Un documento per orientare le scelte della futura amministrazione e un confronto diretto per capire quale idea di città hanno i candidati. L’iniziativa promossa da Confesercenti, con “Reggio visione 2030”, ha messo attorno allo stesso tavolo i quattro aspiranti sindaco, chiamati a misurarsi su una piattaforma che affronta in modo organico i nodi della città: turismo, mobilità, servizi, imprese e macchina amministrativa.

A introdurre il confronto è stato Claudio Aloisio, che ha chiarito il senso dell’incontro: «Un momento per capire in maniera concreta quale idea di città hanno i candidati, cosa vogliono fare e come queste idee si inseriscono in una strategia». Il punto centrale, ha spiegato, è cambiare approccio: «Bisogna ragionare della città come organismo unico, interconnesso». Una visione che supera la frammentazione e prova a tenere insieme tutti i settori, mettendo in relazione interventi, servizi e sviluppo.

Da qui si è sviluppato un confronto che, pur partendo da analisi spesso condivise, ha mostrato differenze nette nelle responsabilità attribuite e nelle soluzioni proposte.

Sul tema della visione, Francesco Cannizzaro ha individuato il limite principale degli ultimi anni proprio nell’assenza di una direzione chiara: «Reggio non ha avuto una bussola politico-amministrativa», ha detto, collegando le difficoltà attuali a una mancanza di strategia. «Ci candidiamo alla normalità e a dare una visione», ha aggiunto, indicando la necessità di riorganizzare il sistema urbano e amministrativo.

Di diverso segno l’intervento di Domenico Battaglia, che ha difeso il percorso intrapreso: «L’affidabilità non si costruisce in un giorno», ha spiegato, rivendicando il lavoro svolto in questi anni nel rapporto con istituzioni e categorie. Per Battaglia la visione esiste già e va consolidata, anche attraverso una maggiore integrazione tra i diversi livelli territoriali.

Per Saverio Pazzano il problema è invece il metodo: «C’è una distanza enorme tra la città e l’amministrazione», ha sottolineato, indicando nella partecipazione e nel coinvolgimento dei corpi intermedi la base per costruire una visione reale. «Il documento unico di programmazione deve essere costruito con la città», ha aggiunto.

Più diretto l’approccio di Eduardo Lamberti Castronovo, che ha riportato il confronto su un piano concreto: «Io voglio essere giudicato per quello che ho fatto». E ha sintetizzato la sua proposta con un obiettivo chiaro: «Vogliamo una città normale», capace di funzionare nei servizi e nella quotidianità.

Il turismo è stato uno dei punti più discussi. Tutti concordano sul fatto che rappresenti una grande opportunità, ma anche uno dei settori più deboli sul piano organizzativo.

Cannizzaro ha parlato apertamente di un sistema non strutturato: «Non siamo pronti ad accogliere questo incoming», ha detto, sottolineando come i visitatori si fermino poco: «Lo straniero si sofferma massimo 48 ore, 72 se vogliamo esagerare». Il problema, per lui, è l’assenza di una rete territoriale capace di trattenere e distribuire i flussi.

Battaglia ha riconosciuto le criticità, ma ha rilanciato sul lavoro da completare: «La DMO significa sedersi insieme a costruire tutto questo», ha spiegato, indicando nella collaborazione tra operatori e istituzioni la chiave per organizzare il settore. «Abbiamo finalmente un flusso turistico anche grazie ai voli, ma dobbiamo capire cosa fanno i turisti quando arrivano qui».

Pazzano ha legato il tema alla qualità urbana: «Reggio città turistica lo è se diventa città accogliente per i cittadini», ha detto, sottolineando come servizi, mobilità e manutenzione siano la base per qualsiasi sviluppo. E ha aggiunto: «Non viene valorizzato il patrimonio storico e culturale che potrebbe generare economia».

Lamberti Castronuovo ha offerto una lettura più critica: «Dire che Reggio è una città a vocazione turistica è semplice», ma il punto è l’esperienza concreta. «Reggio è diventata la città aeroporto per andare a Taormina», ha affermato, evidenziando un sistema incapace di trattenere i visitatori.

Direttamente collegato al turismo è il tema dei servizi e della mobilità. Cannizzaro ha parlato di una città «priva di servizi essenziali», mentre Pazzano ha ribadito che «una città che garantisce servizi è una città che accoglie». Lamberti Castronovo ha sintetizzato: «La città normale è quella dove funzionano le cose».

Sulla mobilità, le posizioni si sono differenziate. Pazzano ha indicato come priorità la metropolitana di superficie, «definanziata negli anni scorsi», ma ha soprattutto denunciato la mancanza di collegamenti tra costa e aree interne: «Manca quasi completamente una mobilità verso l’entroterra».

Battaglia ha invece richiamato il lavoro svolto sull’area dello Stretto: «Non c’è niente da fare di nuovo», ha detto, spiegando che esistono già basi per un sistema integrato tra le due sponde e tra costa e collina.

Cannizzaro ha contestato questa impostazione: «Alle nostre latitudini è rimasta una buona intenzione», ha affermato, citando risorse perse e servizi mancanti. «Non si riesce nemmeno a collegare l’aeroporto con il porto».

Sul fronte economico, Confesercenti ha proposto strumenti come i distretti urbani del commercio. Pazzano ha condiviso l’impostazione: «Il Comune deve premiare lo stare insieme», ha detto, sottolineando il valore della cooperazione tra imprese. E ha chiarito: «Non parliamo di borghi ma di paesi, luoghi in cui si vive».

Battaglia ha rivendicato quanto già avviato: «Sono state create le condizioni», ha affermato, citando il Patto per il commercio e i bandi per startup e coworking. «Se sconfiggiamo l’individualismo e ci mettiamo insieme, così cresce la città».

Cannizzaro ha invece attaccato: «Non ricordo un bando serio», denunciando l’assenza di supporto alle imprese e di strumenti operativi. «Le aziende hanno dovuto sgomitare da sole».

Lamberti Castronuovo ha riportato il tema su un piano strutturale: «Non finanziamo le idee dei giovani», evidenziando come senza accesso al capitale parlare di sviluppo resti teorico.

Infine, il tema della manutenzione e della macchina amministrativa. Pazzano ha offerto una delle analisi più puntuali: «Assistiamo a lavori non eseguiti bene, su cui si ritorna dopo poche settimane», ha detto, sottolineando la mancanza di controlli e qualità. E ha aggiunto un dato significativo: «Almeno il 70% dei regolamenti non è applicato». «I settori fra di loro sono scollegati», ha proseguito, indicando la necessità di un cambio culturale: «Curare la città è più che amarla».

Un passaggio finale è stato dedicato anche alle disuguaglianze sociali: «Reggio è una città di profonde diseguaglianze», ha ricordato Pazzano, indicando come priorità «partire da chi è più fragile».

Il confronto promosso da Confesercenti restituisce così una fotografia nitida: una città con potenzialità riconosciute da tutti, ma frenata da ritardi strutturali e da una difficoltà cronica nel trasformare le idee in azioni concrete. “Reggio visione 2030” prova a tracciare una direzione. La sfida, ora, è renderla operativa.