Il Centro Studi Tradizione Partecipazione ha promosso un incontro-dibattito, seguito alle commemorazioni al monumento ai Caduti durante i moti e alla stele di Ciccio Franco. Accanto al neo sindaco di Reggio Calabria e il figlio del sindaco della Rivolta, il democristiano Pietro Battaglia
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“La memoria condivisa, pilastro del futuro”. L'immagine di questa convergenza inedita rispetto a una Storia, come quella dei Moti di Reggio del 1970, che spesso si dividono invece di unire , è quella che ritrae l'uno accanto all'altro, durante l'incontro dedicato a quegli anni roventi, il n eo sindaco di Reggio Calabria Francesco Cannizzaro e il figlio del sindaco della Rivolta, il democristiano Pietro Battaglia, Mimmo Battaglia, ex sindaco ff e candidato alle elezioni recenti.
Insieme per raccontare , ognuno con la propria voce e nel segno del proprio percorso anche politico, una storia comune che vide Reggio Calabria, in quel lungo frangente, messa a ferro e fuoco per aver alzato la testa dinnanzi a prevaricazioni e promesse tradite. Al tavolo con loro Emilio Attinà, Enrico Caminiti (nipote di Ciccio Franco), Nicola Malaspina e Giancarlo La Monica, presidente del Centro Studi Tradizione Partecipazione, promotore dell'incontro seguito alle commemorazioni al monumento ai Caduti durante i moti e alla stele di Ciccio Franco . Impossibile presenziare l'ex senatore Renato Meduri.
Se certamente quella Rivolta per il Capoluogo di Regione negato ebbe luogo su uno scenario politico nazionale complesso che in riva allo Stretto mosse anche i suoi fili oscuri , altrettanto certamente quella stessa Rivolta fu di un popolo tradito e che scese in strada per denunciarlo. La questione del Capoluogo fu paradigmatica di una rivendicazione ben più ampia di diritti, primo tra tutti quello allo sviluppo di cui furono (quelli sì) pennacchi il polo siderurgico (mai nato) a Gioia Tauro e la Liquichimica di Saline, ancora oggi una cattedrale nel deserto.
Pagina centrale di questa storia è quella del 5 luglio 1970 quando il sindaco democristiano Pietro Battaglia fece il suo “Rapporto alla città”, denunciando l'accordo politico-istituzionale stretto a Roma per istituire a Catanzaro, piuttosto che a Reggio Calabria, il capoluogo di Regione.
«ll destino di Reggio avrebbe dovuto essere un altro. Il 5 luglio 1970 con onestà il sindaco Pietro Battaglia fece il famoso Rapporto alla città dicendo chiaramente come stavano le cose. Lui era un democristiano e ammise di essere stato anche lui tradito, come tutto il popolo di Reggio che allora si ribellò. Fu una rivolta di popolo perchè sono i fatti a dirlo, anche se il sistema e soprattutto l'intelligenza di sinistra la fecero diventare la rivolta dei fascisti, al solo scopo di ghettizzarla. Mio zio Ciccio ha dato tutto sé stesso alla città, allora e in seguito, e questa città lo ha amato e stasera sono felice di vedere qui molta gente . Mio zio amava concludere i suoi comizi dicendo: "Con Reggio. Per Reggio". Io mi ispiro a lui ma e riprendo anche lo slogan del nostro nuovo sindaco Francesco Cannizzaro «Adesso Reggio» », ha sottolineato il nipote di Ciccio Franco, Enrico Caminiti presente con l'altra nipote Anna Maria Franco.
« Amava la mia penna e avrebbe voluto che un giorno scrivessimo insieme la storia della Rivolta ma andò via molto presto e non vene fu il tempo . Ricordo con molta dolcezza i racconti suoi e delle zie Elsa e Aida come ricordo, anche se ero piccola, la presenza angosciante della poliziotti all'angolo di casa durante la sua latitanza. Purtroppo questa storia è ancora travisata, ritenuta scomoda perché ha tra i suoi protagonisti un uomo di Destra come era mio zio Ciccio Franco. Uomo che, tuttavia, ha sempre parlato di una rivolta di popolo . Noi tutti siamo figli di quella storia e stiamo smettendo di sentirla scomoda e vogliamo invece abbracciarla e tramandarla », ha sottolineato Anna Maria Franco.
È dunque la dimensione di un popolo che si ribella la cifra che tiene unita la narrazione più condivisa, seppure composita, che ha caratterizzato l'incontro.
«Mio padre era sindaco - ha raccontato Mimmo Battaglia che all'epoca aveva soltanto nove anni - e per amore di verità e per amore della città fece il suo Rapporto denunciando cosa stesse alle spalle di Reggio, la cui difesa fu sempre la primo posto. Un rapporto che innescò una reazione, alimentando l'orgoglio di una città ferita.
La domanda che mi farei rispetto al tentativo di politicizzazione riguarda l'assenza della sinistra in quel frangente. Fu la prima manifestazione di piazza per rivendicazioni di diritti, a memoria d'uomo, senza bandiere rosse. Eppure quel ruolo guida della Regione e quello slancio sarebbero stati meritati da Reggio che tale era stata per millenni. Oggi città Metropolitana, in cui ha sede il Consiglio Regionale, Reggio ha dimostrato di essere andata avanti ma dobbiamo continuare a camminare con la consapevolezza della nostra Storia», ha sottolineato ancora Domenico Battaglia.
Lo stesso Natino Aloi, ex dirigente missino, all'epoca consigliere provinciale e fondatore del Gran ducato di Santa Caterina durante la Rivolta, presente alla sola commemorazione, a margine di questa, aveva richiamato la stessa supremazia di Reggio rispetto a qualunque appartenenza partitica: «Tra il mio partito e la mia città ho scelto sempre la mia città che in quel frangente era attraversata non dalla bramosia di un pennacchio spagnolesco, come qualcuno aveva definito il capoluogo negato, ma dall'aspirazione a essere una città di essere protagonista. Dunque non mi stancherò mai di ripetere che fu un Moto popolare sociale, alimentato da quelle rivendicazioni di un Mezzogiorno che intendeva finalmente scrivere la sua storia senza più delegare».
«Reggio subì un'ingiustizia rispetto alla quale la nostra città ha un debito che deve riscuotere. Il nostro impegno sarà quello di renderla sempre più protagonista iniziando anche dalla memoria della sua storia. Ci metteremo subito al lavoro con la commissione Toponomastica per intitolare le strade, dove caddero le vittime dei Moti, Bruno Labate, Angelo Campanella e del barista Angelo Jaconis, alla loro memoria. Inoltre già al prossimo Consiglio comunale voteremo l'ordine del giorno promosso da Daniele Romeo per l'istituzione del museo della Rivolta, affinché diventi presidio identitario per la nostra città e sito di interesse culturale e storico per i turisti», ha annunciato il sindaco di Reggio, Francesco Cannizzaro alla presenza dei familiari Caterina e Massimo Campanella e Carmine Jaconis.
«La presenza dell'Amministrazione comunale di Reggio Calabria alla commemorazione di questi 56 anni dalla Rivolta è già segno di rinnovamento rispetto a quanto accaduto negli ultimi 12 anni. Ognuno di noi sta riscoprendo l'orgoglio di essere cittadino e di volere partecipare alla vita della Città», ha rimarcato Emilio Attinà.
L'incontro ha dimostrato così che può esistere, seppure con tante anime come fu anche la Rivolta, una narrazione di quella Storia meno divisiva e più condivisa.
«Il fermento unì tutti e la Rivolta condensò tante identità di questa città. C'erano tutti gli ordini professionali, artigiani, imprenditori, come il commendatore Mauro, e dipendenti. Fu una rivolta interclassista. C'erano anche le donne impegnate in politica, in piazza con il comitato femminile pro Reggio di cui Rosetta Zoccali fu una grande animatrice e fondatrice. Io credo davvero che dopo il lungo lasso di tempo in cui si è continuato a parlare in maniera anche pregiudizievole della rivolta di Reggio, bollandola come rivolta di una parte, si possa alimentare insieme invece una memoria veramente condivisa da tutto il popolo reggino», ha concluso Nicola Malaspina, fondatore e socio del centro studi Tradizione Partecipazione.






