Martedì 3 novembre, presso la Casa del Popolo "G. Valarioti" di Rosarno, si è svolta la prima riunione del Patto Territoriale successiva alla manifestazione nazionale contro il CPR di Castel Volturno. La delegazione ha evidenziato il rischio che la Calabria, pur non riuscendo a garantire un alloggio a chi raccoglie le arance, si ritrovi ad ospitare un ulteriore Centro di Permanenza per il Rimpatrio. Con il ritorno dei lavoratori stagionali previsto per metà novembre nella Piana di Gioia Tauro, resta drammaticamente aperta la questione di dove accogliere i braccianti, le cui richieste di aiuto indirizzate al Polo Sociale trovano al momento risposte insufficienti.

Il caos amministrativo e le regole di esclusione

La cooperazione tra enti ipotizzata dopo lo sgombero della tendopoli di San Ferdinando si è interrotta rapidamente. A luglio, il Comune di San Ferdinando aveva approvato un regolamento sugli alloggi a Rosarno, tenendo in riserva sei appartamenti in via Maria Zita. Tuttavia, ad agosto il Comune di Rosarno si è riappropriato degli alloggi liberi e, nel mese di ottobre, Giunta e Consiglio comunale rosarnesi hanno emanato atti e regolamenti sovrapposti che si smentiscono nel giro di quarantotto ore.

Questa sovrapposizione burocratica finisce per escludere proprio i lavoratori in arrivo per la raccolta: Le normative vigenti consentono l'accesso solo a chi era presente in tendopoli al 16 marzo. Vengono imposti coprifuoco, videosorveglianza e la perdita del posto letto in caso di assenza superiore a tre giorni. L'iter dell'avviso pubblico di Rosarno porterà alla pubblicazione delle graduatorie solo a stagione ormai conclusa.

La condizione dei lavoratori: tra bivacco e speculazione

In assenza di soluzioni pubbliche tempestive, diversi braccianti dormono già all'addiaccio nonostante le ordinanze che vietano il bivacco, mentre altri si trovano costretti ad accettare posti letto sovraffollati in abitazioni private a prezzi vertiginosi. Viene così denunciata una profonda contraddizione sistematica: se da un lato si sanziona il bivacco in strada, dall'altro si tollera lo sfruttamento abitativo e l'affitto a peso d'oro verso i lavoratori stranieri.

Le richieste alle istituzioni e la mobilitazione nazionale

Il Patto Territoriale chiede che gli alloggi disponibili di via Maria Zita vengano immediatamente assegnati ai braccianti stagionali con contratti di locazione ordinari, superando le modalità di controllo speciale. Viene inoltre preannunciata un'interrogazione al Commissario straordinario Fabio Ciciliano per verificare la reale responsabilità delle imprese agricole nell'accoglienza e chiarire la gestione degli immobili riqualificati con fondi pubblici. Contestualmente, verrà richiesto un nuovo incontro alla Prefetta di Reggio Calabria.

I braccianti, penalizzati due volte dal carovita a causa di salari bassi e affitti speculativi, parteciperanno al percorso di mobilitazione verso la manifestazione nazionale del 12 dicembre a Roma per rivendicare il diritto di parola sulle proprie condizioni di vita e di lavoro.