Ordinanza della Cassazione, cade la vecchia formulazione. Il ricorso proposto dal Comitato dei 15
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Il referendum sulla Giustizia rischia lo slittamento: tutto dipenderà dall'interpretazione dell'ordinanza depositata dai magistrati dell'Ufficio centrale presso la Corte di Cassazione, che hanno accolto il nuovo quesito per il referendum nella versione formulata dai 15 giuristi promotori della raccolta di firme di 500mila cittadini.
Nel dispositivo dei giudici si legge: "Dato atto che si intende venuto meno il quesito enunciato" nella precedente ordinanza dello scorso 18 novembre, si "formula ora il nuovo quesito" e si "dispone che, a cura della cancelleria della Corte di cassazione, la presente ordinanza sia immediatamente comunicata al Presidente della Repubblica, ai Presidenti delle Camere, al Presidente del Consiglio dei ministri e al Presidente della Corte costituzionale".
Si dispone inoltre "che la presente ordinanza sia notificata ai presentatori della richiesta dei 546.343 elettori e ai tre delegati dei parlamentari richiedenti ognuna delle quattro richieste referendarie ammesse con l'ordinanza dello scorso 18 novembre 2025". L'aggiunto al quesito originario riguarda il riferimento agli articoli della Costituzione modificati. Il quesito originario recitava: "Approvate il testo della legge costituzionale concernente 'Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare' approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 253 del 30 ottobre 2025?". Nella nuova formulazione diventa: "Approvate il testo della legge di revisione degli artt. 87, decimo comma, 102, primo comma, 104, 105, 106, terzo comma, 107, primo comma, e 110 della Costituzione approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025 con il titolo "Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare?' ".
Il rischio paventato da alcuni è che la riformulazione del quesito potrebbe portare ad un nuovo decreto di indizione del referendum, che farebbe ripartire il conteggio dei cinquanta giorni di campagna referendaria previsti per legge prima delle votazioni. A questo punto la data slitterebbe di almeno un paio di settimane, considerando il week end pasquale in cui non sarebbe possibile andare alle urne. E secondo alcune parti della politica, l'obiettivo dei ricorrenti è proprio di spostare ulteriormente la data del voto, che potrebbe dare più tempo al Comitato del No per spiegare le proprie ragioni. Le questioni ora andranno all'attenzione i tutti gli organi preposti, dal Quirinale a Palazzo Chigi, fino alla Consulta. Sembra certo però che si tratterebbe di un unicum nel caso dei referendum: una modifica del testo con la campagna referendaria già in corso non sarebbe mai avvenuta. Ma sulla questione dello slittamento della data intanto gli esperti si dividono. Per Stefano Ceccanti, docente di diritto pubblico comparato all'università 'La Sapienza' di Roma ed ex parlamentare, la data del referendum non dovrebbe cambiare perché è già indetto per decreto, verrebbe solo aggiornato il quesito e non servirebbero altri decreti che ne posticiperebbero la data.

