Un confronto online promosso da Onda Orange ha acceso il dibattito tra chi è partito e chi sogna di tornare. Tra nostalgia, criticità e proposte concrete, i ragazzi lontani dalla città provano a costruire un ponte con il territorio.
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Si stava meglio quando si stava a Reggio? È una domanda che suona come una provocazione, ma anche come una confessione. Giovedì 12 febbraio, in modalità online su Google Meet, decine di giovani reggini fuori sede si sono ritrovati per discuterne nell’incontro promosso da Onda Orange, trasformando una suggestione in uno spazio reale di ascolto e confronto.
Non un semplice momento nostalgico, ma un laboratorio collettivo di riflessione. I partecipanti – studenti, lavoratori, professionisti oggi lontani da Reggio Calabria – hanno condiviso esperienze, difficoltà, aspettative e possibilità. Alcuni hanno raccontato le ragioni della partenza, altri hanno parlato del desiderio (o della paura) di tornare. Tutti, però, hanno espresso un legame ancora vivo con la città.
Accanto ai racconti personali, è stata presentata anche una lettura dei dati sul fenomeno migratorio giovanile, che continua a segnare profondamente il territorio. Da qui si è sviluppata una discussione ampia, che ha messo al centro potenzialità e limiti di Reggio, interrogandosi sulle cause strutturali che spingono i giovani ad andare via e sugli ostacoli che rendono complesso il rientro.
Tra i temi emersi con maggiore forza, il nodo informativo e comunicativo: cosa offre davvero la città? E cosa, invece, manca? Molti interventi hanno sottolineato la difficoltà di orientarsi tra opportunità poco visibili o non adeguatamente comunicate. Centrale anche il tema degli spazi di aggregazione e partecipazione, percepiti come insufficienti o non pienamente valorizzati.
Non è mancato un focus sulla pubblica amministrazione, chiamata in causa rispetto alla capacità di accompagnare i giovani con politiche chiare, servizi accessibili e un utilizzo efficace delle risorse. Lavoro, servizi e opportunità restano le questioni più sensibili, quelle che incidono direttamente sulle scelte di vita.
Eppure, al di là delle criticità, un sentimento ha attraversato l’intero incontro: la nostalgia di casa. Un’emozione che non si è tradotta in rimpianto sterile, ma in volontà di contribuire. L’idea condivisa è che si possa “dare una mano” a Reggio anche da lontano, trasformando l’esperienza maturata altrove in un valore per il territorio.
L’iniziativa nasce proprio da questa consapevolezza: se la città offre esperienze associative e opportunità di partecipazione, spesso fatica però a coinvolgere chi è partito. Onda Orange si propone così come ponte tra Reggio e i suoi fuori sede, creando una rete che superi la distanza geografica.
Il percorso non si fermerà a questo primo appuntamento. Sono già in programma nuovi incontri in modalità ibrida, aperti sia a chi potrà partecipare in presenza nella sede dell’associazione, sia a chi interverrà online. I macro-temi emersi – lavoro, spazi, efficienza, risorse, servizi – saranno approfonditi in un programma strutturato, con l’obiettivo di tradurre le riflessioni in proposte concrete.
Perché, in fondo, la domanda iniziale resta aperta. Forse non si tratta di capire se si stava meglio prima, ma di chiedersi come si possa stare meglio domani. Anche a distanza, Reggio continua a essere casa per molti. E proprio da questa appartenenza può nascere una nuova stagione di dialogo e responsabilità condivisa.

