La Lega esprime forte preoccupazione per quanto sta accadendo al Comune di Villa San Giovanni. Le dimissioni dell’avvocata Ada Pavone dalla carica di assessora e del consigliere Pietro Idone da presidente della Commissione Territorio vengono definite «un fatto politico grave», che certifica «una crisi interna alla maggioranza ormai evidente e non più occultabile».

Secondo la Lega, i due dimissionari «hanno avuto il coraggio di dire ciò che molti, dentro e fuori Palazzo, sussurravano da tempo»: a Villa San Giovanni il pluralismo «viene evocato ma non praticato», la libertà di pensiero «tollerata solo finché non disturba gli equilibri interni», mentre chi rivendica autonomia politica «viene progressivamente isolato».

La rimozione della delega di vicesindaco ad Ada Pavone, si legge nella nota, «non ha nulla di amministrativo». Non emergerebbero valutazioni negative sull’operato né motivazioni trasparenti fornite alla città. «Esiste invece una scelta politica punitiva, maturata in un clima di chiusura e di gestione verticistica del potere», come denunciato dagli stessi dimissionari.

Per la Lega, «qui cade definitivamente la narrazione del civismo puro e della squadra unita». Invocare oggi il pluralismo dopo averlo «sistematicamente negato nei fatti» viene definito «un’operazione di evidente ipocrisia politica». Una contraddizione che, secondo il partito, emerge anche nel rapporto con i partiti politici, prima stigmatizzati e poi «riscoperti solo quando utili alla sopravvivenza politica».

La crisi della maggioranza, sottolinea la Lega, non resta confinata agli equilibri interni ma «sta producendo effetti concreti e negativi sul futuro della città», in particolare su una questione strategica di rilevanza nazionale come il Ponte sullo Stretto. La posizione del partito viene ribadita con chiarezza: «Il Ponte è un’opera strategica per lo sviluppo del Mezzogiorno, per l’occupazione, per l’integrazione infrastrutturale e per la crescita economica dell’intera area dello Stretto».

A Villa San Giovanni, invece, viene denunciato «un atteggiamento ambiguo e poi apertamente ostativo» da parte dell’attuale amministrazione, che rischierebbe di «tagliare fuori la città da investimenti, cantieri e opere compensative per centinaia di milioni di euro». Mentre altri territori si organizzano per cogliere le opportunità legate al Ponte, «qui si preferisce rallentare, frenare e creare incertezza».

«Le dimissioni di Pavone e Idone non hanno aperto una crisi – conclude la nota – ma hanno semplicemente tolto il velo su una crisi già esistente».