Il gruppo di opposizione: «Continueremo a evidenziare queste gravi mancanze e a chiedere con forza che la tutela della vita e dell’ambiente»
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Ancora una volta Scilla si è fatta trovare impreparata di fronte a una mareggiata annunciata con diversi giorni di anticipo dai bollettini meteo e dalle allerte ufficiali ed ufficiose. Un evento previsto, non improvviso, che poteva e doveva essere gestito con “almeno” misure di prevenzione elementari, a tutela della sicurezza pubblica.
«È inaccettabile che il lungomare resti aperto come se nulla stesse accadendo – aggiunge la consigliera di opposizione Carmen Santagati –. Qui non si tratta di fare allarmismo, ma di applicare il principio minimo di precauzione. La sicurezza delle persone viene prima di tutto, anche prima di qualsiasi esigenza commerciale o di immagine. L’attuale Amministrazione continua a limitarsi alla gestione dell’ordinario, arrivando persino ad autocelebrarsi per interventi che dovrebbero essere la normalità, nel tentativo di mascherare una grave carenza di programmazione».
Lo scenario che si è presentato è stato, ancora una volta, di caos e pericolo: automobili travolte dalle onde e dalla sabbia, acqua marina che ha invaso il lungomare, cittadini e automobilisti esposti a un rischio gravissimo. Panchine divelte dalla furia del mare e trascinate in mezzo alla carreggiata hanno trasformato la strada in una trappola, aumentando ulteriormente il pericolo per chi transitava in quel momento. Si è sfiorata la tragedia, e dirlo non è un’esagerazione: bastava che qualcuno fosse rimasto bloccato in auto o che un’onda avesse colpito una persona per trovarci oggi a parlare di una vittima.
«Non siamo di fronte a una calamità imprevedibile – dichiara il consigliere di opposizione Giuseppe Mangeruca – ma all’ennesima dimostrazione di una gestione superficiale del territorio. Quando un evento è annunciato, non intervenire equivale ad assumersi una responsabilità politica e morale verso i cittadini».
Il lungomare doveva perlomeno essere preventivamente interdetto al traffico, così come andavano adottate misure minime e doverose:
chiusura anticipata delle aree più esposte,
rimozione o divieto di sosta per i veicoli,
installazione di transenne e segnaletica di pericolo,
presidio della Polizia Municipale,
comunicazione tempestiva alla cittadinanza.
A questo quadro già allarmante si aggiunge un altro rischio gravissimo, troppo spesso ignorato: la probabile esondazione dei torrenti scillesi, che versano da anni in condizioni di degrado e abbandono. Alvei non manutenuti, vegetazione incontrollata e assenza di interventi strutturali rappresentano una minaccia concreta per le abitazioni e per l’incolumità delle persone.
«Scilla è interamente classificata come territorio a rischio idrogeologico – sottolinea Mangeruca –. Se non si mette seriamente in sicurezza il territorio, è solo questione di tempo prima che si verifichino tragedie e danni irreversibili per la comunità e per le abitazioni. A distanza di quasi un anno dall’insediamento, non si intravedono progetti né una visione di sviluppo di lungo periodo per Scilla e per i suoi abitanti: mancano strategie concrete per il rilancio economico, turistico, sociale e ambientale del territorio, che resta così privo di una prospettiva seria, efficiente e lungimirante, nonostante le promesse fatte in campagna elettorale. Viviamo in un contesto in cui abbondano ringraziamenti e autoelogi, ma continuano a mancare scelte, progetti e una reale visione per il futuro di Scilla ».
«E ciò che preoccupa ancora di più – prosegue Santagati – è che, in un territorio già estremamente fragile ed esposto a qualsiasi intemperia meteorologica, si stia programmando la realizzazione di un impianto a pompaggio marino da parte di Edison, che renderebbe il territorio ancora più vulnerabile e comprometterebbe ulteriormente l’equilibrio dell’intero ecosistema».
“Nulla di quanto richiesto è straordinario o eccezionale: si tratta di semplice prevenzione, pianificazione e responsabilità. Non è più accettabile continuare a rincorrere le emergenze, contando sulla fortuna e sul fatto che “questa volta è andata bene”. La sicurezza dei cittadini non può essere affidata al caso. Scilla è un territorio fragile ed esposto e, proprio per questo – concludono i consiglieri – necessita di programmazione, attenzione e scelte coerenti. Continuare a ignorare i segnali significa mettere deliberatamente a rischio vite umane. I servizi giornalistici dovrebbero raccontare le bellezze del nostro paese, dare spazio a progetti innovativi e di respiro internazionale e valorizzare iniziative di rilevanza nazionale, per le quali Scilla è naturalmente vocata, e non limitarsi a riportare solo le notizie sulla furia del mare e sulla devastazione del maltempo».
Come gruppo Scilla Mediterranea continueremo a denunciare queste gravi mancanze e a chiedere con forza che la tutela della vita umana, del territorio e dell’ambiente venga prima di qualsiasi altro interesse», concludono Carmen Santagati, Giuseppe Mangeruca del gruppo Scilla Mediterranea.

