Il ciclone Harry ha fatto da spartiacque. Non solo per i danni immediati provocati sulla rete viaria della Città Metropolitana di Reggio Calabria, ma per ciò che ha reso definitivamente evidente: una fragilità strutturale che da anni accompagna la gestione delle ex strade statali trasferite agli enti locali senza risorse adeguate.

È in questo contesto che la Città Metropolitana ha trasmesso un dossier tecnico al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, guidato dal ministro Matteo Salvini, e all’Anas. Un documento firmato dal sindaco facente funzione Carmelo Versace, che utilizza l’emergenza post-ciclone come punto di partenza per porre una questione che va ben oltre la contingenza: la sostenibilità di un modello di gestione infrastrutturale che negli anni ha progressivamente scaricato sugli enti locali funzioni, costi e rischi senza una copertura finanziaria adeguata.

Il trasferimento delle ex strade statali e una riforma mai completata

Nel 2001, in attuazione del D.Lgs. 112/1998, alla Provincia di Reggio Calabria furono trasferiti oltre 493 chilometri di ex strade statali. Arterie che attraversano territori montani e collinari, collegano la fascia costiera alle aree interne e continuano a svolgere una funzione di rilievo sovracomunale e regionale.

Quel passaggio, tuttavia, come ricostruisce il dossier, era fondato su un presupposto preciso: lo Stato avrebbe dovuto garantire un flusso di risorse in grado di sostenere la manutenzione ordinaria e straordinaria di una rete infrastrutturale complessa e fragile. Il fabbisogno economico era stimato in circa 18 milioni di euro annui.

Secondo la documentazione trasmessa al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, quel finanziamento non è stato più assicurato in modo continuativo, determinando negli anni uno squilibrio strutturale tra competenze attribuite e risorse effettivamente disponibili.

Anni di definanziamento e un debito che si accumula

Il dato economico rappresenta uno dei passaggi più rilevanti del dossier. La mancata erogazione dei circa 18 milioni di euro annui ha prodotto, nel tempo, un vuoto finanziario che si misura in decine di milioni di euro, se si considera l’arco temporale pluriennale del definanziamento.

Il documento utilizza un’espressione chiave: debito manutentivo. Non si tratta di una formula teorica, ma dell’accumulo di interventi mai realizzati, di opere strutturali rinviate, di consolidamenti e adeguamenti che, anno dopo anno, hanno innalzato il livello di rischio e il costo complessivo del ripristino.

Non solo asfalto: il costo reale della sicurezza

Il dossier chiarisce come il problema non riguardi soltanto il rifacimento dei piani viabili o la segnaletica. La spesa necessaria è legata soprattutto a interventi strutturali complessi: stabilizzazione dei versanti, opere di drenaggio e regimentazione delle acque, messa in sicurezza di ponti e viadotti, adeguamento delle carreggiate nei tratti più critici.

Si tratta di interventi che richiedono progettazioni complesse, risorse ingenti e una capacità di programmazione pluriennale. Tutti elementi che, secondo la Città Metropolitana, non possono essere garantiti da un ente locale privo di finanziamenti strutturali statali.

Rischio idrogeologico ed eventi estremi

Un capitolo centrale è dedicato al rischio idrogeologico. Numerosi tratti delle ex strade statali attraversano aree notoriamente fragili, soggette a frane, smottamenti ed erosione. L’aumento della frequenza e dell’intensità degli eventi meteorologici estremi ha aggravato una situazione già critica.

Il ciclone Harry viene descritto come un acceleratore di criticità già note, non come un episodio isolato. Un evento che ha mostrato come l’attuale modello di gestione, basato su interventi emergenziali e risorse limitate, non sia più in grado di garantire livelli adeguati di sicurezza.

Un debito manutentivo non più sostenibile

In conclusione, sono i numeri a restituire la dimensione reale del problema. La rete di ex strade statali trasferite alla Provincia di Reggio Calabria si estende per oltre 493 chilometri, sviluppandosi prevalentemente in aree montane e collinari ad elevata complessità geomorfologica. Una rete che, per caratteristiche tecniche, continua a richiedere standard di gestione tipici di una rete statale.

Sul piano economico, il documento ricostruisce il definanziamento strutturale che ha accompagnato il trasferimento delle competenze. Il fabbisogno annuo stimato in circa 18 milioni di euro non risulta più coperto in modo continuativo, con una perdita cumulata che, su base pluriennale, raggiunge decine di milioni di euro.

Il dossier definisce l’attuale situazione come un debito manutentivo strutturale, generato dal rinvio sistematico di interventi su versanti instabili, opere idrauliche, ponti, viadotti e muri di contenimento. Le valutazioni tecniche stimano che il ripristino complessivo della rete ex statale richieda investimenti per decine di milioni di euro, legati soprattutto a opere strutturali e non alla sola manutenzione ordinaria.

È su questa base che viene motivata la richiesta di riclassificazione e restituzione alla gestione statale delle arterie ritenute non sostenibili per un ente locale, in alternativa al ripristino di finanziamenti strutturali coerenti con le funzioni attribuite.

La Città Metropolitana non utilizza toni polemici, ma pone una questione di responsabilità istituzionale che attraversa più stagioni politiche.

Trasferire infrastrutture strategiche senza garantire risorse strutturali ha significato, nel tempo, scaricare il rischio sui territori, esponendo cittadini e amministrazioni locali a conseguenze sempre più gravi.

Il ciclone Harry ha semplicemente reso visibile ciò che per anni è rimasto sotto traccia. Ora, si sottolinea, la questione non è più tecnica ma politica: decidere se queste strade debbano tornare allo Stato, attraverso Anas o se lo Stato debba tornare a finanziarle in modo adeguato.

Senza una decisione strutturale, conclude il documento, il costo economico continuerà ad aumentare e la sicurezza della rete viaria resterà affidata a interventi emergenziali. Una condizione che, dopo l’ennesima emergenza, non può più essere considerata sostenibile.

Le ex strade statali per cui si chiede la restituzione ad ANAS

Di seguito, l’elenco delle principali arterie per le quali la Città Metropolitana chiede al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti l’avvio di un percorso di riclassificazione e restituzione alla gestione ANAS:

Ex SS 111 Gioia Tauro – Locri
Ex SS 112 dell’Aspromonte
Ex SS 183 Gioia Tauro – Gambarie
Ex SS 184 del Passo del Mercante
Tratti interni della ex SS 106 Jonica
Ex SS 281 Rosarno – Marina di Gioiosa
Ex SS 536 di Acquaro
Ex SS 110 di Monte Cucco e Monte Pecoraro

Si tratta di arterie che continuano a svolgere una funzione strategica di collegamento tra territori, pur essendo oggi formalmente in capo agli enti locali.