.
Un ritorno, non un debutto
La biografia politica di Benedetto rende quindi più interessante la definizione di candidato “civico” utilizzata dalla coalizione che lo sostiene. Non siamo davanti a un uomo che scopre oggi partiti e istituzioni, ma neppure a un politico che negli ultimi vent’anni abbia vissuto dentro gli apparati: la sua precedente esperienza amministrativa risale a una stagione ormai lontana della politica reggina e la parte dominante della sua storia successiva è quella del medico e del dirigente sanitario.
È probabilmente proprio questa combinazione ad avere facilitato la convergenza attorno al suo nome. Pd, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, Casa Riformista, Partito socialista italiano, Rifondazione comunista, +Europa, Partito repubblicano, Centro Democratico, Possibile e Più Uno hanno deciso di sostenerlo unitariamente, realizzando a Reggio Calabria quel campo progressista che sul piano nazionale continua invece a interrogarsi su alleanze, leadership e confini della coalizione con cui affrontare le prossime Politiche.
Benedetto, però, nella propria comunicazione elettorale cerca soprattutto di spostare l’attenzione dai partiti al territorio, facendo leva sulla professione e sulla conoscenza diretta della realtà reggina. Nell’intervista concessa al Tgr Rai Calabria il 26 agosto ha rivendicato di avere dato molto a questo territorio e ha contrapposto il proprio radicamento a quello del candidato del centrodestra. È una linea destinata probabilmente ad accompagnarlo fino alle urne: presentare la propria candidatura non come il ritorno di un ex politico, ma come il ritorno alla politica di un professionista che nel frattempo ha costruito altrove la parte più importante della propria storia pubblica.
Una vita nella sanità reggina
È nella sanità che il profilo di Benedetto acquista inevitabilmente maggiore consistenza, perché è lì che ha trascorso gran parte della propria vita professionale e costruito il rapporto più diretto con il territorio. Medico cardiologo, primario e poi direttore generale dell’Azienda ospedaliera di Reggio Calabria, durante la sua gestione vide arrivare, nel novembre del 2016, l’apertura della Cardiochirurgia e del nuovo Pronto soccorso, due strutture attese da tempo dalla città.
Alla guida della Regione Calabria c’era allora Mario Oliverio, presidente della Regione dal 2014 al 2020, che aveva indicato l’attivazione della Cardiochirurgia tra gli obiettivi affidati alla gestione Benedetto e che oggi ha scelto di sostenerne pubblicamente la candidatura. Ma il dato che il candidato prova a spendere nella campagna elettorale va oltre gli anni trascorsi ai vertici dell’ospedale: è la continuità del rapporto con la sanità reggina, con i pazienti e con un territorio nel quale la sua riconoscibilità professionale si è costruita molto prima della decisione di tornare alla politica.
Un campo largo che a Reggio esiste già
Nelle ultime settimane la campagna di Benedetto si è progressivamente spostata sul territorio. A San Roberto, il 5 settembre, attorno alla sua candidatura si sono ritrovati amministratori e dirigenti del centrosinistra, tra i quali Nicola Irto, senatore e segretario regionale del Partito democratico in Calabria, insieme a consiglieri comunali e sindaci dell’area.
Il dato politico resta evidente: attorno a Benedetto si sono riunite culture che negli ultimi anni non sempre hanno camminato insieme, dal Pd al Movimento 5 Stelle, dalla sinistra di AVS e Rifondazione alle componenti riformiste e centriste. In una fase nella quale a Roma il centrosinistra continua a discutere della formula con cui presentarsi alle prossime elezioni nazionali, Reggio Calabria offre dunque un esperimento già costruito, anche se soltanto il risultato delle urne potrà dire se la somma delle sigle sarà diventata anche una somma di consensi.
Ed è forse questo uno degli aspetti politicamente più interessanti della candidatura: Benedetto non è stato scelto perché rappresentasse una delle anime della coalizione contro le altre, ma perché il suo profilo professionale e il lungo rapporto con il territorio hanno consentito a quelle anime di ritrovarsi attorno allo stesso nome. Una condizione che rappresenta un vantaggio alla partenza, ma che dovrà essere verificata nelle urne, dove l’unità dei partiti non coincide necessariamente con quella degli elettori.
La carta più forte è il territorio
Alla fine, però, la candidatura di Frank Benedetto si gioca probabilmente su qualcosa di molto meno ideologico e molto più personale: il rapporto con Reggio Calabria. Il cardiologo ha trascorso qui gran parte della propria vita professionale, ha curato pazienti, diretto reparti e guidato per alcuni anni l’Azienda ospedaliera; porta quindi con sé una riconoscibilità che non nasce durante questa campagna elettorale e che il centrosinistra spera possa trasformarsi in consenso.
È anche per questo che Benedetto insiste sulla necessità di scegliere obiettivi concretamente realizzabili nel tempo limitato che resta alla legislatura, evitando almeno nelle intenzioni il tradizionale catalogo delle promesse elettorali. Sanità territoriale, infrastrutture e giovani sono i tre grandi temi sui quali ha impostato la campagna, insieme alla volontà di rappresentare a Roma le esigenze di Reggio Calabria e dei 71 comuni dell’area metropolitana e all’impegno a rendicontare agli elettori ciò che riuscirà effettivamente a fare in Parlamento.
Benedetto non è l’uomo nuovo della politica reggina e difficilmente potrebbe presentarsi come tale; la sua scommessa è semmai opposta, quella di convincere gli elettori che, dopo oltre vent’anni lontano dalla politica attiva, l’esperienza accumulata nelle corsie, nella gestione sanitaria e nelle istituzioni rappresenti un patrimonio da portare a Roma e non semplicemente una storia da ricordare.
Per una vita si è occupato del cuore dei reggini. Il 27 e 28 settembre scoprirà se è riuscito a conquistarne anche il voto.

