La decisione del Comitato interministeriale sull'iter della megaopera, attesa inizialmente per agosto e poi slittata a settembre, riapre una fase di attesa e incertezza. Il sindaco di Villa San Giovanni esprime forte preoccupazione per lo «stress provocato alla comunità dai continui annunci» e chiede un metodo misurato
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L'iter per la realizzazione del Ponte sullo Stretto registra un nuovo stallo: la decisione del Cipess, inizialmente prevista per i primi di agosto e poi fatta slittare a settembre, non è ancora arrivata, riaprendo una fase di prolungata attesa per l'intero progetto.
A Villa San Giovanni, la notizia del rinvio viene accolta con estrema cautela in un contesto di forte apprensione per le sorti della comunità locale, spaventata dalla prospettiva di un cantiere impattante che rischierebbe di tagliare in due il centro urbano e devastare il lungomare.
Proprio nella giornata di ieri il ministro Matteo Salvini, partecipando all’InnoTrans a Berlino, rilanciava l’obiettivo di far partire i cantieri entro il 2026, ricordando che «il passaggio finale spetterà alla Corte dei Conti, che ovviamente è un organismo indipendente». Il ministro ha aggiunto che al momento non c'è ancora una data per la prossima riunione del Cipess, che dovrà mettere a punto una nuova delibera dopo i rilievi della Corte dei Conti.
Un clima di incertezza che la sindaca Giusy Caminiti ha denunciato con fermezza, sottolineandone le ripercussioni sulla popolazione: «Quello che di cui non ci si rende conto è che questi annunci continui mettono sotto stress una comunità. Il sesto annuncio è la sesta volta che sentiamo dire che qua verrà aperto il cantiere».
La prima cittadina ha richiamato le istituzioni a un cambio di passo, chiedendo che le decisioni vengano prese senza approcci propagandistici: «Che i passi siano fatti, come abbiamo chiesto dall'inizio, in maniera misurata, con un metodo non propagandistico e che vengano date le motivazioni giuste».
Sul futuro dell'opera continuano infatti a pesare incognite rilevanti, tra cui i rilievi sulle eventuali deroghe alle normative europee e le valutazioni espresse dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici. A questo proposito, Giusy Caminiti ha chiarito la posizione del Comune nel caso in cui la delibera Cipess dovesse basarsi su eccezioni di tipo militaristico-sanitario per superare il diritto eurounitario: «Perché è chiaro che se questo Cipess ci viene riproposto con le stesse motivazioni di deroga al diritto eurounitario sulla base della necessità di tipo militaristico-sanitario del ponte, le stesse obiezioni che abbiamo già fatto e che abbiamo già presentato saremo costretti a ripresentarle».

